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Salvini contro lo ius soli sportivo: “Non c’entra nulla con medaglia Jacobs, la legge va bene così”

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, chiede di rafforzare lo ius soli sportivo dopo la vittoria della medaglia d’oro olimpica nei 100 metri di Marcell Jacobs: “Non riconoscere lo ius soli sportivo è qualcosa di aberrante, folle”. Immediata la replica di Matteo Salvini: “Oggi sono strafelice delle medaglie, ma con lo ius soli non c’entra nulla. Non c’è nulla da cambiare. La legge va bene così com’è”.
A cura di Stefano Rizzuti
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Da una parte il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che chiede di rafforzare lo ius soli sportivo. Dall’altra l’immediata risposta del leader della Lega, Matteo Salvini, che dice prontamente no: “Godiamoci le medaglie, non c'è bisogno di cambiare alcuna legge”, afferma a Sky Tg24. “Già oggi a 18 anni si può chiedere la cittadinanza”, sottolinea. Ieri era stato Malagò e porre il tema dopo la vittoria dello storico oro olimpico nei 100 metri da parte di Lamont Marcell Jacobs: “Noi vogliamo occuparci di sport e non riconoscere lo ius soli sportivo è qualcosa di aberrante, folle. Oggi va concretizzato: a 18 anni e un minuto chi ha quei requisiti deve avere la cittadinanza italiana”.

Ius soli sportivo, la polemica tra Malagò e Salvini

Per il presidente del Conia 18 anni e un minuto chi ha quei requisiti deve avere la cittadinanza italiana, non che a 18 anni inizia una via crucis”. Già ieri era arrivata una prima risposta di Salvini, che aveva detto un secco no alla proposta di Malagò: “Oggi sono strafelice delle medaglie, ma con lo ius soli non c’entra nulla. Non c’è nulla da cambiare. La legge va bene così com’è. Spero che ne vinciamo sempre di più ma lo ius soli non c’entra un fico secco”.

Che cos’è lo ius soli sportivo e come funziona oggi

Con lo ius soli sportivo si prevede la possibilità per i giovani atleti stranieri di partecipare a competizioni per squadre italiane. È stato introdotto per legge nel febbraio del 2016, ma resta la limitazione relativa alla convocazione nelle nazionali. La legge prevede che questi ragazzi immigrati in Italia possano essere tesserati nei club del nostro Paese pur non avendo la cittadinanza. L’unico requisito richiesto è la residenza in Italia almeno da quando hanno 10 anni, presumibilmente perché così si abbassa il rischio legato al traffico illecito di calciatori. Resta, comunque, il limite di non essere cittadini italiani e per questo non convocabili con la nazionale. Per rappresentare l’Italia, infatti, anche in questi casi bisogna aspettare il compimento della maggiore età e l’avviamento delle pratiche per la cittadinanza. E proprio a questo sembra riferirsi Malagò, chiedendo che la cittadinanza venga data subito ai 18 anni, senza un lungo iter burocratico. Altra ipotesi potrebbe essere quella di arrivare alla proposta di legge sullo ius culturae, che vincola la cittadinanza alla nascita in Italia nel caso in cui almeno un genitore sia residente in Italia da non meno di 10 anni.

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