Cosa succede ai prezzi delle bollette quando si costruisce un data center: le risposte di Arera
Quando si parla del boom dei data center, l'attenzione si concentra spesso su implicazioni ambientali come il consumo di acqua, l'occupazione di suolo, le isole di calore o l'enorme quantità di energia necessaria per alimentarli. Negli Stati Uniti, dove la corsa alla costruzione di infrastrutture per l'intelligenza artificiale è già esplosa, la questione è diventata anche un tema sociale e politico, capace di dividere perfino lo zoccolo duro dei fedelissimi di Donald Trump. In Italia il boom sta arrivando ora. Secondo l'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nei prossimi tre anni verranno investiti 25 miliardi di euro nella realizzazione e nella gestione di nuovi data center, molti dei quali sorgeranno soprattutto in Lombardia e Piemonte. Ma oltre all'impatto ambientale, c'è una domanda che riguarda direttamente cittadini e famiglie: quanto peserà questa corsa alla costruzione di nuovi data center sulla bolletta elettrica degli italiani?
La questione è particolarmente rilevante perché i data center sono infrastrutture notoriamente energivore e la loro diffusione aumenterà la domanda di elettricità. E, con il passaggio al sistema dei prezzi zonali, diventa necessario capire che cosa succede quando grandi nuovi consumatori si concentrano in determinate aree del Paese. Per capire quali potrebbero essere gli effetti sul costo dell'energia e quali costi ricadano direttamente sugli operatori e quali, invece, sulla generalità dei consumatori, Fanpage.it ha rivolto alcune domande ad ARERA, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente.
Come si stabiliscono i prezzi dell'elettricità in Italia
Per inquadrare bene la situazione è bene innanzitutto spiegare come funziona, ad oggi, il meccanismo che stabilisce il costo dell'elettricità. Il nuovo sistema dei prezzi zonali divide l'Italia in sette aree geografiche (Nord, Centro-Sud, Sud, Calabria, Sicilia, Sardegna) e vende l’energia a prezzi calibrati legati alle singole zone. Questi prezzi variano ovviamente in base ai consumi e alla richiesta di elettricità. Da qui il timore che nel Nord, dove si concentreranno maggiormente i nuovi data center, la crescita di domanda possa ricadere a cascata sulle bollette dei cittadini.
"In applicazione del Decreto del Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) del 18 aprile 2024, dal premio gennaio 2025 il Gestore dei Mercati Energetici (GME) valorizza al prezzo zonale l’energia elettrica venduta e acquistata sul mercato all’ingrosso", ci spiega un portavoce di ARERA, il quale precisa però come, per il momento, ai clienti finali non si stiano ancora applicando prezzi distinti per zona di mercato. "Il Mase ha previsto un meccanismo di perequazione transitorio che ‘livella' le differenze di prezzo tra le zone, in modo che il cliente finale continui a pagare, per ora, un prezzo unico su tutto il territorio nazionale".
In pratica, se in una zona l'elettricità costa più della media nazionale, il prezzo viene compensato. Se invece costa meno, avviene il contrario. L'obiettivo è accompagnare gradualmente il passaggio dal vecchio sistema del prezzo unico nazionale a quello dei prezzi zonali. Per ora, però, questo percorso non è ancora iniziato e quindi, per i cittadini, non ci sono ancora prezzi diversi in bolletta a seconda della zona in cui vivono. "Il prezzo della componente energia pagato in bolletta dal cliente finale dipende comunque dall'offerta accettata dal medesimo e dal contratto che ne è derivato", ha ricordato il portavoce.
Come influiranno i nuovi data center sulle bollette
Arriviamo dunque al punto centrale. Esiste il rischio – già riscontrato in diversi studi negli Stati Uniti – che i nuovi data center che si costruiranno per alimentare IA e servizi digitali finiranno per farci pagare di più le bollette elettriche?
"È molto difficile prevedere come potrà cambiare il prezzo di acquisto dell'energia elettrica a seguito dello sviluppo dei data center, perché le variabili che influenzano il prezzo sono molteplici", afferma ARERA. Oltre all'aumento dell'energia richiesta – che a parità di ogni altra variabile può, in alcuni casi, comportare un incremento del prezzo – bisogna infatti tenere conto dell'aumento dell'energia prodotta, della trasformazione del "parco di produzione con impianti a minore costo", della riduzione dei consumi a seguito delle iniziative di risparmio energetico, dell'evoluzione delle regole per la formazione del prezzo dell'energia elettrica, ecc.
"Si tratta di un esercizio puramente teorico, che non tiene conto del fatto che l'incremento dei consumi sarà graduale, che i costi degli impianti di generazione non sono costanti nel tempo, che l'aumento dei consumi derivante dai centri dati può essere compensato da una riduzione dei consumi in altri settori e via dicendo". In poche parole, secondo ARERA al momento non è possibile quantificare un'eventuale incidenza sulla bolletta riconducibile ai nuovi data center, a causa delle molteplici variabili che influenzano la formazione del prezzo dell'energia elettrica.
Ciò che si può sapere già adesso è quali costi generati dall'arrivo di un grande data center verranno sostenuti direttamente dal data center e quali possono invece essere sostenuti, direttamente o indirettamente, dalla cittadinanza: "In base alle attuali regole per la connessione alla rete, il 50% del costo di realizzazione di una nuova connessione in alta tensione è posto a carico dell'utente (il data center), l'altro 50% finisce nelle tariffe di trasporto a carico della generalità dei consumatori", spiega Arera.
Si può però ben comprendere – e questa è una nostra riflessione che esula dalle posizioni riportateci da ARERA – come tutto dipenderà dal modo in cui l'Italia gestirà la crescente domanda di energia, accompagnando la costruzione di nuovi data center con un adeguato impianto normativo (a livello nazionale e non solo regionale, come sta avvenendo nel momento in cui scriviamo) e un potenziamento delle infrastrutture e della rete ad alta tensione.
Nuovi investimenti: la differenza tra richieste e impatto reale
Un altro punto che preoccupa chi guarda con diffidenza al fenomeno è che, stando ai dati e al numero soverchiante di richieste di connessione a Terna, la società che gestisce l'alta e l'altissima tensione nel nostro Paese, l'Italia sembra in procinto di dover gestire una domanda energetica mai così alta nella sua storia. Su questo tema, però, ARERA precisa:
"È importante distinguere tra la nuova potenza richiesta e quella che sarà effettivamente realizzata. Secondo i dati diffusi da Terna, le richieste di connessione di nuovi progetti di centri dati alla rete elettrica hanno toccato i 95,38 GW il 21 agosto 2026, cioè quasi il doppio della potenza massima effettiva assorbita su tutta la rete nazionale nel 2026 (58 GW il 15 luglio 2026)". Il fatto è che non tutte le iniziative di realizzazione di data center saranno portate a conclusione. Come abbiamo già spiegato su Fanpage.it, chiedere una connessione a Terna è davvero molto facile e tanti operatori avanzano le richieste soltanto per valorizzare il proprio terreno, senza aver effettivamente intenzione di costruirci un data center. "Pertanto, l'impatto concreto in termini di energia consumata sarà decisamente inferiore rispetto al dato che si potrebbe immaginare guardando il livello di potenza richiesta".