Condannato all’ergastolo Marco Manfrinati, che sfregiò l’ex e uccise il suocero con diverse coltellate
Marco Manfrinati è stato condannato all'ergastolo per il tentato omicidio dell'ex moglie Lavinia Limido e per aver ucciso l'ex suocero Fabio Limido, che cercava di difendere la figlia. La Corte d'Assise di Varese ha escluso le aggravanti della crudeltà, della minorata difesa (chiesta per i 71 anni d'età di Fabio Limido) e della premeditazione per il solo omicidio dell"uomo. È stato inoltre riconosciuto un risarcimento alle parti civili di 1 milione e 900mila euro.
Le violenze dell'uomo erano iniziate molto prima del 6 settembre 2024, data in cui Manfrinati si scagliò contro padre e figlia. Secondo le testimonianze dei familiari, infatti, già dal 2022 l'uomo era diventato una minaccia per l'ex moglie e per la sua famiglia.
“Sappi che ammazzerò te, tua madre, nostro figlio, e sai che lo faccio”. In questa frase di Marco Manfrinati c’è tutto. In poche righe emerge esattamente la sua natura, che ha fatto esplodere il 6 settembre 2024. In una sola frase – semplice, fredda, agghiacciante per la sua progressione quasi geometrica e razionale – è racchiusa tutta la gelosia dell’uomo, i continui comportamenti vessatori, le minacce a lei e ai parenti. La famiglia viveva ormai nel terrore. Era una situazione nota a tutti. All’inizio “ci aveva dato l’idea proprio del ragazzo bravo, bravo, bravo”. Queste le parole della mamma di Lavinia su Manfrinati rilasciate a Fanpage.it. Dopo però le cose sono cambiate. Secondo la testimonianza della madre, “era due persone diverse”: prima amorevole e gentile, poi geloso e violento. Prima l’uomo “che tutti volevano per le proprie figlie”, poi possessivo e intimidatorio. Era “Jekill e Mister Hide”.
Sempre secondo quanto riportato dalle testimonianze di Lavinia e della madre, Marta Criscuolo, dopo il covid il cambiamento era percepibile. Non era più lo stesso con i genitori dell'ex, tantomeno con lei. Aveva iniziato a non frequentarli più: alle feste, durante le vacanze di Natale o di Pasqua non si presentava perché “era possessivo con la moglie e il figlio”, dice Marta Criscuolo. Questo cambiamento sarebbe nato proprio nel momento in cui Lavinia aveva iniziato a lavorare nella società del padre e della sorella. Da lì sono iniziati gli insulti, la sofferenza di Lavinia, le continue scenate di gelosia e le umiliazioni, quindi la paura della famiglia, che aveva seguito passo passo l’evoluzione di quel rapporto: “Mia figlia stava male, continuava a dimagrire, le si sgretolavano le unghie. Cominciava a cedere fisicamente. A un certo punto mi ha detto ‘Io non ho altra strada che fuggire’. Questo a giugno 2022”.
Poi è arrivata l’escalation di violenza. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, Manfrinati ha aspettato l’ex moglie fuori dallo studio del padre, in via Ciro Menotti. L’ha raggiunta nello studio, l’ha guardata e – senza dire nulla – le ha inferto diciassette coltellate, tentando di sgozzarla. Le urla della donna hanno allertato il vicinato e il padre, che per salvarla ha dovuto fronteggiare l’uomo. Fabio Limido perderà la vita poche ore dopo. Lavinia, nonostante fosse ferita e imbrattata di sangue, ce l'ha fatta.
Le motivazioni della condanna all'ergastolo verranno divulgate fra 90 giorni. Intanto la difesa, rappresentata dall'avvocato Elio Giannangeli, impugnerà la decisione in secondo grado. La premeditazione è stata riconosciuta solo per il tentato omicidio di Lavinia Limido e non per quello del padre. È quindi l'unica aggravante considerata oltre allo stalking, attribuito all'omicidio di Fabio Limido.