Oggi il Forteto è una fiorente cooperativa agricola toscana a pochi chilometri da Firenze. Tra le mura della fattoria di Vicchio dove stagionano i formaggi e si distillano oli, un tempo paurosamente vicino hanno albergato storie di orrori di cui si è volutamente taciuto. Per la dolosa rinuncia delle istituzioni a ogni forma di controllo, per la cecità di un sistema malato che ha fatto gli interessi degli orchi. E non solo.

Tutto ha inizio nel 1977 a Farneto, piccolo comune in provincia di Perugia, dove 30 giovani occupano un casolare ai piedi delle colline. A guidarle sono due comunisti toscani, Rodolfo ‘Foffo’ Fiesoli, detto il ‘profeta’ per i suoi discorsi ispirati e Luigi Goffredi, ‘l’ideologo' noto per le sue pionieristiche teorie ‘gender’. Ex sessantottini, hanno in mente di fondare una comunità pastorale che viva del lavoro della terra e segua un percorso esistenziale improntato al rifiuto dei legami biologici e alla ricerca della famiglia ‘alternativa’. Da comune hippy, la comunità diventa presto Cooperativa emergendo come eccellenza economica nel settore caseario. Si sposta a Vicchio, nel Mugello, in una grande fattoria da 500 ettari.

Il padre buono degli ‘inadottabili'

Nelle campagne dove il Mostro di Firenze semina morte, le coppie del Fortéto seminano benessere. Le teorie sulla famiglia, apprezzate soprattutto dalla sinistra toscana, guadagnano alla cooperativa la fiducia del Tribunale per i minorenni che alle coppie del Forteto, tutte rigorosamente senza figli, inizia a concedere l’affidamento di minori provenienti da situazioni di grande disagio che nessun altra struttura accettava di accogliere. Al Forteto iniziano a sfilare personaggi delle istituzioni locali e nazionali, plaudendo l’operosa convivenza di tante persone, mentre Fiesoli viene acclamato come il nuovo don Milani. Nel 1978, appena un anno dopo la nascita della comunità, sul leader e il suo braccio destro Goffredi, si abbatte una denuncia infamante: maltrattamenti, corruzioni di minore e atti di libidine violenta (per il solo Fiesoli).

L’intellighenzia della Sinistra toscana insorge contro l’inchiesta del pubblico ministero, Carlo Casini. Sono in molti a pensare che Fiesoli sia stato ‘punito’ per le sue teorie alternative alla famiglia tradizionale. Tra questi si schiera anche il presidente del Tribunale di Firenze, Gian Paolo Meucci che, dopo il ritorno di Fiesoli in comunità gli assegna l’affido di un bimbo down. Un gesto di stima che vuole lavare via le macchie dalla reputazione del Forteto, ma lascia perplessi molti.

La condanna: Fiesoli è un pedofilo

Nel 1985, nonostante la strenua difesa dell’allora giovane avvocato Giuliano Pisapia, Foffo Fiesoli viene condannato con sentenza definitiva per pedofilia, ma neppure allora il sistema Forteto viene messo in discussione. La comunità continua a collezionare riconoscimenti e il ‘metodo’ Fiesoli, tra incensi e applausi, finisce teorizzato nei suoi libri. Quanto ai bastian contrari che hanno criticato la fattoria, ormai hanno ben chiaro un punto: il Forteto è intoccabile. 

"No, non si doveva portare in televisione il nome Forteto"

Bruno Vespa

Strasburgo

Dove ha fallito il magistrato Carlo Casini, riesce invece la ferrea volontà di una mamma italo-belga. La donna, si rivolge alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo che nel 1998 accoglie il suo ricorso contro il Tribunale di Firenze, reo di averle imposto di troncare ogni relazione con i figli ospiti del Forteto. La famiglia ‘funzionale’ del visionario Fiesoli, infatti, predicava la cancellazione dei legami con i genitori naturali. Ciò tuttavia, fuori dalla società distopica del Mugello, in quella dove i rapporti tra genitori e figli vengono normati dallo Stato, costituisce una violazione dei diritti umani. Una violazione che giudici minorili e servizi sociali avrebbero dovuto sanzionare ben prima, eppure. Alla fine Strasburgo condanna l'Italia a pagare una multa di 200 milioni di lire per quanto accaduto al Forteto.

 Il ponte

Tra l’impenetrabile fortezza di Fiesoli e il mondo esterno è calato un ponte levatoio. Grazie a denunce come questa sarà possibile raccogliere testimonianze scioccanti sulle regole ‘crudeli e incomprensibili' del verde eden della famiglia alternativa. Bambini abusati sessualmente, picchiati, allontanati dai genitori naturali e, in alcuni casi, persuasi addirittura a denunciarli per falsi abusi. Ragazzi che venivano allevati nel disprezzo dell’amore eterosessuale (non è un caso, del resto, che in vent’anni nessun bambino sia nato al Forteto). In tutte le testimonianze dei fuoriusciti in cima alla piramide delle turpitudini c’è lui: Rodolfo ‘Foffo’ Fiesoli, il ‘padre’ della pedagogia di Sinistra, che il 20 dicembre 2011 finisce in manette con l'accusa di atti di zoofilia e pedofilia.

Cadono le mura intorno al Forteto

Lo scandalo Fortéto scoppia con una portata dirompente. La regione Toscana  – la stessa che ha versato finanziamenti per 1 milione di euro – istituisce una commissione di inchiesta che metta nero su bianco tutte le violazioni di Fiesoli: un fascicolo che fa tremare la dirigenza politica toscana. Nella relazione finale della Commissione d'inchiesta della Regione Toscana appaiono i nomi e cognomi dei politici locali e nazionali auditi a vario titolo per le attività del Forteto. Personaggi della levatura di Rosy Bindi, Antonio Di Pietro (che ha formato una prefazione al libro di Fiesoli) e Susanna Camusso.

L'epilogo

Ora che ha perso i suoi angeli la cooperativa finisce nel mirino dei media: il programma ‘Le Iene' dedica tre scioccanti servizi alle testimonianze delle vittime. Percosse, abusi, sfruttamento del lavoro minorile, violenze sessuali da parte dei genitori affidatari sui figli: il vero volto del Forteto appare in tutta la sua spaventosa evidenza. Anche la politica, che sino ad allora aveva protetto l’eccellenza educativa toscana, si fa indietro: “I responsabili devono pagare” sentenzia Matteo Renzi, sindaco di Firenze che però poi, da premier, pochi mesi dopo, rifiuta di aprire un'inchiesta parlamentare e di commissariare la cooperativa. La condanna della magistratura per il solo Fiesoli, è arrivata solo nel 2017, quando la Cassazione ha confermato i 15 anni di carcere per abusi e maltrattamenti. Il teorema Forteto, però, ancora una volta, non si smentisce: dopo soli 7 mesi, il nuovo ‘Don Milani' viene scarcerato perché la sentenza della Cassazione non è da considerarsi definitiva.