Giallo di Silvana Damato, dopo oltre un anno nessun indagato: le tracce del RIS e le domande ancora aperte

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Silvana Damato (Fonte: Facebook)
A oltre un anno dall’omicidio avvenuto a Bruzzano, tra le ultime ore della vittima, le testimonianze raccolte e le piste investigative, resta il riserbo sugli esiti scientifici. Un’inchiesta sulle domande che ancora attendono risposta.

Viviamo nell’epoca del DNA, degli smartphone e delle telecamere. Eppure, a oltre un anno dalla morte di Silvana Damato, 69 anni, il responsabile non risulta ancora individuato.

Silvana viene trovata senza vita l’8 agosto 2025 nel suo appartamento di via Bisnati, nel quartiere Bruzzano, a nord di Milano. Provo a ricostruire i suoi ultimi movimenti e i particolari della scena del crimine, distinguendo ciò che sappiamo da quello che rimane soltanto possibile.

Era un’ex tabaccaia, in pensione. Amava la bicicletta, la musica e le partite a burraco con gli amici. «Silvana era una donna
stupenda, sempre sorridente e positiva. Era gentile con tutti», la ricorda uno degli amici con cui giocava a carte. La sorella Gianna ha raccontato il loro legame con una frase: «Io la chiamavo la mia sorellina e lei la mia sorellona».

Quella mattina Silvana esce in bicicletta, fa la spesa e incontra alcuni conoscenti. La ricostruzione investigativa colloca una sua presenza nei pressi di un supermercato intorno a mezzogiorno. La spesa sarà ritrovata in casa, la bicicletta sotto al palazzo. Nel pomeriggio gli amici la aspettano per giocare a burraco al Sun Strac, vicino al Parco Nord. Non arriva. Le telefonate restano senza risposta. Alcuni vanno al condominio, suonano e insistono. Nessuno apre. I vigili del fuoco raggiungono l’appartamento dall’alto passando dalla finestra e trovano Silvana nella vasca da bagno, immersa nell’acqua.

Il vestito e le sette ore

Nei primi racconti si era parlato di vestaglia o abbigliamento intimo. Ricostruzioni successive indicano invece che Silvana indossasse ancora un abito da giorno, un chemisier, compatibile con quello usato durante la spesa. Il dettaglio conta: non sarebbe corretto dedurre dall’abbigliamento un appuntamento intimo. Potrebbe suggerire un’aggressione dopo il rientro, ma non dimostra che qualcuno l’abbia seguita. Una persona può restare vestita allo stesso modo per molte ore. L’ultimo contatto noto è intorno alle 12; il ritrovamento del corpo avviene verso le 19. Non è possibile stabilire l’ora esatta della morte. Le principali lesioni sarebbero state prodotte quando Silvana era ancora viva, in epoca prossima al decesso. È una finestra di circa sette ore nella quale ricostruire incontri, ingressi e spostamenti. Chi poteva sapere che era rientrata? Chi avrebbe potuto raggiungerla senza destare sospetti?

I colpi e l’annegamento

Sul corpo vengono descritte tumefazioni al volto, lesioni traumatiche e una ferita al collo. Alcune ricostruzioni hanno ipotizzato colpi inferti con un oggetto pesante e dalla superficie piatta, e l’uso di uno strumento appuntito. Si è parlato di diversi oggetti domestici, ma nessuna di queste ipotesi equivale all’identificazione certa dell’arma. L’annegamento è indicato nelle ricostruzioni medico-legali come causa della morte. Ma come è finita Silvana nell’acqua? Potrebbe essere stata colpita fino a perdere la capacità di reagire, poi immersa nella vasca? Oppure l’aggressore potrebbe averle tenuto la testa sott’acqua? Un colpo violento può provocare perdita di coscienza, ma senza gli accertamenti completi non possiamo affermare che sia accaduto proprio questo. La sequenza è il vero nodo tecnico: le lesioni precedono la morte, ma non raccontano da sole ogni gesto dell’assassino.

