La senatrice pentastellata Elena Fattori ha scritto un post polemico contro il Movimento e le scelte fatte in questi ultimi giorni, a cominciare dal gasdotto Tap, opera considerata irrinunciabile per la Lega. Il M5S in campagna elettorale aveva preso l'impegno con le comunità del Salento di bloccare l'opera. E adesso il governo Conte ha dato invece il via libera. "Se in uno dei tanti comizi e convegni appena qualche mese fa avessi raccontato questo, mi avrebbero preso per folle o per lo meno mi avrebbero rincorso con torce e forconi", ha scritto la senatrice sul suo blog sull'Huffington Post, elencando le decisioni prese dopo le elezioni, che sarebbero lontane dall'anima del Movimento. La Fattori punta il dito in primo luogo contro la scelta fatta dal M5S di allearsi con la Lega per dar vita al governo giallo-verde, e immagina in modo provocatorio la reazione degli elettori davanti ad un'ipotetica dichiarazione di questo tipo: "Il M5S non fa alleanze, ma noi cambieremo il termine, ci alleeremo con la Lega e chiameremo questa alleanza ‘Contratto' e diremo sì alla Tap, sì all'Ilva e faremo condono fiscale ed edilizio". 

L'intervento inizia con la "metafora della rana bollita" attribuita ad Alessandro Di Battista, secondo cui una rana se immersa nell'acqua bollente di botto, scappa per mettersi in salvo, ma se l'acqua diventa progressivamente bollente mentre vi è immersa, non se ne accorge e muore. Questo, secondo la senatrice è esattamente quello che sta accadendo al M5S al governo: "Ricordate la bella presentazione dei ministri 5 stelle che vi avevamo chiesto di votare? Perché il Movimento presenta la sua squadra prima delle elezioni così il popolo può scegliere i suoi ministri. Ecco, non c'entra niente con la squadra di governo che verrà, ma voi non ci farete troppo caso – scrive Fattori – avremo un presidente del Consiglio non eletto dal popolo a voi totalmente sconosciuto, come ministro dell'Interno Matteo Salvini, e un ministro della Famiglia ‘tradizionale' forse un po' omofobo, ma pazienza. Poi diremo sì alla Tap, si all'Ilva, valuteremo costi/benefici per decidere sulla Tav e anche sul Ceta ci ragioneremo. Faremo un condono fiscale e uno edilizio. Ed eleggeremo come presidente del Senato una berlusconiana doc".

"Per quanto riguarda il tema migranti – continua – scordatevi il saggio piano 5 stelle di accordi con i paesi di provenienza, lo smantellamento dei grandi e orribili centri di accoglienza che generano conflitti sociali e disagi per i cittadini. Scordatevi la gestione pubblica dell'accoglienza diffusa, i tempi rapidi per le domande di asilo che consentano di rimpatriare chi non ha diritto ed accogliere con dignità i rifugiati. Toglieremo la gestione di migranti ai Comuni e la affideremo ai privati senza gara di evidenza pubblica raddoppiando i tempi di permanenza da 9 a 18 mesi, favorendo così il business dell'immigrazione. Doneremo 150.000 nuovi clandestini alla criminalità organizzata per il lavoro nero e lo spaccio. Chi invocherà il rispetto del programma 5 stelle rischierà sanzioni e persino di essere espulso per non contrariare l'alleato Salvini". 

La Fattori non ha però l'intenzione di mollare: "Io non ho nessuna intenzione di andarmene. Se sarò espulsa per eccesso di coerenza farò ricorso", scrive su Facebook, in risposta ad un follower che le chiede di "convincere gli altri delle sue idee" ma di non lasciare "perché si condannerebbe all'irrilevanza". Piuttosto, spiega, la sua idea è quella di consigliare al vicepremier Luigi Di Maio un ‘ritorno alle origini': "Un appello a Luigi di Maio per aiutarci ad essere quello che siamo sempre stati. Vogliamo aiutare il governo ad andare nella direzione giusta" – ribadisce – "Sono sicura che Di Maio non tradirà il programma, è lui che ha portato M5s al governo e deve ascoltare anche la voce di quelli che magari non la pensano esattamente come lui".

Anche il deputato M5S Emilio Carelli ha fatto un appunto a Di Maio a proposito del suo attacco al presidente della Banca centrale europea Mario Draghi: "È un leader politico giovane che però reagisce, anche magari emotivamente, di fronte a quello che ritiene un attacco. Ma io non nego che, guardando quello che ha fatto negli ultimi anni, Draghi ci abbia sostenuto. Se fossi stato interpellato, avrei suggerito a Di Maio di telefonare a Draghi e di spiegargli certe cose".