“I miei figli aggiunti nei gruppi Telegram delle proteste a Milano e non sanno da chi”: la denuncia di una mamma
Dietro le devastazioni che nei giorni scorsi hanno colpito il centro di Milano, con vetrine infrante, negozi saccheggiati e scontri con le forze dell'ordine, c'è anche una generazione di giovanissimi che si è organizzata attraverso le chat, si è data appuntamento sui social ed è arrivata in città dall'hinterland. A raccontare un retroscena di queste ore è una madre di Sesto San Giovanni, che vive nelle case Aler e ha due figli di 12 e 14 anni che sono stati dentro quei gruppi.
La donna si è accorta che i ragazzi erano stati inseriti in alcuni gruppi in cui si organizzava una nuova uscita in centro. "Eravamo fuori Milano quando ho scoperto che i miei figli erano stati aggiunti ad alcune chat Telegram dove organizzavano di trovarsi in Duomo il giorno dopo la manifestazione. Li ho fatti uscire subito dai gruppi", ha esordito a Fanpage.it. Nelle chat, secondo la sua testimonianza, c'erano tantissimi ragazzi degli istituti tecnici dell'hinterland milanese. Da Sesto San Giovanni, sostiene, sarebbero stati coinvolti oltre ottanta adolescenti, che si sarebbero organizzati per raggiungere Milano in metropolitana. "Si sono organizzati sulle chat e sono andati in metropolitana con l'idea di andare a rifare quello che hanno visto fare su TikTok dai francesi", ha spiegato la madre. Un meccanismo di emulazione che, a suo avviso, non riguarderebbe soltanto i video diventati virali sui social, ma anche alcuni modelli proposti dalla musica trap. "Un po' è anche l'emulazione di certi cantanti", ha aggiunto.
"Gli amici dei miei figli fermati e portati via con le volanti"
"Intorno alle 16 abbiamo scoperto che alcuni amici dei miei figli erano stati fermati e portati via a forza con le volanti", ha raccontato la donna. "È stato il delirio, sembrava il G8". A preoccuparla, soprattutto, è stato il tempo trascorso prima che le famiglie ricevessero informazioni. Secondo quanto ha riferito, i genitori sarebbero stati avvisati soltanto intorno alle 22:00.
"Parliamo di minorenni che sono andati a vedere cosa stava succedendo e sono stati trattenuti in questura per 6 ore senza che nessuno avvisasse i genitori", ha sostenuto la donna a Fanpage.it. Nel suo racconto c'è anche il tema delle difficoltà incontrate da alcuni genitori di origine straniera, che, secondo la madre, non sapevano a chi rivolgersi per avere notizie dei figli. "La maggior parte dei fermati, non credo a caso, sono ragazzi di origini straniere. Abbiamo chiamato noi la questura per avere informazioni perché i loro genitori non sapevano come muoversi, non sapevano nulla. Non sapevano neanche se i ragazzi stessero bene". L'amico dei suoi figli, ha aggiunto, sarebbe stato poi rilasciato intorno all'una e mezza di notte, a quasi 10 ore dal fermo.
"I ragazzi sono abbandonati a loro stessi"
Dalle ore trascorse ad aspettare notizie, la riflessione della madre si allarga alla condizione dei ragazzi che vivono nei quartieri popolari e trascorrono gran parte della giornata fuori casa, spesso mentre i genitori sono al lavoro. "Oggi i ragazzi sono buttati in mezzo alla strada dalla mattina alla sera", ha riferito. E ha proposto un paradosso che, nella sua lettura, racconterebbe le difficoltà di molte famiglie: "I tuoi figli a 14 anni da soli in casa non li puoi lasciare, ma buttati in mezzo alla strada sì".
Il punto, per lei, non sarebbe negare la gravità delle devastazioni né giustificare chi ha danneggiato negozi o aggredito le forze dell'ordine. È piuttosto chiedersi che cosa ci sia dietro la rabbia di una parte dei giovanissimi e quale spazio venga lasciato agli adulti per accompagnarli nella crescita. "La rabbia di questi ragazzi è un sintomo, non si può far finta che non lo sia. I ragazzi sono abbandonati a loro stessi", ha affermato. Un abbandono che, secondo la donna, rischierebbe di essere ancora più evidente nelle famiglie economicamente fragili dove il lavoro non basta sempre a garantire stabilità e presenza: "Questo succede soprattutto nelle famiglie più povere, quando i genitori lavorano tutto il giorno eppure non arrivano al dieci del mese", ha concluso. "La domanda è chi abbia lasciato che questi ragazzi crescessero convinti di non avere niente da perdere. E soprattutto: che cosa siamo disposti a fare, da domani, per dimostrare loro che non è vero?".