
In uno dei suoi molti soliloqui, Andrea Sempio "sembra riferirsi all'orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell'omicidio". Nelle trascrizioni dell'audio risalenti al febbraio 2017 il 38enne afferma che: "è successo qualcosa quel giorno […] era sempre lì a casa […] però cazzo […] alle nove e mezza". Secondo i pm di Pavia l'aggressore avrebbe attuato un vero e proprio "annientamento furioso" di Chiara Poggi, come si legge negli atti d'accusa che vedono indagato Sempio. I pm di Pavia stanno rileggendo movente e alibi dell'indagato della nuova inchiesta incrociando le intercettazioni con l'analisi delle celle telefoniche nel giorno del delitto.
Per la Procura l'uomo avrebbe attuato "un'aggressione cieca e sproporzionata" nei confronti della giovane che aveva opposto un rifiuto alle sue avance sessuali. Nelle ultime ore stanno emergendo elementi sull'inchiesta che dopo 18 anni ha riaperto il caso Garlasco.
La rilettura delle carte ha portato nuovi sviluppi anche per chi si è occupato delle indagini negli scorsi anni. Sarebbe stato indagato anche l'ex capitano dei Carabinieri di Vigevano, Gennaro Cassese per "false informazioni ai pm".
Fanpage.it sta analizzando tutti gli elementi nuovi e le carte della Procura di Pavia. Durante la trasmissione condotta su Youtube dalla giornalista Giorgia Venturini, è intervenuto il consulente della famiglia Poggi, Marzio Capra, che ha spiegato che le nuove ricostruzioni della scena non sarebbero convincenti, e sottolinea ancora una volta che l'unico per cui è attestata la presenza in casa nel giorno del delitto è Alberto Stasi. Si è riservato di commentare successivamente la traccia 33 che collocherebbe Sempio nella villetta.
Secondo l'avvocato Fabrizio Gallo, però, la richiesta di rinvio a giudizio per il nuovo indagato potrebbe arrivare entro 20 giorni, soprattutto se Sempio si rifiuterà ancora di parlare con gli inquirenti.
Alberto Stasi ai pm: "Chiara non mi ha mai parlato di Sempio"
Alberto Stasi non aveva mai sentito Chiara Poggi parlare di Andrea Sempio, né era a conoscenza di avance di lui rivolte alla ragazza. L'uomo, unico condannato in via definitiva per l'omicidio della fidanzata, ha sottolineato che lei non gli aveva mai parlato di Sempio o delle chiamate che il ragazzo avrebbe effettuato a casa. Lo ha dichiarato lo stesso Stasi ai pm di Pavia già il 20 maggio 2025, come riportano Corriere e Repubblica. Non avrebbe saputo niente degli approcci che secondo gli inquirenti sarebbero stati tentati nei giorni prima del delitto, e sul perché non lo avesse fatto risponde: "Ragionando in termini ipotetici, credo sarebbe dipeso da altri fattori: se in quel momento l'avesse ritenuto importante, se non era distratta da altre cose". Conferma invece che Marco Poggi sapeva dei video intimi ma esclude che la ragazza se ne fosse accorta. L'esistenza di quelle immagini era già stata ipotizzata dagli inquirenti come possibile movente dell'omicidio a carico di Stasi. All'epoca, ipotizzarono che Poggi avesse scoperto la diffusione di quelle immagini a persone estranee alla coppia o che si fosse opposta a nuove richieste di realizzare filmati analoghi da parte di Stasi. Secondo le recenti ricostruzioni, invece, quei "video intimi e amatoriali" condivisi da Alberto Stasi e Chiara Poggi sarebbero finiti nelle mani di Andrea Sempio senza passare per l'allora fidanzato della vittima. Nelle ricostruzioni dei Carabinieri di Milano, i video sarebbero stati inviati da Stasi a Poggi il 17 settembre del 2006. Dalle chat di quel giorno si legge che uno di questi, troppo pesante per essere trasferito, Alberto lo avrebbe consegnato alla fidanzata attraverso un cd. Il 2 giugno, Chiara avrebbe caricato sulla sua pendrive dal pc di Stasi, due dei tre video oggetto delle conversazioni. La notte tra il 28 e 29 aprile 2007 sarebbe stato registrato un altro video denominato e il primo maggio dello stesso anno la vittima avrebbe creato un file zip sul suo pc nella cartella chiamata "albert". A questo punto siamo quattro mesi prima delitto. Tutti i file hanno nomi che non lasciano intendere si potesse trattare di filmati intimi, eppure, ascoltato dai Carabinieri, Marco Poggi ammette di essere stato a conoscenza del fatto che Alberto e Chiara si fossero scambiati video su Msn relativi alla loro intimità. Intuizione che poi stata confermata esplicitamente da Stasi a Sempio dopo la morte della ragazza, quando i due si sono incontrati al cimitero a seguito dei funerali. Informazioni che se erano a conoscenza del fratello di Chiara prima del delitto, lo erano anche di Sempio, e anzi, l'indagato sarebbe riuscito a vederli proprio grazie all'amico. "Questa operazione era possibile o con la presenza di Marco Poggi, le cui dichiarazioni sul tema appaiono incongruenti sul come fosse venuto a conoscenza di quei video e se ne avesse avuto accesso, oppure autonomamente agendo di nascosto da Marco Poggi e approfittando dell'accesso al pc o della pendrive", si legge nelle carte dell'indagine. Al momento, Stasi è l'unico condannato, in via definitiva, a 16 anni di reclusione per l'omicidio volontario di Chiara Poggi. Andrea Sempio invece è indagato per omicidio con l'aggravante della crudeltà e potrebbe presto arrivare a processo. Una situazione paradossale che vede un condannato e un indagato per il medesimo omicidio. E in entrambe le inchieste c'entrano i video intimi.