Il racconto di Franz Kafka, pubblicato nel 1915, ancora a distanza di 100 anni ha il potere di scioccare ed interessare, forse perché il paradosso e le contraddizioni vissute da Gregor Samsa, il protagonista, restano attuali, seppur in diversi tempi e in diverse forme. Il poeta britannico Hugh Auden definiva Kafka il "Dante del XX secolo", ed Elias Canetti ha affermato che con questo racconto lo scrittore ceco ha senza dubbio superato se stesso, perché non c'è nulla che potrebbe superare "La metamorfosi". Un secolo dopo, perché "la Metamorfosi?" attira ancora così tanti lettori? Una delle ragioni più semplici è perché si può considerare una storia "horror": Gregor Samsa si sveglia trasformato in un insetto mostruoso, e noi ne seguiamo le vicende sino alla morte, che avverrà pochi mesi più tardi. Gregor vive un incubo, e con lui, il lettore: per la sua famiglia, la metamorfosi è causa di disagio, angoscia, paura, poi fastidio, ripugnanza e schifo. Ed è proprio il paradosso che si crea fra la realtà che circonda Gregor e la sua inverosimile trasformazione che ad un certo punto crea l'incubo. "La metamorfosi" è ambientata in un mondo riconoscibile, ma non del tutto reale, preciso e dettagliato nel racconto ma in effetti più vicino al sogno che alla realtà. In un secolo di letteratura, tanti sono gli scrittori che hanno dichiarato il loro amore incondizionato nei confronti di quest'opera, da Màrquez a Nabokov, e tanti sono stati gli adattamenti teatrali che hanno cercato di eguagliare l'atmosfera terribilmente surreale raccontata da Kafka con un realismo e una concretezza fuori dal comune. Le metamorfosi si presentano come un'opera estremamente complessa, per i richiami alla psicanalisi di Freud e alla biografia tormentata dell'autore, un intreccio di vita e letteratura non sempre facile da districare: ecco allora cinque curiosità che vi faranno entrare nel complesso e affascinante mondo inventato da Kafka un secolo fa.

1. Vivere una situazione “kafkiana”

La storia di Gregor Samsa è l'esempio più chiaro di cosa voglia dire l'aggettivo, ormai entrata nell'uso comune, “kafkiano”: una situazione paradossale, angosciante ed alienante, che viene per forza di cose accettata come normalità in quanto è impossibile attuare una qualunque reazione tanto sul piano pratico che su quello psicologico. "Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto": cosa gli è accaduto? Kafka non lo dirà mai. E Gregor sarà costretto ad accettare questa nuova e assurda situazione, senza comprenderla ma con un insopportabile senso di angoscia, fino a capire che per lui, nel mondo, non c'è posto.Coperto dalla polvere e dai rifiuti che si sono ammucchiati nella sua stanza, l'uomo-insetto si lascia prendere dalla morte. La cameriera getterà "via quel coso là", e la famiglia tornerà indisturbata alla propria normalità. Un senso di angoscia tutto umano, generato dall'incomprensibilità della vita: romanzi come "Il castello" o "Il processo", ma più di tutti, "La metamorfosi", hanno raccontato questo tipo di situazione, tanto tipica da entrare nel vocabolario di ognuno.

2. Gregor non si trasforma in uno scarafaggio

la copertina della prima edizione de "La metamorfosi"
in foto: la copertina della prima edizione de "La metamorfosi"

La metamorfosi ha scatenato, fin dai primi anni Trenta, un ampio dibattito sul modo migliore di tradurre una lingua complessa e metaforica come il tedesco. Soltanto la prima frase è stata esaminato migliaia di volte: nella versione originale, Gregor si sveglia trasformato in un mostruoso "Ungeziefer". Questa parola deriva dal tedesco antico, e indicava, in epoca medievale, un animale non meglio specificato: il termine è dunque generico, e indica un "insetto" qualsiasi, non uno scarafaggio. Un altro termine che compare nel testo è "Mistkäfer", un "insetto dotato di corazza dorsale e zampette": i traduttori hanno alternato "scarafaggio", "blatta", addirittura "piattola", ma nell'intenzione dell'autore non c'era la volontà di suggerire questo tipo di animale. La vaghezza delle parole anzi, testimonia una scelta narrativa ben precisa da parte di Kafka, il quale aveva chiesto espressamente al suo editore che sulla copertina del libro non ci fosse alcun riferimento esplicito all’insetto: Kafka lo voleva lasciare all'immaginazione del lettore con tutte le contraddizioni che ne possono derivare. Nonostante le descrizioni del corpo di Gregor in seguito evochino l'immagine di una specie di coleottero di dimensione umana, la parola “scarafaggio” è da considerarsi quindi fin troppo specifica, e richiama un'immagine ben riconoscibile che Kafka non voleva affatto suggerire.

