Blackout a Sesto San Giovanni, una mamma caregiver denuncia: “Mio figlio senza ossigeno, nessuno ci aiuta”

Una città al buio è già un problema, ma una città che lascia al buio anche le persone più fragili diventa il simbolo di un fallimento che non può essere archiviato come un semplice guasto tecnico. È quanto sta accadendo in questi giorni a Sesto San Giovanni, nel Milanese, con continui blackout soprattutto nelle ore notturne: "Quando manca la corrente non si spengono solo le luci: per qualcuno si interrompe la possibilità di respirare". A denunciarlo a Fanpage.it è Lucia Mauro, mamma e caregiver di Gabriele, 31 anni, che soffre di una malattia genetica neurodegenerativa, l'amiotrofia spinale, che lo costringe a vivere con l'ausilio di ventilazione assistita. Uno strumento che, però, per funzionare ha bisogno di energia elettrica.
I blackout che stanno colpendo Sesto San Giovanni non sono soltanto un disagio: per molte persone rappresentano un rischio concreto. Per questo Fanpage.it sta raccogliendo le storie di chi in questi giorni è rimasto senza corrente, ha subito danni o si è trovato in situazioni di emergenza. Se anche tu vuoi raccontare la tua esperienza, questo è lo spazio per farlo.
I blackout e il caso di Gabriele
"Non si vedeva nulla perché eravamo al buio da quattro ore. Mio figlio è senza ossigeno e senza ventilazione". Così ha esordito Lucia a Fanpage.it. C'è disperazione nella voce perché dietro al blackout non c'è solo il disagio di una serata senza televisione o senza aria condizionata, ma il concreto rischio per la vita di una persona che dipende dall'energia elettrica per continuare a respirare.

"Da giorni viviamo continui blackout. Ieri siamo rimasti senza corrente dalle 17:30 fino a mezzanotte", continua la mamma caregiver. "Ho chiamato il 112, il 118, la polizia. Ho implorato che mi portassero un generatore. Nessuno mi ha saputo aiutare. L'unica risposta che ho ricevuto è stata quella di portare Gabriele in ospedale". Una risposta che, a suo dire, dimostrerebbe come, di fronte a situazioni di estrema fragilità, manchino ancora strategie di intervento realmente efficaci e tempestive.
"Anche volendo, comunque, in ospedale dovremmo capire come andare", ha aggiunto Lucia. Questo perché Gabriele utilizza una carrozzina elettrica e vive in un edificio dove le scale non consentono il passaggio di una barella e, senza ascensore, uscire di casa diventa praticamente impossibile. "Come faccio a portarlo in ospedale se non funziona l'ascensore? È impossibile". Una domanda semplice, alla quale nessuno, fino a oggi, ha saputo dare una risposta.
A complicare la situazione, il fatto che l'energia elettrica, per Gabriele, non serve soltanto ad alimentare il ventilatore polmonare, che dispone di un'autonomia limitata di poche ore, ma serve anche al materasso antidecubito che gli permette di stare a letto senza sviluppare lesioni gravi. "Non posso nemmeno metterlo a letto", ha raccontato la mamma. "Per paura di non riuscire più a respirare durante la notte, Gabriele è rimasto sulla carrozzina, aspettando che tornasse la corrente".
Il caso di Gabriele, però, era già noto alle istituzioni. "La patologia di Gabriele è stata segnalata alla Regione Lombardia proprio per la sua rarità e, quando l'ATS ha consegnato il ventilatore domiciliare, aveva allegato una comunicazione con cui si impegnava a fornire un generatore in caso di interruzione dell'energia elettrica. Cosa che non è mai avvenuta, tanto meno nei momenti di emergenza", ha spiegato Lucia. Anche dal Comune, ha riferito la mamma caregiver, le rassicurazioni non sarebbero mancate: "Era stato assicurato dall'assessore Marco Lanzoni che, in caso di necessità, erano disponibili generatori per assistere chi ne avesse avuto bisogno. Gli ho scritto personalmente, ma non si è visto né sentito nessuno".
Il risultato è una famiglia lasciata completamente sola, costretta a immaginare scenari surreali. "Se i blackout dovessero continuare sarò costretta a chiamare i vigili del fuoco per far uscire mio figlio dalla finestra e portarlo in ospedale", ha concluso Lucia a Fanpage.it. "È vergognoso che a Sesto San Giovanni possa succedere una cosa del genere", che nel 2026 una città come Sesto si ritrovi ostaggio di blackout ripetuti senza un piano realmente efficace per proteggere chi, dall'elettricità, dipende per vivere.