“Mio padre invalido al 100%, ma senza accompagnamento. Devo usare le ferie per assisterlo”: la storia di Elisabetta

Immagine
Foto iStock
La storia di Elisabetta, che deve assistere un padre malato e costretto alla radioterapia senza che lo Stato le riconosca l’accompagnamento mensile con l’esonero dai giorni lavorativi. La sua storia l’ha raccontata a Fanpage.it.

Se anche tu come Elisabetta hai problemi con l'assistenza a una persona anziana e con difficoltà, puoi scrivere alla mail segnalazioni@fanpage.it o compilare il form che trovi cliccando qui.

A Carlo (nome di fantasia), il padre di Elisabetta, è stata riconosciuta un'invalidità al 100% ma non l'accompagnamento. "Mio padre già da anni aveva un'invalidità al 70%", ha esordito Elisabetta a Fanpage.it. "Ha 80 anni, e si trascina problemi di sordità e un ictus, per cui ha la gamba e il braccio sinistro quasi compromessi. Si muove, ma a fatica. Ha anche le vertigini". A luglio la sua situazione è peggiorata: "Gli hanno diagnosticato un adenocarcinoma alla prostata". E così hanno chiesto l'aggravamento dell'invalidità "per ottenere alcune agevolazioni". Agevolazioni che, in quella situazione, si rendevano sempre più necessarie. La richiesta è andata a buon fine: "Ci è stata riconosciuta la 104 col 100% di invalidità". Ma l'Inps l'ha riconosciuta "senza nemmeno effettuare una visita, ci sembrava strano". Il problema infatti c'era. L'invalidità riconosciuta al 100% era comprensiva del comma 1, che definisce la disabilità senza connotazione di gravità. In pratica, la legge non prevede nessun giorno di permesso mensile per gli accompagnatori, ma solo "alcune agevolazioni con l'Iva per eventuali acquisti di auto e oggetti tecnologici. A mio padre però queste cose non servono. Gli servirebbe qualcuno che lo assista, che lo accompagni dal medico e fare le visite". La cosa peggiore è che "deve fare una radioterapia che inizia a gennaio e dura 28 giorni. Chi lo assisterà? Chi si prenderà cura di lui? Vorrei almeno che l'accompagnamento mi venisse riconosciuto".

Ma per ottenerlo serve l'approvazione nella legge 104 del comma 3, che prevede 3 giorni di permesso mensile regolarmente  retribuiti. "Io quei giorni non li ho, e sono costretta a usare le ferie per poter curare mio padre. Il medico mi ha detto che si può fare richiesta all'Inps per cambiare la situazione, ma devono passare almeno sei mesi". E intanto suo padre avrà già iniziato le cure, previste "per gennaio e che lo impegneranno quasi tutto il mese, 28 giorni". La domanda avrà il suo decorso, "ma non è nemmeno detto che ce la accettino". Elisabetta non si è fermata lì. Ha perseverato. Ha tentato ogni soluzione possibile: "Ho chiesto aiuto al patronato, ma mi hanno detto che non possono fare nulla se quel caso non l'avevano seguito loro dall'inizio". L'Inps invece "non risponde. E se risponde ci sono degli operatori che si affrettano a dire «Mi spiace, ma non è un caso di nostra competenza, non è con noi operatori che deve parlare». Ma io con chi dovrei parlare allora?".

A questa domanda non c'è una vera soluzione. Nè a questa né a tutte le altre. Perché è da mesi ormai che Elisabetta cerca di trovare una via d'uscita, senza riuscirci. "Ho pensato anche a un privato – ha aggiunto-, un avvocato che dovrebbe aiutarmi, ma non è normale pagare per ottenere qualcosa che ci spetta. Chi quei soldi non li ha come dovrebbe fare?". Ha concluso così Elisabetta a Fanpage.it, con l'ennesimo dubbio irrisolto, l'ennesima "ingiustizia", l'ennesima "ricerca a vuoto" in una situazione dove sembra esserci una sola certezza: non aver avuto nessun supporto né dallo Stato né dagli enti senza scopo di lucro. "Solo porte in faccia", nient'altro.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views