3. Un fumetto

la graphic novel di Peter Kuper
in foto: la graphic novel di Peter Kuper

Nel 2004 il fumettista americano Peter Kuper ha pubblicato una graphic novel ispirata alle vicende del romanzo, e in Italia il fumetto è stato pubblicato dall'editore Guanda, nel 2008. Kuper ha ricreato con abilità, mettendola nero su bianco, quell'atmosfera angosciante e claustrofobica così ben descritta da Kafka, utilizzando prevalentemente la tecnica della graffiatura della china: tutto, dallo scarafaggio Gregor alla famiglia, dalla buia stanza da letto alla realtà che circonda il protagonista, nella trasposizione di Kuper rimane fedele a quella metafora di disumanizzazione dell'esistenza proposta dallo scrittore ceco. Il fumetto è stato accostato spesso al cinema, quasi fosse un film muto, per la capacità che ha di suggerire il realismo dell'immagine in movimento: tanto da ispirare anche un corto di animazione.

4. Una fotografia misteriosa

All'inizio del racconto, attraverso gli occhi di Gregor, Kafka descrive la stanza in cui si svolgerà gran parte dell'azione. Appesa alla parete, compare la fotografia di una donna:

Al di sopra del tavolo, dove era spiegato alla rinfusa un campionario di tele appena tolte di valigia (Samsa faceva il commesso viaggatore), stava appesa un'illustrazione che egli aveva ritagliato qualche giorno prima da una rivista illustrata e poi aveva messo in una graziosa cornice dorata. Raffigurava una signora con un cappellino e un boa di pelliccia che, seduta con le spalle ben dritte, tendeva ai presenti un pesante manicotto in cui il suo avambraccio era interamente scomparso.

La fotografia della misteriosa donna non è un elemento casuale nel racconto, né secondario. Alcuni critici hanno letto in questo apparentemente piccolo dettaglio un riferimento molto forte a Felice Bauer, la donna con la quale Kafka ebbe un tormentato e discontinuo fidanzamento: Franz incontra Felice nel 1912, lo stesso anno in cui inizia a scrivere "La Metamorfosi", e fino al 1917 vivrà una relazione fatta di alti e bassi che si concluderanno con la scoperta della malattia e la decisione, da parte di Kafka, di escluderla definitivamente dalla propria vita. La figura di questa donna è stata molto dibattuta e studiata dai commentatori dello scrittore: ad un certo punto della sua vita, Kafka si rende conto che l'unico mezzo per sottrarsi all'autorità assoluta paterna, è quello del matrimonio. Sposarsi avrebbe significato evadere dalla prigione familiare, ed è precisamente questo il senso che la figura di Felice Bauer assume per Franz durante gli anni del fidanzamento: l'unica via d'uscita, tra le altre cose fallita, di risolvere il conflitto insanabile con suo padre e una possibile fuga dalla claustrofobica famiglia borghese che egli porta come un peso in ogni suo racconto.

5. Dal teatro al cinema

Bjorn Thors interpreta Gregor nel 2009
in foto: Bjorn Thors interpreta Gregor nel 2009

Tanti sono stati nel corso degli anni gli adattamenti teatrali del testo di Kafka: famosa è la trasposizione dell'attore e regista Steven Berkoff alla Roundhouse di Londra nel 1969. Ancora, Brad Davis e Tim Roth agli inizi degli anni Ottanta, e un magnifico Roman Polanski nei panni di Gregor Samsa nel 1988.

un altro dei numerosi adattamenti teatrali del racconto
in foto: un altro dei numerosi adattamenti teatrali del racconto

L'ispirazione più forte ed intensa, perché di un vero e proprio adattamento non si può parlare, è però quella del regista David Cronenberg con il suo film "The fly" del 1986. La pellicola ha creato un vero e proprio genere, quello del "body horror": il racconto di deformità fisiche e mutazioni genetiche che vanno di pari passo con una degenerazione mentale del protagonista. Gli anni Ottanta sono ricchi di questo tipo di suggestioni, e "The fly", in italiano "La mosca", resta senz'altro un esempio importante: il protagonista del film non si sveglia trasformato in un insetto, ma muta lentamente in seguito ad un errore durante un esperimento scientifico. Sembrerebbe solo un sottile richiamo al genere, se non fosse per una citazione dello stesso protagonista: "sono un insetto che aveva sognato di essere un uomo e gli era piaciuto. Ma adesso il sogno è finito, e l'insetto è sveglio", un diretto riferimento all'elemento del sogno presente nel racconto di Kafka.

fotogramma tratto da "The fly", David Cronenberg, 1986
in foto: fotogramma tratto da "The fly", David Cronenberg, 1986