La “casa delle cento stanze” è un enorme casolare in mattoni nel centro storico di Gravina di Puglia. Nell’Ottocento era la dimora agreste della famiglia Pellicciari, aristocratici di Modena poi discesi nel profondo Sud lucano dove hanno scelto come residenza la cittadina a 40 chilometri da Bari. Ora è un fabbricato che versa in condizioni di semiabbandono dove si respira l’odore di muffa delle vecchie case. Lì, in via della Consolazione, tra segrete, pozzi e scalinate che si racconta essere infestati dagli spiriti, spesso i ragazzini si divertono a nascondersi. Proprio lì, Michelino, 12 anni, precipita nel pozzo che conduce a una cisterna. Fa un volo di decine di metri e atterra sulla dura pietra, ma per fortuna non si ferisce. Sul posto accorrono i vigili del fuoco, si raccolgono decine di curiosi. Michelino è infreddolito e sotto choc, ma sta bene. Sul fondo del pozzo, però, c’è qualcosa: sono i corpi di due bambini. È il 25 febbraio 2008. I resti appaiono mummificati per effetto delle condizioni climatiche peculiari dell’ambiente. Non è dato, dunque, sapere da quanto tempo quei resti si trovino lì. Si attende l'autopsia per l'identificazione, ma il giubbotto e le scarpette trovati accanto ai corpi raccontano già molto di quella storia. I graffi sulle pareti, tentativo disperato di scalare quella prigione, parlano di una fine terribile. Gli esami serviranno solo a confermare il sospetto che quei corpicini sono quelli di Francesco e Salvatore, i due fratellini di 13 e 11 anni scomparsi misteriosamente dal paese due anni prima. Come nel più terrificante dei racconti, i piccoli sono stati fagocitati dal pozzo della vecchia casa. Ma come è accaduto? Qualcuno ha fatto loro del male? Per rispondere a questa domanda bisogna tornare a un pomeriggio di giugno del 2006.

La scomparsa

Ciccio e Tore, così vengono affettuosamente chiamati i ragazzi, vivono da 20 giorni con il padre. I genitori sono separati dal 1997, ma solo da poco il Tribunale per i minorenni di Bari ha affidato i due ragazzi al papà Filippo che, da tempo, vive con la nuova compagna Maria, le due figlie adolescenti di lei e una bimba di 3 anni, nata dalla loro unione. La primogenita va a stare con mamma Rosa che, intanto, si è rifatta una vita a Santeramo in Colle con il nuovo compagno 60enne. Il pomeriggio del 5 giugno i due ragazzi escono a giocare come fanno di solito. La sera, però, non tornano a casa: alle 23 e 50 Filippo ne denuncia la scomparsa al vicino commissariato di Gravina. Le volanti dei militari partono alla ricerca dei due bimbi, ma più passa il tempo e più le probabilità di trovarli vivi si riducono. E il tempo passa. Intanto la notizia ha scosso la tranquillità della cittadina pugliese e in paese si comincia a mormorare di pedofili, orchi, di nomadi che rapiscono i bambini. In famiglia, nel frattempo, i genitori cominciano a sospettare l'uno dell'altro.

La pista

È proprio sulla cerchia familiare che si addensano le ombre, su quel padre violento e collerico, sulla madre esasperata. La sera del 5 giugno il cellulare di Filippo risulta spento per diverse ore, proprio quelle in cui scatta la segnalazione della scomparsa. Un dettaglio che immediatamente indirizza le indagini sull'uomo. Perché il 41enne ha spento il telefono proprio quando attendeva notizie dei due figli? Il 14 giugno, intanto, viene chiamato a collaborare alle indagini Carlo Bui dell’Unità Analisi Crimine Violento della Anticrimine. Ad agosto tre ragazzini riferiscono agli inquirenti di aver giocato con Ciccio e Tore la sera della scomparsa. I ragazzi si sarebbero lanciati dei palloncini pieni d’acqua a piazza delle Quattro Fontane, nel centro storico della cittadina. La finestra temporale viene inquadrata tra la 20,50 e le 21,50. Uno dei ragazzini racconta che i fratellini sarebbero saliti sulla Lancia Dedra blu del padre, che, peraltro, lo avrebbe anche rimproverato di aver bagnato Ciccio. Ma nessuno degli altri amichetti ascoltati dà riferimenti precisi, è come se i fratellini fossero stati  inghiottiti in un buco nero. Intanto un altro terribile sospetto emerge durante le indagini sul caso. Il 29 agosto il compagno di Rosa viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale su una 15enne.

L'epilogo

"Siamo arrivati alla conclusione che sono morti e, in base agli elementi che noi abbiamo, per mano del padre”. A novembre 2007 il procuratore Marzano annuncia l’arresto di Filippo con l’accusa di sequestro di persona, duplice omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela e occultamento di cadavere. L’ipotesi è che i due fratellini abbiano disobbedito e che il padre abbia reagito con rabbia. Dietro la morte presunta dei fratellini gli inquirenti pensano che ci sia una punizione sfuggita di mano. L’autotrasportatore finisce in carcere e ci resta fino al 4 aprile 2008. Poche settimane prima, il 25 febbraio, infatti, i corpi di Ciccio e Tore emergono dalle profondità del vecchio casolare. L’autopsia conferma che non hanno subìto maltrattamenti: sono morti di stenti sul fondo del pozzo dove sono precipitati, forse, nel corso di un gioco. Ciccio è morto per primo per l’emorragia causata dalla caduta. Tore è sopravvissuto al fratellino per diverse ore. È morto nel sonno per fame, freddo e per l’emorragia causata dalle ferite. Nessuno ha sentito le richieste di aiuto, nessuno ha sentito le grida, ma soprattuto nessuno li ha cercati in quel rudere abbandonato. Il papà dei piccoli viene scagionato dalle accuse e l’inchiesta viene definitivamente archiviata nell’aprile 2016. Restano dubbi sull’avvistamento di Ciccio e Tore in compagnia del padre la sera della scomparsa, sul buco nel suo alibi, su cosa sia realmente accaduto nella "casa delle cento stanze" e sul fondo di quella cisterna dove è stata trovata la batteria di un cellulare Motorola. Dopo l'archiviazione dell'inchiesta, Filippo viene risarcito con la somma di 20mila euro per l'ingiusta detenzione e 45mila euro per i danni esistenziali. Rosa, invece, continua a sostenere che quella sera Ciccio e Tore fossero in compagnia di altri ragazzini che avrebbero nascosto quello che sapevano. I ragazzi si potevano salvare, secondo la madre, se gli amici avessero raccontato quello che sapevano. È questo il triste epilogo di una storia amara in cui la ricerca del colpevole ha preso spesso il sopravvento sulla ricerca dei due ragazzini scomparsi.