La cascina Ermengarda era un casina nobiliare avvolta nel fitto verde dell'omonima strada che collega il centro di Leno, nella bassa Bresciana, alla zona industriale della vicina Manerbio. La leggenda narra che in epoca altomedievale la principessa Ermengarda, figlia del re longobardo Desiderio, vi avesse trascorso una notte, consacrando quella dimora con il suo nome. Dopo nove secoli la casina di campagna era ancora in piedi, clochard e tossicodipendenti ne avevano fatto il loro rifugio e i bambini avevano smesso di andarci a giocare. Un giorno di ottobre del 2002, una squadra di carabinieri fece capolino dal pesante portone di ingresso dove si racconta che fosse passata la principessa germanica. Cominciarono a perlustrare il piano terra, poi si diressero per la scala dissestata che conduceva al primo piano. Con loro c'era un ragazzetto di 16 anni che sembrava sapere meglio di chiunque altro cosa cercare e giunti al primo superiore, indicò qualcosa. Sul pavimento, in mezzo a cocci rotti e carcasse di animali apparve qualcosa. Un carabiniere svenne, gli altri si accasciarono schiacciati dalla vertigine dell'orrore. Il ragazzino restò imperturbabile: dopotutto quello scempio era opera sua.

La scomparsa

Desirée, detta Desi, era una ragazza intelligente, sveglia, con due grandi occhi neri e caldi. Terza di quattro fratelli di una famiglia di testimoni di Geova, frequentava il primo anno del liceo scientifico a Manerbio. Non aveva mai preso un cattivo voto, mai creato problemi, era sempre stata diligente e affidabile. Lo era stata fino al pomeriggio di sabato 28 settembre 2002, quando, uscendo dalla sua abitazione in via Romagna, a poche centinaia di metri dalla Cascina Ermengarda, aveva cessato di dare notizie di sé. I genitori l'avevano cercata disperatamente, ma di Desi non c'era più traccia. Così, in quel settembre del 2002, Leno finì fra le prima notizie dei telegiornali, fra il Millenium bug e  la cronaca del processo a Previti, per la scomparsa di quella bellissima ragazzina di 15 anni.

La premonizione

"Nicola è un ragazzo da non frequentare, attenzione". Fra le pagine del diario "Smemoranda" la calligrafia tondeggiante ella piccola Desi annotava quel monito, come se scriverlo la aiutasse a convincersene. Nicola, infatti, non era un ragazzo la cui frequentazione era considerata raccomandabile e Desirèe lo sapeva sin da bambina, da quando suo padre aveva proibito a lei e suo fratello di giocare con quel bulletto scansafatiche. A 16 anni Nicola Bertocchi lavorava come manovale in uno dei tanti cantieri di quella Leno che viveva di edilizia. Fu dunque molto strano quando alle 14 passate di quel sabato, Desi chiamò Nicola sul suo telefonino per poi raggiungerlo alla cascina Ermengarda, lontana appena 300 metri da casa sua.

La trappola

Nicola Vavassori, detto Nico, operaio edile senza troppa voglia di lavorare e Mattia Franco, detto Bibo, 14 anni, ripetente, la stavano aspettando nel casolare, lei, però, non lo sapeva. Bertocchi le aveva detto che lì c'erano tre gattini appena nati e Desirée si era precipitata a vedere quelle tre tenere meraviglie. Solo che nella vecchia cascina non c'era nessuno cucciolo, c'erano i tre adolescenti armati di coltello. Vedendoli, la ragazzina non si spaventò. Che motivo c'era di aver paura di quei tre perdigiorno che passavano il tempo a giocare alla Playstation e a girovagare in scooter  per le strade di Leno? Nella casa della principessa, però c'era un'altra persona. La ragazzina incrociò lo sguardo di Giovanni Erra, 36 anni, il suo vicino di casa. Desi aveva fatto la baby sitter a suo figlio e conosceva la moglie Carla, ma c'erano molte cose che non sapeva di lui. Non sapeva che, da tossicodipendente, aveva provato a fare il salto e diventare spacciatore indebitandosi per 30 milioni di lire con i fornitori e rischiando di essere ammazzato. Non sapeva che quell'uomo coi capelli grigi la desiderava e che avrebbe fatto qualunque cosa per averla. Non sapeva che aveva progettato di stuprarla e ucciderla insieme a tre ragazzini.

