Duplice omicidio di Covo, l’avvocato delle famiglie delle vittime all’assassino in fuga: “Chiamami e costituisciti”

"A te, che oggi sei in fuga, rivolgo un appello sincero e profondo. Fermati". È da queste parole che prende avvio l'appello dell'avvocato Angelo Lino Murtas che assiste le mogli, i figli minorenni e le famiglie di Rajinder Singh e Gurmit Singh, uccisi nella sparatoria che si è verificata fuori dal tempio sikh di Covo (Bergamo) lo scorso 17 aprile, ricevuta da Fanpage.it.
"Aiuta prima di tutto te stesso a uscire da questa spirale drammatica in cui sei precipitato", prosegue l'appello del legale che sottolinea come ogni giorno di latitanza "aggrava la tua posizione e mette in pericolo anche chi, forse per paura o per affetto, ti sta offrendo aiuto, esponendosi a conseguenze gravissime pur non avendo colpe".
"Hai ancora la possibilità di compiere l'unica scelta giusta: costituirti", continua il legale, invitando il responsabile del duplice omicidio a prendere contatto direttamente con lui: "Sono pronto personalmente ad accompagnarti presso le forze dell’ordine, affinché possa iniziare ad assumerti la responsabilità di quanto accaduto". L'invito finale è chiaro: farsi avanti, spiegare i fatti, scegliere "la strada del coraggio, della dignità e della verità". "Chiamami. Facciamo insieme questo passo importante", conclude Murtas.
Il duplice omicidio di Covo
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il duplice omicidio si sarebbe verificato all'altezza del civico 382 di via Campo Rampino, nella zona industriale di Covo (Bergamo), davanti al tempio sikh Gurdwara Mata Sahib Kaur Ji quando, intorno alle 23:50, sarebbe sopraggiunta un'auto con a bordo l'aggressore che avrebbe sparato ripetutamente contro Rajinder Singh e Gurmit Singh, come dimostrerebbero anche i bossoli poi ritrovati a terra dai militari.
Stando ad alcune testimonianze, al tempio erano in corso i preparativi per la festa Vaisakhi che celebra la nascita della religione sikh. Per questo, l'omicida avrebbe parcheggiato l'auto all'inizio della strada e si sarebbe chinato a toccare il terreno benedetto davanti al cancello prima dell'omicidio.
Le ipotesi degli investigatori
L'ipotesi più accreditata è che il duplice omicidio sia maturato a seguito di alcuni dissidi per la carica di presidente del tempio. Rajinder aveva, infatti, lasciato la guida della comunità a dicembre e in quei giorni si era creato un clima teso, sfociato in varie minacce, tra due fazioni in merito alla nomina del suo successore. A quanto pare, Rajinder avrebbe infine favorito un suo "uomo", scatenando l'ira del rivale.
"Ci conosciamo tutti", ha assicurato un testimone, indicando il possibile autore del delitto nel "cognato di quello che voleva diventare presidente". Sarebbe stato lui, infatti, a minacciare lo stesso Rajinder "con una pistola. Ma Rajinder lo aveva visto da lontano ed era scappato, poi lo aveva denunciato ai carabinieri". Al momento, tre persone di nazionalità indiana risultano indagate: erano presenti sulla scena del crimine al momento del delitto.