Doppio omicidio al tempio sikh di Covo, un 52enne: “Ha urlato: ‘Sto arrivando’ e ha sparato, noi sfiorati dai colpi”

"Ha detto ‘stai attento, sto arrivando‘ e ha cominciato a spararci addosso. Ci siamo messi a correre, eravamo a pochi metri di distanza, i proiettili ci hanno sfiorato". Quello che è stato descritto da Gurdip Singh, 52 anni, è l'agguato che è andato in scena nella tarda serata di venerdì 17 aprile all'esterno del tempio sikh ‘Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji' di Covo (in provincia di Bergamo), che è costato la vita all'ex presidente 47enne del centro culturale Rajinder Singh e dell'amico 48enne Gurmit Singh. Il testimone oculare della sparatoria (uno dei tanti) è stato già ascoltato dagli investigatori, che ora sono sulle tracce del killer e delle tre persone che lo avrebbero aiutato a scappare. "Aveva già litigato con Rajinder a novembre", ha ricordato Gurdip, "era venuto al tempio e lo aveva minacciato con una pistola. Rajinder lo aveva denunciato ai carabinieri".
Il duplice omicidio al tempio sikh
Sono proprio i carabinieri, del nucleo Investigativo provinciale e della Compagnia di Treviglio, a indagare sul duplice omicidio di Covo, coordinati dal pm Fabio Magnolo. I militari hanno già acquisito i filmati delle telecamere di sorveglianza attorno al tempio di via Campo Rampino, che hanno registrato l'intera sequenza, e ascoltato i primi testimoni della vicenda. Venerdì sera, 17 aprile, al tempio erano in corso i preparativi per la festa Vaisakhi, che celebra la nascita della religione sikh. L'omicida ha parcheggiato l'auto all'inizio della strada chiusa che conduce al centro culturale indiano e si è chinato a toccare il terreno benedetto davanti al cancello.
"Si è inginocchiato e ha pregato, poi è tornato indietro", ha raccontato Gurdip: "Ci è passato davanti, ha gridato ‘stai attento, sto arrivando' e ha sparato subito quattro o cinque colpi". I colpi esplosi, in realtà, sarebbero in tutto circa una dozzina e hanno centrato l'agricoltore ed ex presidente del tempio 47enne Rajinder Singh e l'amico Gurmit Singh, 48enne di Agnadello, operaio in un’azienda di carni. Il killer è risalito infine a bordo di un'auto guidata da un complice, fuggendo insieme ad altre due persone su una seconda vettura.
I dissidi per la nomina del presidente
L'ipotesi più accreditata al momento è che il duplice omicidio sia maturato a seguito di vari dissidi per la carica di presidente del tempio. Rajinder aveva lasciato la guida della comunità a dicembre e in quei giorni si era creato un clima teso, sfociato in varie minacce, tra due fazioni in merito alla nomina del suo successore. A quanto pare, Rajinder avrebbe infine favorito un suo "uomo", scatenando l'ira del rivale.
"Ci conosciamo tutti", ha assicurato Gurdip, indicando il possibile autore del delitto nel "cognato di quello che voleva diventare presidente". Sarebbe stato lui, infatti, a minacciare lo stesso Rajinder "quattro mesi fa con una pistola. Ma Rajinder lo aveva visto da lontano ed era scappato, poi lo aveva denunciato ai carabinieri". Si tratterebbe di un loro connazionale, tutti provenienti dal Punjab, residente ad Antegnate. I carabinieri sono ora sulle sue tracce.