Esplosione di un palazzo a Bergamo, svolta nel caso: si indaga per strage

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L'ingresso della palazzina in cui è avvenuta l'esplosione
La procura ha modificato l’ipotesi di reato in strage per l’esplosione in via Longo a Bergamo: sette metri cubi di gas erogati in 90 minuti. Venti appartamenti ancora inagibili.

La deflagrazione che lo scorso 5 ottobre ha devastato una palazzina al civico 9 di via Longo, nel quartiere Borgo Santa Caterina di Bergamo, sarebbe stata provocata intenzionalmente. Sarebbe questa la direzione verso cui si stanno orientando gli investigatori dopo i primi risultati degli accertamenti dei vigili del fuoco. Il pm Emanuele Marchisio ha convertito l'ipotesi di reato: da disastro colposo a strage.

A pesare sulle indagini è stato soprattutto il dato relativo ai consumi di gas nell'appartamento al piano rialzato: sette metri cubi erogati in circa novanta minuti, una quantità pari a due volte il consumo medio giornaliero di una famiglia di quattro persone. Un flusso che, secondo gli inquirenti, difficilmente si concilierebbe con un incidente fortuito. I rilievi eseguiti dopo l'esplosione avrebbero, inoltre, evidenziato il tubo del gas svitato e una pinza nelle vicinanze. L'impianto non presentava danni apparenti e la valvola a farfalla risultava chiusa.

Al centro della vicenda ci sono due coniugi rumeni, O.B., 51 anni, e J.B., 55, elettricista, residenti nello stabile dal 2019. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la loro quotidianità sarebbe stata segnata da una serie di difficoltà. La donna, alle prese da tempo con seri disturbi psichici, era seguita dal Centro Psico-Sociale e, appena un mese prima dell'esplosione, era stata sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio.

Nelle ore precedenti alla deflagrazione, alcuni testimoni hanno riferito di averli notati in condizioni di scarsa lucidità. Anche i legami familiari si erano progressivamente indeboliti, lasciando la coppia in una condizione di forte isolamento. Entrambi sono tuttora in condizioni disperate.

L'esplosione

L'odore di gas sarebbe stato avvertito già nel pomeriggio, ma soltanto intorno alle 19:00 il portinaio, scendendo dal sesto piano, avrebbe percepito una puzza particolarmente intensa, arrivando a bussare alla porta dell'alloggio.

L'esplosione ha distrutto numerose pareti divisorie, scaraventando detriti all'esterno, diverse persone sono rimaste ferite e il bilancio degli sfollati è di 50 persone. Proprio il cedimento delle strutture interne ha contribuito a contenere i danni alla parte portante dell'edificio. Nonostante questo, ad alcune settimane dall'esplosione, circa venti appartamenti restano ancora inagibili.

Inizialmente l'ipotesi più accreditata dagli inquirenti era che si fosse verificata una fuga di gas che avrebbe poi provocato l'esplosione. Oggi, dopo l'arrivo dei primi risultati degli accertamenti svolti dai vigili del fuoco, il pm di Bergamo ha convertito l'ipotesi di reato in strage.

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