Il dato tecnico che manca

La causa della morte viene indicata nell’annegamento. Le lesioni precedenti pongono però un problema di sequenza: Silvana era cosciente quando è finita nella vasca? È stata colpita nel bagno oppure in un’altra stanza? È stata immobilizzata, ha perso i sensi o ha tentato di opporsi? La presenza di acqua nelle vie respiratorie indica un fenomeno vitale durante l’immersione, ma non
consente da sola di stabilire quale gesto abbia provocato l’annegamento. L’ipotesi di un colpo che l’abbia stordita va quindi trattata come tale. Anche l’eventuale impiego di strumenti differenti per le lesioni al volto e al collo richiede una comparazione morfologica, non un elenco di possibili oggetti domestici.

Staging: la scena è stata modificata?

L’appartamento viene descritto come sostanzialmente in ordine, con tracce di sangue poco evidenti a prima vista. Il RIS di Parma ha svolto accertamenti scientifici, seguiti anche da un consulente dei familiari attraverso il loro legale, Walter Felice. Una scena apparentemente pulita non prova però che sia stata ripulita. Alcune lesioni provocano sanguinamenti interni; altre lasciano segni contenuti.

E una traccia biologica non sempre permette di identificare una persona. In criminologia, staging significa modificare intenzionalmente una scena per suggerire una dinamica diversa. La vasca potrebbe far nascere questa domanda, ma non basta a dimostrare una simulazione. Occorre confrontare posizione del corpo, distribuzione delle tracce, eventuali segni di trascinamento e caratteristiche delle lesioni. Il bagno è stato il luogo dell’intera aggressione oppure il corpo vi è arrivato in un secondo momento?

La porta chiusa e le chiavi scomparse

La porta risulta chiusa, senza evidenti segni di effrazione. Le chiavi di Silvana non vengono ritrovate. Chi ha ucciso potrebbe averle usate per chiudere dall’esterno e ritardare la scoperta del corpo. Non possiamo però escludere altre modalità di ingresso e uscita. Il termine undoing descrive, in alcune scene del crimine, gesti simbolicamente riparatori compiuti dall’autore dopo la violenza.

E spesso questo accade quando tra vittima e aggressore esiste un rapporto. È circolata inoltre la notizia di un furto in un altro appartamento, con sottrazione di chiavi di riserva. La coincidenza ha alimentato interrogativi, ma non risultano riscontri sufficienti per collegare l’episodio all’omicidio. L’assenza di scasso non dimostra che Silvana conoscesse chi è entrato.

La telecamera finta e il Parco Nord

Mi soffermo sull’ingresso pedonale e carraio del condominio. Alcune ricostruzioni hanno ipotizzato che l’assassino conoscesse la posizione delle telecamere e le avesse evitate. Il portiere mi racconta: «Io in quei giorni ero in vacanza, ma la telecamera a cui fanno riferimento è quella dell’ingresso pedonale e carraio. È finta, è un deterrente per i ladri, ma non è una telecamera autentica». Intorno al palazzo si alternano condomini, strade residenziali e passaggi verso il Parco Nord, frequentato da
persone che corrono, passeggiano o attraversano il quartiere. Walter Felice, avvocato della famiglia, ha indicato alla Procura possibili impianti tra via Bisnati, via Grassini, via Vincenzo da Seregno e la metropolitana di Affori, oltre ad accessi posteriori e a un cancello danneggiato verso via Giuditta Pasta. Sono percorsi da verificare, non una fuga ricostruita. E non possiamo affermare che nel condominio qualcuno conosca la verità e taccia per paura. Un altro omicidio, quello di Luciana Ronchi, è avvenuto nella zona nell’ottobre 2025, quindi dopo la morte di Silvana: ad oggi non risultano collegamenti tra i due casi.

