L’odore dell’ombelico può rilevare il Parkinson
I ricercatori hanno determinato che è possibile rilevare la presenza del morbo di Parkinson attraverso l'odore dell'ombelico. Potrebbe sembrare assurdo, ma da tempo si parla di un peculiare profilo odoroso associato al Parkinson, una malattia neurodegenerativa – la seconda più diffusa dopo l'Alzheimer, spiega il Ministero della Salute – caratterizzata da tremori, rigidità, disturbi dell'equilibrio e altri sintomi. Nel 2017 balzò agli onori della cronaca internazionale la storia di dell'ex infermiera scozzese Joy Milne, che iniziò a percepire un particolare odore del marito affetto da Parkinson e che riconobbe anche nei pazienti con la stessa malattia che assisteva in ospedale. Nel 2022 fu persino sviluppato un tampone ad hoc basato sulle sue rilevazioni. Non tutti però possono percepire il Parkinson; la signora Milne, infatti, è affetta da iperosmia ereditaria, una condizione che determina una maggiore sensibilità agli odori. Proprio per questo, in diversi studi, sono stati coinvolti i cani, notoriamente dotati di un fiuto eccezionale.
Partendo da queste premesse, gli autori del nuovo studio hanno voluto verificare se il Parkinson e altre patologie potessero essere rilevare dall'odore di tamponi a contatto con specifiche parti del corpo, come appunto l'ombelico, ma anche naso e conca dell'orecchio. Si sono concentrati su queste aree perché sono quelle generalmente meno influenzate da profumi, saponi, cosmetici e altri prodotti per la pulizia del corpo. Per l'esperimento sono stati coinvolti 24 partecipanti, di cui 6 pazienti affetti da Parkinson; 6 con lieve deterioramento cognitivo (MCI); 6 con COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2; e 6 soggetti sani del gruppo di controllo. I tamponi prelevati dalle varie parti del corpo sono stati congelati e analizzati, andando a caccia di uno schema nei composti organici volatili (COV), le molecole odorose rilasciate dal nostro corpo (non sempre percepibili dal semplice senso dell'olfatto).
A condurre l'esperimento è stato un team di ricerca tedesco guidato da scienziati dell'Istituto Fraunhofer per i circuiti integrati IIS di Erlangen, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di otorinolaringoiatria – Facoltà di medicina Carl Gustav Carus dell'Università tecnologica di Dresda (TUD) e dell'azienda Dualquant GmbH di Norimberga. I ricercatori, coordinati dai professori Thorsten Graunke e Thomas Hummel, per rintracciare schemi associati alle malattie hanno usato una tecnica molto sofisticata chiamata Laser-based Photoacoustic Spectroscopy (LPAS), basata su un laser che illumina i campioni biologici. Quando le molecole rilasciate dai tamponi vengono illuminate, si riscaldano e producono microscopiche onde acustiche, che possono essere rilevate dal dispositivo. In sostanza, i ricercatori hanno scoperto che gli odori associati alle varie condizioni danno vita a schemi differenti di onde acustiche, seppur parzialmente sovrapponibili. I tamponi nasali e quelli dell'ombelico sono quelli che hanno dato i segnali più forti e discriminanti, come una sorta di impronta digitale.
È interessante notare che Graunke e colleghi hanno identificato per il Parkinson delle lunghezze d'onda molto specifiche, che per essere identificate possono richiedere macchinari meno costosi e sofisticati di quello utilizzato per l'esperimento. A confermare che lo scherma rilevato dall'odore dell'ombelico fosse rilevante vi è il fatto che gli studiosi, nella seconda fase dell'esperimento, hanno aggiunto l'odore di altre tre persone affette da Parkinson, rilevando il medesimo schema. È interessante notare che le variazioni rilevate non erano influenzate da genere, altezza e indice di massa corporea (BMI), mentre solo l'età risultava associata, un dato atteso dagli esperti perché la malattia neurodegenerativa, nella stragrande maggioranza dei casi, colpisce gli anziani.
I ricercatori sottolineano che serviranno ulteriori indagini, alla luce delle dimensioni limitate del campione, delle condizioni controllate del laboratorio e altri elementi; ciò nonostante, sono state gettate le basi per una sperimentazione più ampia che potrebbe sfociare in test rapidi, economici e non invasivi basati sul semplice odore dell'ombelico, che potrebbero identificare i pazienti da inviare a esami più approfonditi. I dettagli della ricerca “Detection of disease-associated VOC signatures with laser-based photoacoustic spectroscopy (LPAS)” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Scientific Reports.