Un segnale di Alzheimer e declino cognitivo si può notare nella scrittura: attenzione al dettato
Un segnale di Alzheimer e declino cognitivo può essere notato nella scrittura, indicativa di processi neurodegenerativi, soprattutto con l’avanzare dell’età. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience che ha individuato alcune caratteristiche della scrittura in grado di cogliere differenze legate allo stato cognitivo. Questi elementi non riguardano l’aspetto della grafia, ma il modo in cui si scrive, riflettendo l’impegno cognitivo richiesto nella pianificazione e nell’esecuzione del gesto. “Scrivere è molto più di un semplice movimento della mano” spiega Ana Rita Matias, autrice principale dello studio e professoressa associata all’Università di Évora, in Portogallo, dove insegna Riabilitazione Psicomotoria presso la Facoltà di Scienze della Salute e dello Sviluppo Umano. “Attraverso la scrittura possiamo osservare alcuni aspetti del funzionamento del cervello e riscontrare differenze nell’organizzazione dei movimenti nel tempo, soprattutto quando il compito richiede un maggiore coinvolgimento delle capacità cognitive, come avviene nel dettato”.
Scrivere sotto dettatura richiede al cervello di ascoltare, elaborare il linguaggio, tradurlo in segni grafici e coordinare il movimento della mano: questa complessità ha permesso di individuare alcuni segnali associati all’Alzheimer e al declino cognitivo.
Cosa cambia nella scrittura sotto dettatura
Tra le caratteristiche del modo in cui si scrive sotto dettatura, le differenze associate all’Alzheimer e al declino cognitivo riguardano soprattutto il tempo impiegato prima di iniziare a scrivere e la durata dell’intero atto di scrittura. Questi due aspetti sono stati osservati sia nel dettato di frasi brevi, sia in quello di frasi più complesse, che hanno reso queste variazioni temporali ancora più evidenti, unitamente anche all’ampiezza verticale dei tratti.
“Quando funzioni cognitive come la memoria di lavoro e il controllo esecutivo risentono del declino cognitivo, i movimenti di scrittura possono diventare più lenti, frammentati e meno coordinati” sottolinea la professoressa Matias.
Altre caratteristiche della scrittura possono invece rimanere relativamente inalterate o risultare meno indicative, come osservato nelle prove di controllo della penna e di velocità della scrittura, da cui non sono emerse differenze significative. Anche il copiato, che richiede comunque un maggiore coinvolgimento cognitivo, non ha mostrato particolari differenze, pur evidenziando una tendenza verso la significatività statistica.
I risultati dello studio, anche se limitato a un piccolo campione di 58 persone di età compresa tra 62 e 92 anni, 38 delle quali avevano già ricevuto una diagnosi di declino cognitivo, indicano che l’analisi della scrittura potrebbe rappresentare un modo pratico per monitorare la funzione cognitiva in diversi contesti.
“La possibilità di utilizzare un metodo non invasivo e dai costi contenuti rende questo approccio potenzialmente applicabile anche nella pratica clinica quotidiana. Saranno comunque necessari nuovi studi per capire quanto possa essere utile nel tempo e verificarne l’applicabilità su gruppi di persone più ampi e diversificati” ha concluso Matias.