Si svolgerà senza telecamere in aula il processo di fronte alla Corte d'Assise di Brescia sul caso di Mario Bozzoli, l'imprenditore scomparso nell'ottobre del 2015 dalla sua fonderia di Marcheno e di cui non si è mai più trovata traccia. Imputato il nipote Giacomo Bozzoli, accusato dell'omicidio dello zio, che si è sempre dichiarato innocente.

Inizia il processo sulla scomparsa di Mario Bozzoli

Il processo è iniziato questa mattina e durerà un anno. Solo per la prima udienza sono state ammesse le telecamere: "Dopo cinque anni di indagine è positivo che ci sia la stampa, ma non è opportuno che vengano riprese le udienze perché le riprese possono turbare la serenità di chi dovrà parlare" ha spiegato la difesa. Presente l'imputato, ma anche la moglie e i figli della vittima, che si sono costituiti parte civile. Tra i banchi anche il fratello e la sorella dell'imprenditore scomparso, parti lese ma non costituiti parte civile.

La difesa del nipote Giacomo: Ha prove della sua innocenza

In aula l'avvocato Luigi Frattini, difensore dell'unico imputato, ha affermato che "Giacomo Bozzoli ha delle prove della sua innocenza" e di questo "l'accusa non si dà". Per il legale del nipote "è pacifico che Mario Bozzoli sia scomparso, ma non è sufficiente per dire che e' stato ucciso. È onere dell'accusa dimostrarlo".

La moglie dell'imprenditore scomparso: La memoria di mio marito merita rispetto

Parole che hanno provocato l'indignazione di Irene Zubani, la vedova di Mario Bozzoli: "Sentirsi dire che non ci sono prove che mio marito è stato ucciso lascia senza parole. È un dolore che non riesco ad esprimere", ha detto uscendo dall'aula, rispondendo a distanza ai legali del nipote. Per la moglie dell'imprenditore bresciano, "la memoria di mio marito merita rispetto. Non stiamo parlando di allontanamento volontario, ma di un omicidio. Mario era un padre di famiglia premuroso, un ottimo marito, una persona sempre disponibile nei confronti di chi aveva bisogno di lui. Non ammetto e non permetto – ha concluso – che la sua memoria venga infangata"