“Ho uno stipendio di 891 euro e ho il terrore di essere licenziato, non vivo più”: la storia di Alessio

Immagine
foto iStock
La storia di Andrea (nome di fantasia), dipendente in un ospedale di Milano e costretto a “fare la fame” a causa di uno stipendio da 891 euro e del costo della vita sempre più alto. Il 50enne ha raccontato a Fanpage.it di avere paura di essere licenziato e di non poter pagare l’affitto. In queste condizioni la sua vita sociale è praticamente “nulla”.

Se anche tu come Andrea hai una situazione lavorativa precaria, scrivi a segnalazioni@fanpage.it per inviare la tua testimonianza o compila questo form.

Ci sono casi in cui lavorare non è soddisfacente, ma sconfortante. Forse addirittura umiliante. Alessio (nome di fantasia) è uno di quei casi. Con un lavoro in un ospedale di Milano che gli dà una "paga da fame", privazioni continue, una situazione di precarietà e la sensazione (o la certezza?) di "essere finito a 50 anni". Ha raccontato la sua storia fatta di dolori e sacrifici, privazioni e malumori, a Fanpage.it.

"Ho sempre fatto l'operaio – ha esordito Alessio a Fanpage.it – , prima ero impegnato nella manutenzione dei tombini o in quella dei binari dei treni. Guadagnavo bene, e trovavo lavoro subito". Poi però le cose sono cambiate. O meglio, era il suo corpo ad essere cambiato, dato che con l'avanzare dell'età i problemi erano sempre più frequenti: "Avevo dolori ovunque: alla schiena, al collo, ma più in generale non ce la facevo più. Era un lavoro usurante". Quindi ha cercato un altro lavoro, il " venditore di materiale elettrico". Ma dopo un po' di tempo "mi hanno detto che non c'era più posto per me, dato che stavano licenziando tutti, e ho preso la buonuscita. Poi ho chiesto la Naspi : all'inizio la percepivo per intero, poi col passare dei mesi è scesa fino ad arrivare a 900 euro". In ogni caso Andrea aveva voglia di lavorare, si è messo in gioco e ha cercato un'altra occupazione, "qualcosa per poter vivere". Il lavoro l'ha trovato, ma "con uno stipendio di 891 euro al mese come facchino traslocatore" in un ospedale di Milano.

Andrea tra l'affitto della casa e le bollette spende circa "700 euro al mese". Col resto deve mangiare. E se non gli resta niente, rinuncia anche a quello. "Come dovrei fare a sopravvivere? Lavoro sei ore al giorno e senza buoni pasto, quindi per il cibo devo spendere altri soldi, ma io quei soldi non li ho. Vivo con una piadina al giorno". Ma non è l'unico che riversa in queste condizioni: "Anche i mei colleghi sono messi male. C'è n'è uno che è dimagrito di venti chili, e non perché voleva mettersi a dieta o per scelta propria. Faceva la fame. E io come lui".

Poi subentra anche l'angoscia per la mancanza di una stabilità economica, ma soprattuto la "paura". La paura di "essere sfrattati da un giorno all'altro" per mancanza di soldi, di non poter mettere in tavola "un piatto di pasta", di non poter fare una vita normale. La paura di "perdere il lavoro", con un contratto "che si rinnova di settimana in settimana" e in cui i dipendenti possono essere mandati a casa "in qualsiasi momento e per qualsiasi cosa". Non è tutto: "Il nostro responsabile ci ha detto che se ci lamentiamo o facciamo qualsiasi tipo di obiezione ci mette un attimo ad alzare il telefono e a mandarci a casa". In queste condizioni e con le spese quotidiane i dipendenti non perdono solamente i loro soldi. Perdono innanzitutto la "dignità": come lavoratori, ma soprattutto come "esseri umani".

Andrea – come abbiamo già detto – è un nome di fantasia. Lo utilizziamo perché il narratore di questa storia teme persino che qualcuno, risalendo alla sua identità, possa licenziarlo. "Vivere così non è facile. Ma è davvero vita questa? Alzarsi la mattina senza poter fare nulla per cambiare la situazione?". A queste domande è difficile dare una risposta, anche perché Andrea ci ha provato. Ha tentato di fare altri lavori, ma si sente dire di essere "troppo vecchio". E così ha concluso a Fanpage.it confessandoci che anche la sua vita sociale è "azzerata". Nulla, praticamente: "Quando i miei amici mi chiedono di uscire devo rifiutare, perché altrimenti sarei costretto a chiedere di pagare per me. E mi vergogno. Non è possibile finire in queste condizioni".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views