Stanotte è suonato l'allarme bomba dell'app che avevo scaricato quando sono andato in Ucraina per girare il primo video di Magnetica all'estero, il video uscirà in autunno. E quell'app, che avevo scordato sul cellulare, mi ha svegliato alle una e mezzo di questa notte perché missili e droni russi hanno colpito edifici residenziali, un ospedale pediatrico e una scuola nella regione di Kiev.
Non è capitato soltanto a me. Questa notte si è svegliato anche Tommaso Fedele, l'operatore video con cui ero partito, e ci siamo scritti in diretta. Entrambi svegli a orari sconsigliati, a rigirarsi nel letto e senza aver partecipato a nessuna festa, la nostra era una veglia senza felicità. La chat dell'intero gruppo con cui siamo stati in Ucraina questa notte si è animata di messaggi, ci siamo svegliati tutti perché tutti avevamo dimenticato di disinstallare quell'app così silenziosa, fino a qualche ora prima.
Quell'app, del resto, serve proprio a questo: svegliarti se dormi. Oppure obbligarti a interrompere ogni altra attività e metterti al riparo perché qualcuno, in quel momento, ti sta bombardando.
Ho imparato che il riparo più sicuro è quello negli "shelter". Si tratta di una definizione tecnica che corrisponde a una costruzione con una serie di caratteristiche fisiche, dalla profondità all'ampiezza. Tra parentesi: in Ucraina ne ho visitati alcuni e ho scoperto che quasi nessuno è uno "shelter", ma che considerano rifugi anche le semplici cantine, i tunnel oppure i luoghi di conservazione del vino.
Cosa si prova quando suona un allarme bomba? Io non lo so, anche se questa notte mi sono svegliato proprio per un allarme bomba e per l'inquietudine non mi sono riaddormentato. Però io questa notte ero a casa, a migliaia di chilometri da dove i missili e i droni russi stavano cadendo, causando almeno 17 persone civili uccise e dispersi ancora sotto le macerie, anche in questo momento in cui scrivo, ho appena controllato le agenzie di stampa. E mi sono sentito un po' un impostore, questa notte, ad avere paura senza motivo. Io che questa notte, oggettivamente, ho patito soltanto il caldo. E però anche a me era suonato l'allarme bomba.
Passo indietro: partendo per l'Ucraina avevamo scaricato quell'app "perché dai, non accadrà niente, siamo a mille chilometri dal fronte di combattimento però non si sa mai". Così avevamo cercato Air Alert, scaricata e selezionato i luoghi a cui eravamo interessati, in modo da farla suonare soltanto quando avessero eventualmente bombardato le zone dove ci trovavamo, non le altre; i bombardamenti dove non c'eravamo non ci importavano. L'ho detta male volutamente, ma se ci pensate è quello che abbiamo fatto: ci siamo interessati soltanto fino a dove avrebbero potuto colpire noi, convoglio italiano in ucraina. Anzi: in alcune zone dell'Ucraina.
Un medico con il quale viaggiavo aveva selezionato per sbaglio "tutte le località", ed Air Alert aveva iniziato a suonargli quasi ininterrottamente. Così l'aveva disinstallata e reinstallata, questa volta con gli interessi limitati, anche lui, ai suoi luoghi.
La guerra è questa cosa qui. Ti preoccupi di tutti, ma soprattutto di te stesso.
Sapere che da qualche parte in Ucraina continuano a bombardare dopo 4 anni, 5 mesi e 27 giorni, è inquietante, non trovate? Lo sarebbe un singolo bombardamento, figuratevi migliaia e dopo quattro anni e mezzo.
Nel video che uscirà in autunno per Magnetica proveremo a raccontare proprio questo: la guerra dopo tanto tempo. L'abitudine. Gli anni giovanili più belli, più intensi, letteralmente sottratti alle ragazze e ai ragazzi, e a come divertirsi sia diventato per molti – soprattutto – anche un atto di resistenza.