“Due infarti, un affitto e l’assegno per l’ex, devo a lavorare in nero a 69 anni”: la storia di Mario

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Mario, 69 anni residente a Brescia, è costretto a “lavorare in nero”. Ha subito due infarti nel giro di sei anni, deve pagare un affitto di 700 euro e l’assegno di mantenimento alla moglie di 500 euro. Tutto questo con una pensione di soli 1300 euro, le spese per vivere e le bollette da pagare. Ha raccontato la sua esperienza a Fanpage.it.

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Con una pensione di 1300 euro non è ammesso nessun imprevisto, nessun problema o cambiamento del proprio stato di salute. Praticamente non è ammesso nulla che non sia considerato ordinario per "riuscire a sopravvivere". Ma due infarti, l'adeguamento del contratto d'affitto e il divorzio gli si sono presentati lo stesso. Mario, un 69enne che vive a Brescia, si è trovato in una situazione davvero difficile da affrontare e ora deve adeguarsi per "riuscire a pagare almeno le bollette". La sua testimonianza, il suo sconforto e le sue paure, le ha raccontate a Fanpage.it. 

Mario è in pensione "da quasi sei anni". Prima lavorava come parchettista, faceva "il manutentore ai pavimenti". Dopo il pensionamento, però, molte cose sono cambiate: "Ho subito due infarti, entrambi a poca distanza. Da quel momento non posso più fare altri lavori dispendiosi". E così la sua vita è peggiorata. Anche fare una rampa di scale "è un problema davvero enorme. Non ce la faccio. Per entrare in casa devo fermarmi due volte". I problemi di salute non solo gli impediscono di svolgere le azioni quotidiane, ma sono anche un vincolo per la sua mobilità e per la sua socialità: "Prima andavo in bici, mi piaceva e riuscivo anche a spostarmi facilmente. Ora non posso più farlo. Se ci provo, ho dolore al petto e così ho dovuto rinunciare anche questa volta. Per l'ennesima volta". A questo si aggiunge l'affitto, che "col nuovo contratto di adeguamento è salito. Adesso pago 700 euro".

Mario è anche "separato da dieci anni", e deve corrispondere all'ex moglie "un assegno di mantenimento di 500 euro". Ma non è tutto. Dopo i due infarti "mi sono informato, sono andato al Caf (il Centro Assistenza Fiscale) e ho chiesto se avessi diritto alla pensione d'invalidità. Il 60% mi hanno detto. Ma poi mi hanno detto anche che non ne valeva la pena di farlo, e non ho più fatto richiesta". Mario, però, anche a distanza di un anno da quel parere non si era ancora deciso a fare domanda per l'invalidità. Inizialmente, evasivo, non ce lo ha detto il perché. Poi, scavando un po', si è deciso a raccontare. E quanto emerso è forse l'elemento più triste dell'intera vicenda: in questa vita di privazioni è stato costretto a "trovare un lavoro in nero. L'ho dovuto fare. Faccio il supervisore, così non devo spostarmi e non ho troppi problemi. Almeno posso racimolare altri 300 euro al mese. Quelli che mi servono per pagare le bollette. Altrimenti come faccio?"

Adesso Mario ha paura. Ha paura di fare quella richiesta, che potrebbe fargli perdere il suo attuale compenso e quanto già guadagnava, ha paura di perdere il lavoro e di non ottenere nemmeno la pensione d'invalidità. Ha paura di perdere tutto per aver cercato di "sopravvivere". E così aspetta "che finisca questo lavoro, e a quel punto potrò fare domanda per la pensione d'invalidità", ha concluso a Fanpage.it.

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