Bimbo di 10 anni al Grest annegato in piscina a Cremona, il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per 8 persone

La Procura di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, accusate di omicidio colposo a seguito dell'annegamento di un bimbo di 10 anni avvenuto nella piscina comunale di Torre de’ Picenardi (Cremona) il 18 giugno dello scorso anno, durante una giornata al Grest di Canneto sull'Oglio, l'oratorio estivo del Mantovano.
Stando a quanto si apprende tra gli imputati ci sono il parroco di Canneto, responsabile del centro estivo, la sua collaboratrice, due educatrici di una cooperativa, una volontaria, la legale rappresentante della società concessionaria della piscina e due bagnini. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 25 novembre.
I genitori del piccolo sono assistiti dagli avvocati Fabio Madella di Mantova e Alberto Paci di Milano.
Stando a quanto ricostruito nel corso delle indagini, quel giorno bimbo di 10 anni si trovava in piscina insieme ad altri coetanei. Entrato in acqua attorno alle 14.00, dopo pranzo, nel giro di pochi istanti il piccolo si sarebbe, però, sentito male. I bagnini sono intervenuti, ma il piccolo è stato recuperato già privo di sensi.
Giunti sul posto, i sanitari del 118 gli hanno praticato un messaggio cardiaco e hanno cercato di rianimarlo con un defibrillatore, ma senza successo. Il bimbo è stato elitrasportato d'urgenza all'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove è rimasto ricoverato per due giorni nel reparto di terapia intensiva prima di perdere la vita, lo scorso 20 giugno.
Il pm Andrea Figoni, che ha chiesto il rinvio a giudizio per gli imputati, ha contestato in particolare alcune importanti omissioni nei confronti del parroco e della sua collaboratrice. Secondo il pm questi avrebbero "omesso di adottare misure in concreto idonee a tutelare i minori loro affidati".
Pur sapendo che più di 30 bambini, tra cui la vittima, non sapevano nuotare, non avrebbero "predisposto un adeguato servizio, scegliendo di effettuare la gita esterna in un impianto senza compartimentazione delle due vasche (adulti e minori), omettendo di comunicare, mentre organizzavano la gita, a tutti gli accompagnatori (animatori compresi) e al gestore della piscina, esattamente il numero di chi non sapeva nuotare e i criteri per la loro individuazione".
E ancora, avrebbero "omesso di impartire specifiche direttive per la tutela degli stessi, prevedendo un numero di accompagnatrici non adeguato al numero dei minori, nonché delegando, di fatto, la gestione del gruppo a minorenni non adeguatamente formati".