L'omicidio di Desirée Piovanelli

Appena varcata la soglia Desirée fu immobilizzata e spinta su per la la scala fino alla prima stanza a destra, dove Erra e il suo branco di ragazzini la gettarono sul pavimento sporco. Il piano era quello di violentarla a turno e poi ammazzarla a coltellate. Nicola, Nico e Bibo, da quei tre adolescenti fannulloni che erano non ne sapevano molto di omicidi e avevano cercato su Google "come uccidere una persona a coltellate", studiando quali erano i punti vitali da colpire. Secondo i piani Nicola avrebbe cominciato lo stupro, poi sarebbe toccato a Nico e a Mattia e infine a Erra, ma non andò come avevano immaginato. Di fronte alla minaccia del coltello Desirèe guardò Nicola e glli urlò, sprezzante: Mi fai schifo! mi fai pena!. Il ragazzo rimase spiazzato, la rabbia gli sali facendogli perdere il controllo e sovvertendo qualunque piano. Sferrò la prima coltellata all'addome. Il sangue cominciò a zampillare facendo andare a monte il piano di violentarla: non era più possibile in quelle condizioni. Ferita e sanguinante Desirée non si diede per vinta, lottò, tentò la fuga giù per le scale, ma al piano di sotto si trovò davanti Erra, che la trattenne e le impedì di scappare. Alle sue spalle arrivò Nicola e le sferrò la seconda e la terza coltellata alla schiena. Desi fu trascinata nuovamente al primo piano, allora provò a fuggire gettandosi dalla finestra, ma l'ultima coltellata di Bertocchi la fermò. Trascorse un'ora prima che Nicola ponesse fine alla sua agonia, sgozzandola fino quasi a decapitarla. Erra scappò per risparmiarsi quello spettacolo atroce, mentre il branco la spogliò e le tolse le mutandine e le legò i piedi con del nastro adesivo per inscenare una violenza. Tre giorni dopo gli assassini tornarono alla Cascina per fare a pezzi il corpo di Desi, ma non ci riuscirono.

Le indagini

Dalla scomparsa di Desirée passarono giorni di ricerche frenetiche e disperate. Si sospetto di un orco, poi di un rapimento a scopo di estorsione, si percorse perfino la pista dell'allontanamento volontario dopo un tentativo di depistaggio da parte dei ragazzini, che usarono il cellulare di Desi per mandare messaggi a suo fratello. Proprio l'sms in partito dal telefonino della ragazza condusse a Nicola Bertocchi: la scheda telefonica da cui era partito era stata smarrita l'estate prima al campeggio Waikiki di Jesolo dove era stato in vacanza con la famiglia. Bertocchi fu arrestato, poi fu la volta di Nico e Bibo e infine. Il processo condusse alla condanna a 18 anni di reclusione per Nicola Bertocchi, a 15 per Nicola Vavassori e 10 per Mattia Franco, detto Bibo.

L'epilogo

Giovanni Erra, l'adulto che era andato a nascondersi mentre la ragazzina veniva sventrata e poi era fuggito atterrito, venne condannato a 30 anni di reclusione. Il suo ruolo venne giudicato determinante dai giudici: Erra aveva avallato il piano di tre adolescenti, vantandosi di essere l'amante di Desi e l'aveva bloccata quando stava tentando di scappare, condannandola a morte. Leno non perdonerà mai il 36enne, il vicino di casa "mostro" che covava segreti e inconfessabili desideri nei confronti di quella che era poco più di una bambina e non dimenticherà mai l'omicidio di Desirée, il cui spettro verrà rievocato diversi anni più tardi, nel 2010, quando la tredicenne Yara Gambirasio, scompare da Brembate di Sopra, nella Bergamasca. Proprio come Desi, la ragazzina verrà trovata morta diversi giorni dopo. Il responsabile della sua morte è stato identificato nell'operaio 44enne Massimo Bossetti, nel 2016 condannato all'ergastolo.

Quattordici anni dopo l'omicidio di Desi

Oggi, a 16 anni dall'omicidio di Desirée, la famiglia Piovanelli vive dalla parte opposta di Leno, lontano dalla casa che Desi lasciò per l'ultima volta il 28 settembre 2002. La cascina Ermengarda, dove pernottò la principessa il cui secondo nome era proprio "Desiderata", è stata abbattuta nel 2013. Al suo posto oggi sorge un residence, dove per anni è rimasto sfitto l'appartamento dove avvenne il martirio della piccola Desi.