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Alzheimer, il modo in cui si scrive può essere un segnale di declino cognitivo: lo studio portoghese

Un team di ricerca portoghese ha determinato che il modo in cui si scrive può essere un segnale di declino cognitivo, tra i principali sintomi del morbo di Alzheimer.
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Il modo in cui si scrive può essere un segnale di declino cognitivo e dunque del morbo di Alzheimer, la più comune forma di demenza al mondo. I ricercatori, infatti, hanno rilevato differenze statisticamente significative tra la scrittura degli anziani con diagnosi di una qualche forma di deterioramento cognitivo e quella di anziani considerati sani. In parole semplici, è stato determinato che le persone con declino cognitivo mostrano una ridotta velocità di avvio nell’esecuzione (il tempo con cui si inizia a scrivere dopo la dettatura), una maggiore durata complessiva per trascrivere la frase dettata e un numero più elevato di tratti per disegnare i vari caratteri. Inoltre, i ricercatori hanno rilevato che gli individui con declino cognitivo tendevano ad avere un minor controllo sulla verticalità dei caratteri, mostrando una maggiore variabilità nell’ampiezza degli stessi. Le caratteristiche cinematiche della scrittura, pertanto, possono riflettere lo stato della salute neurologica, rappresentando un modo semplice ed economico potenzialmente in grado di identificare le persone con declino cognitivo (ed eventualmente demenza) in specifici contesti, come case di cura o ambulatori medici.

A determinare che il modo in cui si scrive può essere un segnale predittivo di declino cognitivo – e dunque di forme di demenza come l’Alzheimer – è stato un team di ricerca portoghese guidato da scienziati del Dipartimento di Sport e Salute, Scuola di Salute e Sviluppo Umano dell’Università di Évora e del Centro di Ricerca Integrata per la Salute del Polo di Évora, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Facoltà di Psicologia dell’Università di Lisbona. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Ana Rita Matias, hanno deciso di verificare se la velocità di scrittura e le caratteristiche dei tratti mostrassero differenze tra anziani con e senza deficit cognitivi, sulla base di precedenti indagini che avevano già dimostrato che l’Alzheimer e altre forme di demenza sono in grado di influenzare il modo in cui si scrive.

Ad esempio, lo studio “Handwriting Changes in Alzheimer’s Disease: A Systematic Review”, condotto da scienziati portoghesi e spagnoli, era giunto alla conclusione che nei pazienti con Alzheimer la scrittura a mano “risulta compromessa a tutti i livelli della gerarchia motorio cognitiva, in particolare nella scrittura di testi, con una maggiore conservazione delle firme”. “Le caratteristiche visuospaziali e linguistiche sono risultate maggiormente compromesse”, avevano aggiunto la professoressa Carina Pereira Fernandes e colleghi. Per verificare l’impatto del declino cognitivo sulle caratteristiche cinematiche della scrittura, il team della professoressa Matias ha coinvolto nello studio 58 persone tra i 62 e i 92 anni, tutte residenti in case di cura. Per 38 di esse era stata fatta una diagnosi di qualche forma di declino cognitivo; i restanti 20 erano stati valutati come cognitivamente sani (i partecipanti sono stati sottoposti a test standardizzati come MMSE e Clock Drawing Test).

I volontari sono stati sottoposti a una serie di prove per valutare le caratteristiche della loro scrittura, con test di complessità crescente. Nel primo caso, ad esempio, è stato chiesto loro di eseguire compiti a basso carico cognitivo e puramente motori, come disegnare 10 linee orizzontali e 10 punti su un foglio nell’arco di 20 secondi. Nel secondo, è stato chiesto di copiare una frase scritta su un cartoncino (è stata fornita una lavagnetta con penna digitale). In questi due test non è stato possibile distinguere il gruppo delle persone con declino cognitivo da quello senza, sebbene il secondo esperimento abbia iniziato a mostrare qualche piccola significatività statistica.

Solo con il terzo esperimento, basato sulla trascrizione di frasi dettate (semplici e complesse), la differenza fra i due gruppi è stata marcata. Come indicato, le persone con declino cognitivo iniziavano a scrivere più tardi, impiegavano più tempo per scrivere la frase e usavano più tratti per disegnare le lettere; inoltre, l’ampiezza verticale dei caratteri mostrava un minor controllo fine, quindi presentava una maggiore variabilità. Tutti questi elementi sono risultati statisticamente significativi quando sottoposti ad analisi specifiche.

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Negli anziani sani i ricercatori hanno rilevato una compensazione cognitiva, per cui la qualità della cinematica della scrittura non predice in modo robusto il risultato finale, a differenza di quanto si verifica nelle persone con declino cognitivo. Poiché la scrittura è un’attività cognitivamente impegnativa che coniuga motricità fine, memoria di lavoro, funzioni esecutive e linguaggio, in un test come quello della dettatura possono emergere differenze sostanziali tra chi è affetto da declino cognitivo e chi no. Per questo gli autori dello studio ritengono che valutare la scrittura degli individui possa rappresentare uno screening di base a basso costo per individuare le persone a rischio di demenza da sottoporre a test più approfonditi.

Scrivere non è solo un’attività motoria, è una finestra sul cervello”, ha dichiarato la professoressa Matias in un comunicato stampa. “Abbiamo scoperto che gli anziani con deficit cognitivo mostrano schemi distinti nella tempistica e nell’organizzazione dei loro movimenti di scrittura. I compiti che richiedono maggiori capacità cognitive hanno dimostrato che il declino cognitivo si riflette nell’efficienza e nella coerenza con cui i movimenti di scrittura vengono organizzati nel tempo”, ha aggiunto l’esperta. “I compiti di dettatura sono più delicati perché richiedono al cervello di svolgere più attività contemporaneamente: ascoltare, elaborare il linguaggio, convertire i suoni in forma scritta e coordinare i movimenti”, ha concluso la scienziata portoghese.

Secondo gli autori dello studio, questo metodo di valutazione potrebbe essere trasformato in una pratica di routine per valutare la presenza di declino cognitivo; tuttavia, saranno necessari studi più approfonditi per determinarne l’applicabilità alla popolazione generale. Va considerato che i ricercatori non hanno tenuto conto dell’impatto dei farmaci, che possono influenzare il modo in cui si scrive.

Diversi studi recenti hanno identificato vari segnali precoci dell’Alzheimer, come ad esempio piccoli cambiamenti nel linguaggio o addirittura la difficoltà a riconoscere l’odore del sapone quando ci si lava sotto la doccia. Un medico ha indicato i quattro campanelli d’allarme da tenere presenti, mentre uno studio cinese ha rilevato che i primi biomarcatori dell’Alzheimer possono essere individuati fino a 18 anni prima della perdita di memoria. I dettagli della nuova ricerca “Handwriting speed and pen motor control in older adults with and without cognitive impairment” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Human Neuroscience.

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