Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ammorbidisce un po’ i toni rispetto a ieri nei confronti del piccolo Ramy, il ragazzo che ha chiamato – insieme a un suo compagno – i soccorsi che hanno salvato 51 bambini dal dirottatore del bus di San Donato Milanese. Ma dello ius soli non vuole sentir parlare: “Non se ne parla – ribadisce Salvini –. L’Italia è già oggi il Paese che concede più cittadinanze ogni anno, non serve una nuova legge. La cittadinanza è una cosa seria e arriva alla fine di un percorso di integrazione, non è un biglietto per il Luna Park. In singoli casi eccezionali si può concedere anche prima del tempo, ma la legge non cambierà”. Il caso eccezionale è sicuramente quello di Ramy: “Stiamo proseguendo con tutte le verifiche del caso, spero di incontrarlo presto e ringraziarlo per il suo coraggio”.

Ma le frasi di Salvini, che ieri ha invitato Ramy a diventare parlamentare per cambiare la legge sullo ius soli, non sono piaciute a tanti, a partire dal sindaco di Milano Beppe Sala che le definisce “un modo per sfuggire al dibattito”. “Io non voglio mettere il cappello su questi fatti, come fanno in tanti, perché i temi sono complessi. Certo la battuta di Salvini ‘fatti eleggere' mi sembra una risposta che non ha senso. È un modo per sfuggire al dibattito. Adesso si riattiverà il dibattito sullo ius soli – aggiunge Sala – che è una questione significativa. Giusto che ne parli il Parlamento, quindi io voglio evitare di cavarmela con delle battute, ma certamente c'è un tema di tanti ragazzi che sono nati in Italia e vivono la nostra cultura”.

Il dibattito sullo ius soli si riapre, quindi, soprattutto nel centrosinistra. Mentre Walter Veltroni e Graziano Delrio si appellano al neo-segretario del Pd Nicola Zingaretti per rimettere al centro della discussione il tema, interviene anche Liberi e Uguali con il capogruppo alla Camera, Federico Fornero: “Il primo giorno della legislatura, a fine marzo dello scorso anno, il gruppo di Liberi e Uguali alla Camera presentò un disegno di legge sulla cittadinanza che comprende anche lo ius soli. Siamo pronti quindi a una battaglia parlamentare e di civiltà per introdurre nell'ordinamento lo ius soli: una risposta di giustizia per centinaia di migliaia di ragazze e di ragazzi italiani”.

Il dibattito continua anche all’interno del Pd, con l’ex presidente Matteo Orfini che ritorna sulla mancata approvazione della legge nella scorsa legislatura: “Quando se ne discusse ero reggente e chiesi privatamente e pubblicamente al governo Gentiloni di mettere la fiducia. Paolo scelse altrimenti e garantì che lo avremmo approvato. È finita come tutti sapete. Devo confessare che non trovai grandi sponde in quella battaglia, anzi molti mi accusarono di voler far cadere il governo. Il rischio c'era, ma mancavano pochi mesi alla fine della legislatura. Sarebbe cambiato qualcosa andare a casa qualche mese prima? E non valeva la pena fare fino in fondo una battaglia come questa?”.