Premier greco

O si trova l'accordo con i creditori privati o si va verso il default. La Grecia è sull'orlo del fallimento e sa che la salvezza passa necessariamente per un accordo con l'Istituto di Finanza Internazionale (Iif), che rappresenta gli interessi degli investitori privati. I negoziati sono in una fase di stagnazione dallo scorso venerdì a causa del mancato accordo sul tasso d'interesse che la Grecia offrirà sui nuovi bond e sul piano per imporre le perdite agli investitori.

Accordo difficile coi creditori internazionali

Ecco quindi che l'incontro di oggi pomeriggio ad Atene tra il governo ellenico e i rappresentanti dell'Ift, il direttore Charles Dallara e il co-presidente del comitato direttivo dei creditori privati Jean Lamierre, sembra essere tremendamente decisivo. Il premier Luca Papademos ha cercato di mettere pressione sui detentori di titoli greci, prospettando, nel caso non fosse possibile giungere ad un accordo, una legge che imponga ai creditori di assumere le perdite sui propri patrimoni. Insomma, per continuare a galleggiare, Atene ha bisogno che i creditori le facciano un bello sconto. A marzo, poi, scadranno 14,5 miliardi di titoli che rischiano di non essere onorati. Il governo greco  vorrebbe scambiare i bond che stanno per arrivare a scadenza con nuovi bond dal rendimento più basso da affiancare ad un piccolo rimborso. Ma gli investitori non sembrano entusiasti della prospettiva. Se poi aggiungiamo che l'accordo con chi detiene i titoli greci rappresenta la condizione necessaria affinché l'Eurozona eroghi ad Atene un nuovo prestito da 130 miliardi, ecco che il drammatico quadro nel quale versa la Grecia assume contorni sempre più inquietanti.

Anche il fronte interno resta caldo

La situazione resta delicata. Sul fronte interno, Papademos ha iniziato un giro di consultazioni con i leader dei partiti che appoggiano la sua maggioranza: previsti, tra oggi e domani, incontri con Giorgos Papandreou, (Pazok) Giorgos Karatzaferis (Laos), Antonis Samaras (Nea Dimocratia). Una partita molto delicata, poi, continua ad essere quella del lavoro, settore per il quale la troika ha chiesto dei precisi interventi legislativi. La Confederazione Generale dei Lavoratori di Grecia (Gsee) ne sta discutendo con il mondo dell'imprenditoria, ma ha già fatto sapere che non tratterà sul contratto collettivo di lavoro, sul taglio di tredicesima e quattordicesima mensilità e sulla riduzione dello stipendio minimo garantito nel settore privato.

Il rischio default

Le agenzie di rating continuano a scommettere sul fallimento del Paese ellenico. Edward Parker, responsabile dei rating sovrani europei di Fitch, ha spiegato in un'intervista alla Bloomberg che l'accordo per imporre perdite ai creditori privati è da considerare default. Anche Moritz Kraemer di Standard & Poor's scommette sulla bancarotta e mette in guardia dai rischi di un default disordinato, che "avrebbe ramificazioni su altri Paesi”. Possibile che nel futuro del Paese ci sia anche il default controllato: nello specifico si tratterebbe di una "ristrutturazione controllata" del debito con un taglio del 50%  per i detentori di obbligazioni.