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Oltre 500 richieste per aprire data center in Italia: all’IA serve una quantità di energia mai vista prima

Più di 500 richieste di allaccio a Terna accendono la corsa ai data center in Italia. Gli investimenti miliardari viaggiano tra Piemonte e Lombardia, vero epicentro del fenomeno, pronti a riconvertire suoli agricoli, siti industriali e miniere. Un boom tecnologico che però solleva forti dubbi di sostenibilità energetica e ambientale.
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Il boom dell'Intelligenza Artificiale promette di far piovere sull'Italia miliardi di euro, ma in molti si chiedono se il gioco valga davvero la candela. Secondo l'Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nei prossimi tre anni sono previsti circa 25 miliardi di euro di investimenti per realizzare e gestire le infrastrutture necessarie allo sviluppo dell'IA. Al momento sono già stati approvati ben 83 progetti, ma le richieste sul tavolo sono molte di più. Una parte consistente di questi viene sostenuta da operatori globali, interessati a rafforzare la presenza in un'area considerata strategica per la posizione geografica, la rete infrastrutturale e il collegamento con il resto d'Europa.

Il fenomeno può effettivamente rappresentare una grande occasione economica, con nuovi capitali, nuove infrastrutture e la possibilità di trasformare l'Italia in uno dei principali hub digitali del Mediterraneo. La crescita dei data center solleva tuttavia anche interrogativi legati a consumo energetico, impatto ambientale, uso del territorio e reale autonomia tecnologica.

Il mercato sta già correndo: le richieste a Terna sono centinaia

La dimensione del fenomeno emerge dai dati di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale di alta e altissima tensione. Nei dossier contenuti nel cosiddetto Decreto Bollette approvato dal Senato lo scorso aprile, a fine 2025 risultavano 339 pratiche relative a richieste di connessione alla rete per nuovi insediamenti di data center, per un totale complessivo di 55.932.350 kW. La costruzione di un data center richiede infatti enormi quantità di energia per alimentare migliaia di server e garantire il funzionamento continuo degli impianti, attivi 24 ore su 24.

La distribuzione geografica di queste richieste mostra una forte concentrazione nel Nord Italia. L'epicentro del fenomeno è la Lombardia, che da sola raccoglie circa la metà delle infrastrutture esistenti e oltre il 60% delle richieste dirette a Terna: 202 richieste per un totale di 29.803.850 kW. La maggior parte di queste riguarda l'area intorno a Milano. Seguono poi il Piemonte con 47 richieste, il Lazio con 25, la Puglia con 17 e l'Emilia Romagna con 14.

La corsa ai data center è però così forsennata che questi dati devono già essere aggiornati.  Sul contatore degli utenti di consumo disponibile sul sito di Terna, aggiornato al 30 maggio 2026, le richieste per l'allaccio di nuovi data center sono 509. Di queste, 187 sono ancora da accettare, 305 sono già state approvate, 5 sono in valutazione e 12 hanno già terminato l'intero iter e si apprestano ad avviare i lavori. È doveroso precisare però che lo stato di queste approvazioni riguarda solo l'allaccio a Terna. Incassato questo ok, aziende e appaltatori devono poi passare per gli enti regionali e comunali per ottenere ulteriori permessi prima di iniziare a costruire.

Il dato è comunque significativo perché il totale delle richieste ammonta a una quantità di energia superiore agli 80 gigawatt. Uno sproposito se si pensa che attualmente l'intera potenza destinata ai data center si aggira intorno ai 600 MW.

Milano e la Lombardia al centro della nuova corsa digitale

La Lombardia è il principale polo italiano dei data center grazie alla posizione strategica di Milano, considerata uno snodo fondamentale per il traffico digitale europeo. La città ospita infatti i principali istituti finanziari italiani, numerose sedi di grandi aziende tecnologiche che hanno tutto l'interesse a costruire nuove infrastrutture nella zona per ridurre i problemi di latenza e stabilire un ponte di connessione non solo per l'Italia, ma per l'intera area del Mediterraneo. Milano è infatti il luogo in cui arrivano e vengono distribuiti molti dei dati che viaggiano attraverso i cavi sottomarini collegati al Mediterraneo e approdano in Europa passando da Genova. Una posizione che ha reso l'area metropolitana particolarmente attrattiva per le aziende tecnologiche e per i grandi operatori del settore.

Oggi nell'area milanese sono attivi 33 data center, pari al 68% della potenza installata a livello nazionale. Il numero è però destinato a crescere rapidamente già nei prossimi mesi. Tra i progetti più rilevanti ci sono soprattutto i due poli a ovest del capoluogo lombardo: il grande centro di calcolo in costruzione a Magenta e il mega-data center a Settimo Milanese, entrambi destinati a essere gestito da operatori hyperscale. Nuovi grossi insediamenti sono previsti anche nell'area verso Pavia, presso i comuni di Bornasco, Lacchiarella e Siziano, dove i progetti hanno già generato reazioni da parte dei comitati cittadini. Un altro caso emblematico è quello di Pregnana Milanese, comune di circa 7 mila abitanti a pochi chilometri dal capoluogo. Alcuni operatori hanno manifestato interesse per aree industriali dismesse, tra cui una superficie di circa 185 mila metri quadrati. Va da sé che per un territorio comunale di appena 507 ettari, un singolo insediamento da 18,5 ettari rappresenterebbe una trasformazione urbanistica significativa.

Dove si costruiscono i data center: campi, ex-fabbriche e persino nelle miniere

I terreni che stanno maggiormente ingolosendo i contractor per la costruzione di nuovi data center sono, in particolare, le aree industriali dismesse e i suoli agricoli già riconvertiti in edificabili dai piani regolatori locali. Non mancano però le proposte per cambiare le destinazioni d'uso di vecchi impianti industriali. Tra i casi più discussi c'è per esempio quello di Grugliasco, alle porte di Torino, dove si valuta la costruzione di un mega impianto dedicato allo stoccaggio dati e all'intelligenza artificiale nell'ex area Pininfarina. I sostenitori del progetto sottolineano la possibilità di recuperare un sito industriale abbandonato e creare nuove opportunità per l'hinterland torinese. Chi si oppone solleva invece preoccupazioni circa l'impatto ambientale e il fatto che un'infrastruttura altamente automatizzata potrebbe non compensare, in termini occupazionali, la perdita della precedente funzione industriale.

Ci sono anche soluzioni più "fantasiose". In Trentino, è stato appena inaugurato Intacture, un data center realizzato all'interno di una miniera di dolomia ancora attiva a Predaia, in Val di Non, a circa cento metri di profondità. Il progetto, sviluppato da Trentino DataMine con il coinvolgimento dell'Università di Trento e finanziato anche con risorse del Pnrr, punta su efficienza energetica e sostenibilità: il raffreddamento sfrutta la temperatura naturale dell'ambiente sotterraneo, il sistema è a circuito chiuso senza consumo d'acqua e l'alimentazione arriva da fonti rinnovabili, soprattutto idroelettriche locali. Un caso virtuoso che però appare ben lontano dalla maggioranza di impianti che sorgeranno relativamente vicini a centri abitati e con ripercussioni sul territorio (e sulle bollette) ancora tutte da valutare.

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