Le foto della vanessa occhio di pavone, splendida farfalla avvistata a Velletri: “L’ortica è la pianta nutrice”
Alle pendici del Monte Artemisio, nel cuore del Parco regionale dei Castelli Romani, alcuni giorni fa è stata avvistata e fotografata una meravigliosa vanessa occhio di pavone (Aglais io), una delle farfalle più belle presenti in Italia. Questo insetto lepidottero, appartenente alla famiglia dei ninfalidi (Nymphalidae) è infatti caratterizzato da bellissimi colori, in particolar modo sulla superficie dorsale delle ali, dove sul rosso mattone dello sfondo spiccano i quattro ocelli variopinti (o macchie oculari) agli apici, tra sfumature di blu, giallo, bianco e nero. L'apertura alare di questo insetto, conosciuto anche come vanessa Io, può superare i 7 centimetri negli esemplari più grandi, prevalentemente femmine. Non c'è da stupirsi che la vanessa occhio di pavone, distribuita nella fascia temperata tra l'Europa e l'Asia, sia stata dichiarata la farfalla “più amata della Gran Bretagna”, secondo un sondaggio del 2026 condotto dall'autorevole organizzazione Butterfly Conservation.
La vanessa occhio di pavone è presente in tutte le regioni italiane – isole comprese – e può essere avvistata fino a oltre 2.000 metri di quota. Come raccontavamo, un esemplare di questo lepidottero è stato avvistato verso la fine di agosto alle pendici del Monte Artemisio, più precisamente nell'area chiamata Fonte del Turano – o anche Fontana del Turano – nel territorio del comune di Velletri, in provincia di Roma. La zona è molto frequentata da escursionisti e appassionati di mountain bike, dato che da quel punto si dipanano vari sentieri che possono portare sulle cime dei monti dei Castelli Romani. Fra essi, oltre al sopracitato Monte Artemisio, il Monte Ferrari, il Maschio d'Ariano e il Monte Peschio, tutti legati al complesso vulcanico dei Monti Albani. Il sito è frequentato anche da appassionati di fotografia naturalistica, grazie alla presenza di varie specie di uccelli, scoiattoli, piante e insetti. Lungo i versanti dei Monti Albani, ad esempio, è possibile avvistare anche la rara, protetta e bellissima Zerynthia cassandra, una farfalla endemica dell'Italia (cioè che vive solo nel nostro Paese).
A immortalare la vanessa occhio di pavone è stato il fotografo naturalista veliterno Mauro Maione, autore di splendidi scatti sia a tema faunistico che paesaggistico. Come ha spiegato a Fanpage.it, quello del Monte Artemisio è un habitat ideale per la farfalla, “perché è presente molta ortica, la sua pianta nutrice.” In parole semplici, per pianta nutrice si intende quella dove la farfalla depone le uova (anche 500) e dove si nutrono le larve – i bruchi – dopo la schiusa. Sia l'ortica comune (Urtica dioica) che l'ortica annua o minore (Urtica urens) sono ideali per la deposizione del lepidottero, così come alcune specie del genere Parietaria. Come spiegato dal sito specializzato UK Butterflies, oltre all'ortica, le vanesse pavone utilizzano anche il luppolo (Humulus lupulus). Dopo aver superato vari stadi larvali, i bruchi si impupano a testa in giù e dopo 2 o 4 settimane – in base alla temperatura – danno vita al meraviglioso insetto di cui trovate le foto.
La sua incredibile bellezza, colta con maestria da Mauro Maione, è legata principalmente alla superficie dorsale delle ali, dove il contrasto tra il rosso mattone dello sfondo e i colori brillanti degli ocelli genera una vera e propria opera d'arte vivente. Gli ocelli o macchie oculari sono un efficace sistema di difesa contro i predatori, in particolar modo piccoli passeriformi come le cinciallegre, ghiotte di lepidotteri. La pagina ventrale delle ali presenta toni scuri e criptici, che ricordano quelli di una foglia secca o ancor meglio un ramo o un tronco.
La vanessa occhio di pavone in genere si posa con le ali chiuse su steli, rami e altri elementi vegetali, mimetizzandosi nell'ambiente circostante per eludere i predatori. Quando questi ultimi capiscono con cosa hanno a che fare e si lanciano per catturare la preda, la farfalla apre improvvisamente le ali mostrando i quattro grossi ocelli, che spaventano il predatore e lo frenano. Quei pochi istanti di disorientamento spesso permettono al lepidottero di fuggire indenne. Non è chiaro se gli ocelli siano spaventosi perché mostrano occhi simili a quelli dei predatori di piccoli uccelli, o semplicemente perché il contrasto tra i colori genera una sorta di “cortocircuito” visivo-cerebrale; ciò che è certo è che molto spesso la tecnica difensiva funziona efficacemente.
Curiosamente, la vanessa occhio di pavone ha anche un altro asso nella manica: un sibilo, che emette quando si sente minacciata. Questo suono sembrerebbe spaventare i roditori, predatori che attaccano nelle ore notturne e che risultano “immuni” agli effetti degli ocelli. “Il sibilo è emesso sfregando le ali ed è un suono udibile all'orecchio umano”, spiega UK Butterflies. Come ci ha raccontato il fotografo, osservare una vanessa occhi di pavone con le ali aperte al mattino presto è molto difficile, cioè nel momento migliore in cui è possibile fotografarle con la tecnica macro. Bisogna pertanto attendere che la temperatura salga e che le farfalle inizino a spostarsi di fiore in fiore. Si ritiene che questa farfalla, molto territoriale, possa riprodursi anche fino a ottobre, quindi è una di quelle più facilmente visibili in autunno, assieme alla splendida Vanessa atalanta.