Il canto, StarMaker e la lite condominiale

Silvana amava cantare. Durante gli approfondimenti mi viene riferita una discussione accesa con una vicina, forse per i rumori della musica, che sarebbe arrivata anche a un contatto fisico. “Ho visto Silvana strattonarsi e urlare mentre questa signora del condominio le tirava i capelli, penso che il motivo fosse legato a tensioni sul fatto che cantasse a voce alta”. Non ci sono elementi per collegarlo all’omicidio. Ma conoscere eventuali contrasti, senza trasformare nessuno in sospettato, è parte della ricostruzione delle relazioni della vittima. Silvana utilizzava due profili StarMaker, piattaforma di karaoke. Quello principale contava circa novemila follower. Cantava, partecipava a duetti e riceveva commenti. Nell’abitazione sono stati segnalati quaderni e riviste con titoli di canzoni corrispondenti a brani pubblicati online. L’avvocato Felice ha chiesto l’acquisizione forense
dei profili e approfondimenti su alcune interazioni vicine alla data della morte. Un commento o un duetto non sono indizi di responsabilità. Ma la domanda è se qualche conoscenza digitale si fosse trasformata in un rapporto personale che la famiglia non conosceva.

Il silenzio della Procura e il lavoro del RIS

È qui che si trova, forse, il dato più attuale di questa storia. Dopo oltre un anno, dall’esterno si vedono i contorni di un’indagine articolata, ma non il suo punto d’arrivo. La difesa ha partecipato agli accertamenti tecnici irripetibili svolti dal RIS di Parma con un proprio consulente e ha presentato osservazioni. Non sono stati resi pubblici, vigendo il segreto investigativo, i risultati dei
prelievi, delle comparazioni e delle valutazioni medico-legali. Sarebbe improprio scrivere che il RIS abbia già trovato la traccia decisiva. Sarebbe altrettanto improprio sostenere che non abbia trovato nulla. La differenza tra traccia e prova è centrale. Un profilo genetico può essere incompleto, una traccia può avere spiegazioni innocenti, un oggetto può essere stato toccato prima del delitto. Anche quando un laboratorio individua un dato significativo, resta da collegarlo al momento dell’omicidio, a un comportamento e a una persona. Per questo, nel caso di Silvana, la domanda non è quanti reperti siano stati raccolti, ma quali abbiano un valore effettivamente discriminante tra le ricostruzioni possibili. «Abbiamo seguito gli accertamenti tecnici svolti dal RIS di Parma e presentato le nostre osservazioni, lasciando agli investigatori e ai consulenti il compito di valutare i risultati», ha dichiarato l’avvocato Walter Felice. È un’affermazione prudente. E la prudenza, in un’indagine che deve ancora arrivare a una conclusione, è necessaria quanto la determinazione.

I soldi, l’eredità e i prestiti

Un altro filone riguarda il denaro. Silvana era economicamente autonoma. Nei mesi sono circolate informazioni su somme ricevute in relazione a vicende patrimoniali, anche ereditarie. La sorella Gianna ha riferito inoltre che Silvana talvolta prestava piccole somme a persone conosciute, precisando che, per quanto ne sapeva, venivano restituite. Qui le ipotesi sono almeno tre e non vanno confuse. Un aggressore potrebbe aver cercato denaro sapendo che Silvana ne disponeva.

Potrebbe esserci stato un conflitto per un prestito non restituito. Oppure il patrimonio potrebbe non avere alcun ruolo nell’omicidio. L’assenza di una casa messa a soqquadro non esclude un interesse economico, ma neppure lo dimostra. Un movente non si costruisce sulla generosità della vittima. Si ricostruisce a partire da una relazione concreta, da un interesse riconoscibile e da fatti che precedono l’aggressione. Chi conosceva le disponibilità di Silvana? Chi aveva chiesto aiuto?
Qualcuno aveva insistito per ottenere una somma? Sono domande legittime, non accuse rivolte a persone individuate.

La famiglia teme che il tempo passi

Le indagini sono ancora aperte e il procedimento, secondo le informazioni disponibili, resta contro ignoti. Non sappiamo se il riserbo della Procura nasconda sviluppi imminenti, comparazioni ancora da completare o verifiche che richiedono tempo. Non è corretto equiparare il silenzio a un’assenza di lavoro. Ma per la famiglia l’incertezza è concreta. La sorella Gianna ha raccontato: «Speriamo soltanto che presto si scopra chi ha ucciso Silvana, c’è ancora un assassino a piede libero». È una frase che, oggi, pesa più di qualsiasi formula giudiziaria. L’aspettativa dei familiari è semplice: sapere che cosa è successo e chi ha ucciso Silvana, senza che il trascorrere dei mesi renda sempre più difficile ricostruire la verità. Più passa il tempo, più diventa difficile pensare di risolvere questo delitto.

