Enrico, studente fuorisede a Milano: “Verrò sfrattato, per una stanza in uno studentato dovrei pagare 850 euro”

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Il presidio dentro l'università Statale di Milano - Credits: Collettivo Cambiare Rotta
Studenti in tenda all’università Statale di Milano contro affitti proibitivi, criteri di merito e crisi abitativa. Il caso di Enrico a Fanpage.it: “Rischio lo sfratto e non posso andare negli studentati, sono troppo cari. Per una camera chiedono anche 850”.

La nostra redazione raccoglie segnalazioni e testimonianze di studenti e studentesse fuorisede che ogni giorno fanno i conti con affitti sempre più alti, pochi posti nelle residenze e la difficoltà di trovare un alloggio a Milano a condizioni sostenibili. Se anche tu rischi di perdere il tuo alloggio o hai dovuto rinunciare a studiare a Milano per il costo della casa, scrivici a segnalazioni@fanpage.it o clicca qui.

"Tra una settimana sarò sfrattato". A parlare a Fanpage.it è Enrico, studente sardo dell'Università Statale di Milano, che da tempo vive nelle residenze pubbliche della città, ma ora rischia di perdere il suo alloggio perché non rientrerebbe più nei criteri di merito richiesti da Regione Lombardia per accedere alle misure di sostegno. Il 30 settembre, dunque, dovrà lasciare la sua stanza, ma "trovare una nuova casa a Milano, con poche settimane di preavviso, è una lotta. Si trovano solo piccole stanze con costi proibiti", ha riferito lo studente a Fanpage.it.

Come lui, centinaia di studenti fuorisede si trovano a fare i conti con affitti sempre più alti, pochi posti disponibili e residenze che, in alcuni casi, hanno prezzi difficili da sostenere. Gli studenti contestano in particolare il costo delle nuove strutture: nella residenza di Porta Romana, spiegano, una stanza può arrivare a 850 euro al mese. Una cifra che rischia di rendere lo studentato un'alternativa soltanto sulla carta per chi non può permettersi il mercato privato.

Il caso di Enrico

"Sono uno studente fuorisede dalla Sardegna, da tempo vivo nelle residenze pubbliche di Milano. Ora sono sotto sfratto perché non rientro più nei criteri di merito che la Regione Lombardia ha imposto", ha raccontato Enrico. Secondo lo studente, i requisiti sarebbero tra i più stringenti d'Italia e renderebbero il diritto allo studio particolarmente precario. "Nonostante la mia carriera accademica sia totalmente in linea con la media nazionale, non sono più idoneo a ricevere le misure di ESU".

La sua storia, però, si inserisce in una situazione che gli studenti descrivono come una vera emergenza abitativa universitaria. Il problema non riguarda soltanto chi perde l'idoneità per i criteri di merito. Ci sono gli studenti che vengono esclusi dalle residenze per mancanza di posti, quelli che rischiano di essere allontanati a pochi mesi dalla laurea e quelli che, dopo la modifica dei requisiti per essere considerati fuorisede, si ritrovano senza più accesso all'alloggio. Per tutti, la destinazione finale rischia di essere lo stesso mercato privato che a Milano continua a proporre affitti difficili da sostenere per chi vive di borsa di studio o di aiuti familiari. "Come me, centinaia di studenti stanno vivendo la crisi abitativa nella nostra città", ha denunciato Enrico a Fanpage.it.

Nel suo caso, il poco preavviso ha reso ancora più complicata la ricerca: "Ho saputo dello sfratto verso la fine dell'estate: solo poche settimane per trovare casa". A Milano, ha continuato, per trovare una sistemazione a condizioni accettabili bisogna iniziare a cercare con mesi di anticipo. Per questo oggi, mercoledì 23 settembre, Enrico ha scelto di mettere una tenda all'interno della Statale. In via Festa del Perdono, insieme al collettivo Cambiare Rotta, gli studenti hanno organizzato una mobilitazione con tende, striscioni e volantini. La protesta, già portata avanti negli anni scorsi contro il caro affitti, torna così a legare direttamente il diritto all'abitare alla possibilità di frequentare l'università.

"Gli studentati non sono un'alternativa", ha rincarato Enrico, indicando proprio il costo delle residenze come uno dei nodi della questione. "Quello di Porta Romana ne è un esempio: le stanze costano 850 euro. Sono prezzi inaccessibili per gli studenti". Da qui la necessità, secondo i promotori della protesta, di un sistema di residenze pubbliche realmente accessibili, senza costi che finiscano per avvicinarsi o superare quelli del mercato privato. Nel mirino degli studenti finiscono così Regione, Comune, università e governo. La contestazione riguarda anche il piano nazionale per gli alloggi universitari finanziati dal PNRR: gli studenti sostengono che il semplice aumento dei posti letto non basti se le tariffe delle strutture restano troppo alte per chi ha bisogno del diritto allo studio.

Per tutti questi motivi, le tende resteranno in via Festa del Perdono fino al 30 settembre, giorno previsto per lo sfratto di Enrico. "L'obiettivo è ottenere risposte immediate e soluzioni per chi oggi rischia di dover scegliere tra continuare a studiare a Milano e potersi permettere un posto dove vivere", ha concluso lo studente a Fanpage.it.

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