Minori e siti per adulti: per l’Unione Europea le VPN sono un grosso ostacolo alle app per la verifica dell’età

Una VPN, acronimo di Virtual Private Network ("rete privata virtuale"), è un sistema che crea una connessione protetta tra il proprio dispositivo e Internet. Criptando i dati che passano attraverso questa sorta di "tunnel", questo sistema consente di aumentare la privacy durante la navigazione, collegarsi in sicurezza alle reti Wi-Fi pubbliche e aggirare le eventuali restrizioni di geolocalizzazione di un sito o di una piattaforma mascherando l'indirizzo IP dell'utente e sostituendolo con quello di un server situato in un altro Paese. In Italia e nella maggior parte del mondo, usare questa tecnologia è assolutamente legale e sono molte le aziende che offrono questo tipo di servizi. Non è però un mistero che, proprio per le loro caratteristiche, le VPN vengano utilizzate anche per scopi meno leciti, come accedere ai servizi pirata per guardare piattaforme o eventi sportivi anche senza un regolare abbonamento. Secondo l'Unione Europea, però, il pericolo più grande dietro l'uso di questo strumento è rappresentato dal fatto che, con l'arrivo dei nuovi sistemi di verifica dell'età, i minorenni potrebbero usare le VPN come scorciatoia per accedere a siti per adulti e social network vietati.
A sollevare il tema è stato l'European Parliamentary Research Service (EPRS), il servizio di ricerca del Parlamento europeo, secondo cui le VPN rappresentano oggi una "lacuna normativa" da colmare. Consentendo di camuffare l'indirizzo IP e simulare una connessione da un altro Paese, questi servizi permetterebbero infatti di bypassare le restrizioni per i minori e rendere pressoché inutile la grande infrastruttura digitale su cui l'Europa sta lavorando – pur con qualche difficoltà – da molto tempo.
Perché le VPN preoccupano Bruxelles
Negli ultimi anni governi e autorità di regolamentazione stanno premendo sull'acceleratore per spingere siti e piattaforme a introdurre efficaci sistemi di age verification per consentire l'accesso a contenuti per adulti o considerati dannosi. In Italia ne abbiamo avuto un assaggio con il provvedimento (per ora rimasto su carta) di Agcom a carico di 45 siti porno per obbligarli a impostare un nuovo filtro per controllare l'età degli utenti.
In questo clima di crescente attenzione, le VPN sono diventate uno degli strumenti più utilizzati per eludere i controlli. Il fenomeno è stato osservato soprattutto nel Regno Unito, dove dopo l'entrata in vigore delle nuove norme sulla sicurezza online le applicazioni VPN hanno rapidamente scalato le classifiche dei download. Secondo il rapporto dell'EPRS, la questione rischia di diventare un grosso problema anche per l'UE, dove il Digital Services Act vuole a rafforzare la protezione dei minori online proprio attraverso sistemi sempre più efficienti di verifica dell'identità e dell'età.
L'ipotesi di vietare le VPN ai minorenni
Secondo l'EPRS limitare l'uso delle VPN ai soli adulti potrebbe essere la soluzione migliore per impedire ai minori di accedere a questi servizi per aggirare le nuove regole. Per questo a Bruxelles si comincia a pensare all'idea di introdurre un'ulteriore verifica dell'età proprio per poter scaricare o utilizzare una VPN. Anche la vicepresidente della Commissione europea, Henna Virkkunen, ha confermato che le VPN saranno oggetto delle future regolamentazioni europee sulla verifica dell'identità online, perché non dovranno più rappresentare un mezzo per eludere i sistemi di controllo.
Controllare le VPN: i punti critici per privacy e informazione
Per ora, è bene specificarlo, non è stata ancora avanzata nessuna proposta concreta, tuttavia è bastato solo accennare all'ipotesi per sollevare critiche da parte degli esperti di privacy e cybersicurezza. Le VPN, infatti ,non vengono utilizzate soltanto per guardare le partite di calcio o per aggirare i blocchi geografici delle piattaforme di streaming, ma rappresentano anche uno strumento fondamentale per proteggere comunicazioni sensibili, evitare forme di sorveglianza e lavorare da remoto in sicurezza. Obbligare gli utenti a identificarsi prima di accedere a un servizio VPN rischierebbe di ridurre drasticamente l'anonimato online, facilitare la raccolta di dati personali e, in buona sostanza, creare nuovi problemi di sicurezza.
Non solo. Tutte le utilizzano le persone che utilizzano una VPN per proteggersi da tracciamenti e possibili pressioni politiche – come giornalisti, attivisti e dissidenti – troverebbero ulteriori ostacoli nelle loro attività. Non a caso diversi provider del settore hanno già contestato apertamente questa impostazione normativa, inviando lettere ai legislatori britannici ed europei.