Le foto della rarissima tartaruga liuto avvistata in Liguria: “È la più grande tartaruga marina del mondo”
Come vi avevamo raccontato in questo articolo, dedicato all'avvistamento di una splendida tartaruga marina comune (Caretta caretta) incontrata nelle acque di Genova, le uscite di whale watching possono riservare tantissime e gradite sorprese. Quella accaduta a fine agosto a chi era a bordo della nave Corsara è stata a dir poco eccezionale: al largo di Imperia, sempre in Liguria, durante un'escursione di avvistamento cetacei l'equipaggio ha notato uno splendido esemplare di tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), rarissimo nel Mar Mediterraneo (e non solo). Come specificato dall'agenzia federale statunitense NOAA Fisheries, questo rettile marino da adulto può raggiungere 1,8 metri di lunghezza per un peso compreso tra i 340 e oltre 450 chilogrammi: è dunque un vero e proprio colosso. Non a caso, si tratta della tartaruga marina più grande del nostro pianeta, come ha specificato a Fanpage.it la dottoressa Carola Schmidt, biologa a bordo della Corsara che ha immortalato l'incontro.
“Il 30 agosto 2026, a 16 miglia a largo di Imperia, abbiamo avuto un incontro eccezionale con una tartaruga liuto (Dermochelys coriacea). Si tratta di una presenza rarissima nel Mar Mediterraneo e della specie di tartaruga marina più grande al mondo”, ha spiegato la scienziata. “Dal punto di vista morfologico – ha aggiunto l'esperta – è inconfondibile, grazie alla colorazione nero-bluastra e all'assenza di guscio corneo, costituito invece da uno strato di pelle spessa e caratterizzato da 7 creste longitudinali.” “Nelle attività di whale watching condotte dalla società Golfo Paradiso, abbiamo registrato solo altri due avvistamenti di questa specie negli ultimi 10 anni, ma mai un esemplare si era lasciato osservare così da vicino e per un tempo così prolungato”, ha chiosato la scienziata. A testimonianza di questo incontro memorabile, oltre alle splendide foto che gentilmente Carola ha permesso di condividere con voi, vi è anche il video condiviso da Golfo Paradiso sui propri canali social.
Nel filmato di una ventina di secondi si può vedere il rettile emergere brevemente per respirare e poi reimmergersi nel Mare Nostrum, restando appena al di sotto della superficie in compagnia di una moltitudine di pesci pilota. Questi carangidi pelagici – cioè che vivono in alto mare – nuotano spesso in compagnia di grandi pesci (come mante e squali) e tartarughe marine, sfruttandoli sia per raggranellare resti di cibo che per ottenere protezione indiretta, celandosi agli occhi di potenziali predatori. Dal video e dalle immagini si vedono bene anche le grandi pinne pettorali, le più grandi tra le tartarughe marine (la liuto è un po' la megattera della situazione). Questi arti le permettono di nuotare velocemente e raggiungere anche profondità di 1200 metri, più di moltissimi mammiferi marini. La NOAA indica che può restare sott'acqua senza respirare "fino a 85 minuti."
Come ci ha raccontato l'esperto avvistatore e fotografo naturalista Gianni Lucchi, in tutta la sua vita ha avvistato soltanto tre esemplari di tartaruga liuto, di cui due purtroppo morti. La biologa marina Gabriella Motta ci ha invece riferito di averne incontrate soltanto due, vive. Noi, che da oltre venti anni facciamo uscite di whale watching sia nel Mediterraneo che nell'Oceano Atlantico, non abbiamo mai avuto la fortuna di imbatterci in questa meravigliosa specie. Ma un esemplare lo abbiamo comunque visto, imbalsamato, presso i laboratori di Zoologia del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” dell'Università Sapienza di Roma. Era davvero imponente e rubava la scena alle teche colme di animali disposte lungo un corridoio. Tra essi quali spiccavano insetti stecco e foglia esotici, un limulo persino un esemplare di paguro del cocco (Birgus latro), un artropode terrestre – talvolta chiamato granchio, ma non lo è – che può sfiorare 1 metro di lunghezza per oltre 15 chilogrammi di peso. Ma la liuto era la vera "superstar".
Questo splendido rettile marino ha una distribuzione praticamente cosmopolita, essendo presente in tutti i mari e gli oceani del mondo eccetto l'Artico e l'Antartico. La NOAA sottolinea che i più grandi siti di nidificazione “si trovano a Trinidad e Tobago, nelle Antille (Atlantico nord-occidentale) e in Gabon, in Africa (Atlantico sud-orientale).” I siti sono tutti concentrati nella fascia tropicale e subtropicale del pianeta; non a caso, nel Mar Mediterraneo non ne è mai stato identificato uno.
Nonostante un tempo fosse diffusa, questa enorme tartaruga marina – capace di migrazioni di 6.000 chilometri tra aree di alimentazione e nidificazione – oggi è sempre più rara; secondo l'ultimo aggiornamento della Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), la specie è classificata come vulnerabile (codice VU) e la popolazione globale è indicata come in diminuzione. Poiché gli avvistamenti in Italia sono sporadici e non avviene la riproduzione, i dati non sono sufficienti per fornire una classificazione formale. Tutto questo evidenzia il privilegio dei presenti a bordo della nave Corsara lo scorso 30 agosto, quando hanno potuto vedere dal vivo un grande esemplare di un animale così iconico.
La tartaruga liuto risulta esposta a molteplici minacce: catture accidentali (by-catch) nelle reti da pesca; caccia e raccolta delle uova in alcuni Paesi; distruzione dell'habitat naturale, anche per l'innalzamento del livello del mare catalizzato dal cambiamento climatico; illuminazione dei siti di nidificazione, che scoraggia le femmine a deporre le uova e confonde i piccoli dopo l'emersione; inquinamento da plastica, con sacchetti e altri detriti scambiati per prede (come salpe e meduse); e collisioni con le navi, un problema particolarmente grave nel Mar Mediterraneo che colpisce anche i cetacei.