“Proteggiamo la pelle dal sole, soprattutto nei bambini”: AIRC smonta le bufale sulle creme solari
Il polverone sulle creme solari e il rischio di tumori della pelle non accenna a placarsi. Sui social si moltiplicano i video che mettono in discussione l’uso della protezione solare, con messaggi capaci di influenzare il comportamento di molte persone. Un tema diventato terreno fertile per chi è alla ricerca di visualizzazioni e per chi non si fa scrupoli a cavalcare la disinformazione, anche a costo di deformare vicende personali per farle apparire più gravi di quanto non siano. Ne abbiamo parlato con la professoressa Anna Mondino, direttrice scientifica di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, che a Fanpage.it ha spiegato perché, in questa situazione, non possiamo permetterci di abbassare la guardia.
Cosa ne pensa di tutto questo?
Come scienziata e ricercatrice sono allibita da quello che sta succedendo. Le raccomandazioni sui comportamenti salutari sono frutto del lavoro meticoloso e della collaborazione incessante di medici e ricercatori.
La scienza e la medicina partono da osservazioni e ipotesi che, attraverso esperimenti complessi, portano a risultati che vengono pubblicati su riviste internazionali dopo attento scrutinio, per poter essere riprodotti da altri ricercatori. Studi clinici controllati sono poi necessari per generare raccomandazioni per i cittadini. Trovo molto preoccupante che sui social vengano messe in dubbio evidenze consolidate ormai da anni e senza una verifica delle fonti. È il segno di quanto ci si affidi a internet per trovare risposte, senza chiedersi da dove provengano le informazioni. Quando parliamo della salute delle persone è un problema molto serio.
Perché? Cosa sappiamo oggi sul legame tra esposizione al sole e tumori della pelle?
È assodato che il sole emetta raggi ultravioletti e che questi siano correlati allo sviluppo di tumori della pelle. Inducono infatti danni a livello del DNA che possono cambiare il destino delle cellule. Lo sappiamo perché prima è stato osservato il fenomeno, mettendolo in relazione con l’esposizione al sole, e poi è stato studiato il meccanismo molecolare. Ed è stato dimostrato che i raggi ultravioletti sono cancerogeni e rappresentano il principale fattore di rischio per lo sviluppo di tumori della pelle. Al contrario, le creme solari, bloccando i raggi ultravioletti, possono prevenire i danni indotti dal sole.
Affermare che sia più sicuro evitare di metterle, come stiamo sentendo dire in rete, è assolutamente errato e antiscientifico. Dobbiamo considerare lo scetticismo nella scienza come una sorta di sconfitta sociale, e chiederci perché le persone finiscano per fidarsi di contenuti forse pensati per ottenere visibilità e attenzione. La nostra salute non si può basare su video che fanno visualizzazioni.
Qual è il rischio di mettere in discussione le creme solari?
Il punto è che si rischia di vanificare anni di ricerca scientifica, medica e biotecnologica, di scoperte e di sviluppo di strumenti di prevenzione. Pensi anche a tutto il tempo che è servito per sviluppare le creme solari protettive: tutto questo viene messo in discussione sulla base una singola opinione non circostanziata, quindi del niente, nonostante da anni esistano solide evidenze scientifiche sull’efficacia della protezione solare nella prevenzione dei tumori della pelle. Questo vale ancora di più per i bambini: le scottature nei primi anni di vita sono un fattore di rischio importante per lo sviluppo di tumori della pelle in età adulta.
Come dovremmo orientarci davanti a certi video e post sui social?
Dobbiamo guardare a questi contenuti con spirito critico e fare riferimento a fonti autorevoli. Ci sono molti medici che fanno una comunicazione corretta e coerente con le linee guida per la salute. E noi, come Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, facciamo comunicazione da anni, proprio perché abbiamo capito l’importanza di informare in modo chiaro sui risultati della ricerca, perché le persone possano capire le ragioni della necessità di seguire stili di vita il più possibile salutari.
Il sito della Fondazione AIRC ha diverse pagine che spiegano molto bene questi temi, per cui invito chiunque si trovi davanti a contenuti che mettono in dubbio conoscenze consolidate a dubitare di singole notizie e a consultare sempre fonti autorevoli.
E lo studio usato sui social per sostenere che le creme solari aumenterebbero il rischio di melanoma? Cosa dice davvero?
Quello studio era disegnato per capire come fattori genetici potessero interagire con caratteristiche individuali e comportamenti legati all’esposizione solare nel favorire i tumori della pelle. In pratica, lo scopo ultimo era quello di identificare possibili interazioni tra genetica e ambiente e non misurare l’efficacia delle creme solari come intervento preventivo contro i tumori. Sui social lo studio è stato riportato nel modo sbagliato, proponendo un’associazione come prova di causalità. Questo è un errore grave che genera conclusioni fuorvianti.
È un po’ come dire che, se osserviamo che chi usa l’ombrello si bagna di più, allora è l’ombrello a farci bagnare: in realtà l’ombrello si usa quando piove ed è la pioggia che spiega quella relazione. Allo stesso modo, il fatto che dallo studio emerga un’associazione tra l’uso delle creme solari e il rischio di melanoma non significa che le creme siano la causa dell’aumento del rischio. È l’esposizione al sole che può essere pericolosa, per cui le persone che si espongono di più, e quindi rischiano di più, possono essere le stesse che tendono a utilizzare più protezione solare.
Come si dimostra un vero rapporto causa-effetto?
Per capire se esista davvero un rapporto di causa-effetto tra l’uso delle creme solari e il rischio di melanoma, occorre guardare a studi condotti da anni, con metodologie adatte a verificarne l’esistenza. Parlo di studi clinici controllati e randomizzati e dell’osservazione clinica nel tempo, un tipo di indagine sperimentale che permette di valutare il rapporto causa-effetto tra uno specifico trattamento, in questo caso l’utilizzo di creme solari, e gli esiti sulla salute, come appunto il rischio di melanoma o di altri tipi di tumore della pelle.
Questi studi hanno chiaramente dimostrato che l’uso di creme solari con filtri UV (UVA e UVB) riduce il rischio di tumori cutanei, come il melanoma.
Allora perché si tende a dare credito a chi afferma il contrario?
Credo che stiamo attraversando un periodo di scetticismo diffuso nei confronti della scienza, che a volte viene percepita come qualcosa di chiuso e distante dalla vita delle persone. Proprio per questo è importante che i risultati della ricerca scientifica e medica vengano comunicati con chiarezza e si trasformino in conoscenza accessibile a tutti. La scienza deve saper parlare a chi non è del settore, senza per questo perdere rigore.
Qual è il messaggio che vorrebbe arrivasse a chi si chiede se continuare o meno a usare la crema solare?
A chi mette in dubbio l’utilizzo delle creme solari vorrei dire di ascoltare la scienza. E ricordare che le raccomandazioni di oggi sono frutto della ricerca di anni.
Credo quindi che un messaggio importante sia quello di credere nelle raccomandazioni cliniche basate sul metodo scientifico. Se tutti applicassimo un approccio scientifico nella vita, probabilmente vivremmo in una società migliore.