Non sono spugne le masse bianche che trovi in spiaggia, ma ovature di mollusco: la spiegazione dell’esperto
Passeggiando su un spiaggia, in particolar modo dopo una mareggiata, è possibile imbattersi in masse biancastre di dimensioni variabili, dall'aspetto spugnoso e dalla consistenza morbida. La stragrande maggioranza dei bambini che le trova, spesso molto incuriositi, dagli adulti riceve sempre sempre la medesima risposta: “Si tratta di spugne!”. È capitato anche a noi sul lungomare di Latina tanti anni fa. Ma in realtà questo materiale organico e poroso non ha nulla a che vedere col phylum dei poriferi (o spugne, appunto), che sono tra gli organismi più antichi – e semplici – della Terra. Basti pensare che, secondo quanto riportato da un recente studio pubblicato su Science Advance da scienziati dell'Università di Bristol, si stima che il più antico antenato delle spugne sia comparso sul nostro pianeta tra i 600 e i 615 milioni di anni fa (nell’Ediacarano, tardo Neoproterozoico), mentre le più antiche tracce fossili di porifero risalgono a 543 milioni di anni fa, centinaia di milioni di anni prima della comparsa del primo dinosauro. È vero che esistono spugne morbide e porose usate sin dall'antichità per lavarsi, grazie alla struttura proteica in spongina in grado di assorbire molta acqua, tuttavia esse non hanno nulla a che fare con gli ammassi biancastri di cui sopra. Dunque, di cosa si tratta esattamente?
A spiegarlo è l'ecologo marino, divulgatore scientifico e scrittore Andrea Bonifazi, che ha fondato la famosa pagina social “Scienze Naturali” nella quale spesso descrive simili curiosità. Queste masse, come indicato, non sono spugne, bensì ovature di gasteropodi, più nello specifico di specie appartenenti alla famiglia dei muricidi (Muricidae). Questi molluschi sono noti per le bellissime conchiglie spiraleggianti, adornate con spine, creste, tubercoli e lamelle. Esistono circa 1.700 specie di muricidi e alcuni sono ben noti sin dall'antichità; i Fenici, ad esempio, li catturavano per estrarre il famoso colorante porpora per le stoffe, noto come poropora di Tiro o porpora reale.
Come spiegato dal dottor Bonifazi, le specie principalmente coinvolte nella produzione delle ovature in cui ci imbattiamo sono Hexaplex trunculus e Bolinus brandaris (il murice spinoso), entrambe molto comuni nel Mar Mediterraneo e le cui conchiglie si trovano spesso spiaggiate lungo i nostri litorali. La seconda specie è il murice per antonomasia, un po' come il tursiope (Tursiops truncatus) lo è per i delfini. Ha una conchiglia di 6-8 centimetri e vive su fondali con una profondità massima di un centinaio di metri. Si tratta della specie prediletta anche dai Fenici, che si spostavano sin nell'Oceano Atlantico per catturarne in grandi quantità. La porpora, del resto, era un colorante particolarmente pregiato e costoso, tanto che la sua produzione continuò largamente anche con i Cartaginesi e gli Antichi Romani.
Ma come fanno i murici a produrre queste grandi masse spugnose ricche di capsule forate? “Talvolta – ha evidenziato l'ecologo marino in un post su Facebook – può capitare che più individui si riuniscano e inizino a deporre tutti assieme, formando ovature anche di considerevoli dimensioni, sviluppando enormi ammassi grossi come palloni da basket! Queste ovature racchiudono al loro interno un vero e proprio esercito di gasteropodi: ogni femmina può produrre mediamente tra le centoventi e le duecento capsule, ognuna delle quali ha al suo interno tantissime uova, di solito da poche decine a oltre ottocento! Fate due conti per capire quante migliaia di baby molluschi nasceranno!”
È interessante notare che i murici sono ermafroditi proterandri, ciò significa che nascono come maschi e successivamente diventano femmine quando c'è necessità per scopi riproduttivi. Durante la “stagione degli amori”, che va da giugno a luglio, non è insolito notare ammassi di murici che si accoppiano, dando vita alle masse spugnose di cui sopra che generalmente vengono deposte sulle rocce delle scogliere.
“Queste ovature sono affascinanti ‘fabbriche di vita da cui fuoriescono migliaia di piccolissime conchiglie”, ha spiegato a Fanpage.it il dottor Bonifazi. “Tuttavia – ha aggiunto – solo una percentuale irrisoria riesce a crescere, ma anche questo fa parte della lotta per la sopravvivenza che ogni giorno si combatte in Natura.” Siamo innanzi al classico esempio di assenza di cure parentali, una strategia riproduttiva che comporta una mortalità elevatissima per i nascituri ma anche il successo riproduttivo per i superstiti che riusciranno a raggiungere la maturità. Quando troverete questi ammassi sulla spiaggia, ora sicuramente non li vedrete più con gli stessi occhi.