Il biglietto anonimo e la fotografia scomparsa

Nell’agosto 2026, a un anno esatto dall’omicidio, nell’atrio della scala F del condominio di via Bisnati dove abitava la vittima compare un biglietto scritto a mano. È rivolto a chi avrebbe rimosso una fotografia di Silvana, affissa nello stabile per ricordarla. Tra le frasi si legge: «Forse ti ricorda l’8.8.2025 e allora vai a consegnarti così ti lavi la coscienza». Chi ha scritto quelle parole? E soprattutto, perché sembra rivolgersi a qualcuno in particolare? L’avvocato Walter Felice ha chiesto alla Procura di identificare l’autore del messaggio, verificare la rimozione della fotografia e chiarire che cosa sia accaduto alla corrispondenza destinata a Silvana dopo la morte. Potrebbe trattarsi dello sfogo di un residente, di un sospetto personale oppure di una persona che ritiene di conoscere qualche circostanza significativa. Non sappiamo quale di queste ipotesi sia corretta. Ma l’episodio merita una verifica.

L’avvocato Felice e le verifiche ancora possibili

Walter Felice, che assiste i familiari, ha assunto un ruolo attivo nell’individuazione degli approfondimenti investigativi. Ha segnalato possibili testimoni, percorsi, impianti di videosorveglianza, contatti digitali e circostanze da chiarire. Ha inoltre seguito gli accertamenti del RIS di Parma attraverso la partecipazione di un consulente della parte offesa. «Abbiamo indicato
alla Procura luoghi, persone e attività che meritano di essere verificati», ha dichiarato. «Il nostro obiettivo è fare in modo che nessuna pista utile venga trascurata. La famiglia chiede una ricostruzione completa, fondata su verifiche e non su supposizioni». È una posizione che restituisce il senso di questa vicenda: non cercare una spiegazione a ogni costo, ma verificare quali ipotesi
siano effettivamente sostenute dagli elementi raccolti.

La domanda che resta

Torno idealmente a quel venerdì 8 agosto 2025. Silvana esce in bicicletta, fa la spesa, rientra a casa. Nel pomeriggio dovrebbe raggiungere gli amici per giocare a burraco. Non arriva. Il telefono squilla senza risposta. La bicicletta è sotto il palazzo. La porta è chiusa. Poche ore dopo, il suo corpo viene ritrovato nella vasca da bagno. Tra mezzogiorno e le sette di sera si colloca una morte violenta della quale non conosciamo ancora la sequenza completa. Le chiavi scomparse, le possibili frequentazioni, le tracce biologiche, i contatti digitali e quel biglietto anonimo potrebbero rappresentare tasselli dirimenti. Oppure alcuni di questi elementi potrebbero non avere alcun collegamento con l’omicidio. Il problema investigativo è esattamente questo: distinguere le
coincidenze dai fatti che possono contribuire a ricostruire il delitto.

Nel quartiere la vita continua

Le persone attraversano ogni giorno le strade di Bruzzano, passeggiano al Parco Nord, si incontrano negli stessi luoghi frequentati da Silvana. Per la sua famiglia, invece, quella giornata resta sospesa. Mi chiedo se qualcuno possa ricordare un particolare trascurato, se una testimonianza già raccolta possa essere riletta alla luce di nuovi elementi oppure se gli accertamenti scientifici possano ancora fornire una risposta decisiva. Non possiamo saperlo. Ma c’è una domanda che, dopo oltre un anno,
continua a pesare su questa storia: che cosa è realmente accaduto nell’appartamento di Silvana Damato? Qualcuno, l’8 agosto 2025, ha chiuso a chiave quella porta dopo averla uccisa. A oltre un anno di distanza, la Procura continua a mantenere il riserbo sulle indagini. E quella porta, almeno dal punto di vista investigativo, resta ancora da aprire.

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