Le foto di una tartaruga marina con un’enorme cicatrice sul carapace: “Probabile morso di squalo”
Le escursioni di whale watching – avvistamento cetacei – regalano sempre tante emozioni, come evidenziano i nostri racconti degli incontri con le balenottere azzurre (Balaenoptera musculus) e le pseudorche (Pseudorca crassidens) nell'Oceano Atlantico. Non di rado, durante queste uscite è possibile avvistare animali in grado di “rubare la scena” anche ai desiderati mammiferi marini. Fra essi figurano senza dubbio le amate tartarughe marine, creature tanto affascinanti quanto difficili da incontrare per chi non è spesso in mare (o non ha la fortuna di assistere alle fasi della nidificazione su una spiaggia). Durante una recente escursione di whale watching nel Santuario dei Cetacei “Pelagos”, innanzi alla costa di Genova e nel cuore del Mar Ligure, abbiamo avuto il privilegio di incontrare un bellissimo esemplare della specie Caretta caretta – la più comune nel Mediterraneo – a ridosso del tramonto, mentre eravamo a bordo della nave Sagittario. La tartaruga, di dimensioni considerevoli, si è lasciata avvicinare dalla grande imbarcazione permettendo a tutti i presenti di ammirarla e fotografarla per alcuni minuti nel suo ambiente naturale, prima che si inabissasse nuovamente nel Grande Blu.
Osservando attentamente il rettile mentre ondeggiava tra i flutti del Mare Nostrum, tenendo di tanto in tanto la testa fuori dall'acqua, ci siamo accorti di un dettaglio piuttosto spiacevole sul suo corpo. Nella zona mediana e posteriore del carapace, infatti, era presente un'enorme e profonda cicatrice, che lo attraversava praticamente da lato a lato. Era un “taglio” netto e non frastagliato che correva longitudinalmente tra gli scuti cornei, apparentemente rimarginato da molto tempo. Sui margini interni erano presenti anche delle lepadi, crostacei marini in grado di insediarsi tanto sulle chiglie delle navi quanto su boe, pezzi di legno e materiale organico (sia vegetale che animale) alla deriva. Alcuni cirripedi come la famosa specie Lepas anatifera – così chiamata dagli zoologi perché dall'aspetto ricorda l'uovo di un'anatra – si agganciano anche alle tartarughe marine, morte o vive, come si evidenzia dalle nostre immagini.
Incuriositi dalla brutta cicatrice, ben visibile nelle fotografie che abbiamo scattato con la nostra fotocamera, abbiamo consultato l'avvistatore di bordo e fotografo naturalista Gianni Lucchi, che ci ha spiegato quella che ritiene essere l'origine più probabile della ferita ormai guarita. Secondo Gianni, autore degli splendidi scatti di un “diavolo di mare” che salta nel Mar Ligure, l'indiziato numero uno è il morso di uno squalo, sferrato quando la tartaruga era ancora piccola. Il carapace delle tartarughe, infatti, cresce aggiungendo materiale senza rimodellare quello vecchio; in sostanza, non si rinnova completamente, quindi si comporta come una sorta di “archivio” dei traumi subiti in passato. Le tartarughe marine rientrano nel menù di squali bianchi (Carcharodon carcharias), mako (Isurus oxyrinchus), squali volpe (Alopias vulpinus) e altri grandi predatori pelagici; talvolta riescono a sfuggire ai fortissimi morsi di questi pesci cartilaginei, ma possono conservarne i segni sul carapace per il resto della vita.
L'avvistatore esclude che la cicatrice possa essere stata causata dall'impatto con una nave, dato che avrebbe lasciato un segno piuttosto diverso sul corpo (ad esempio a causa della rotazione delle eliche). Un danno ben più grave e recente lo si può osservare nella foto che ha gentilmente condiviso con noi la biologa Gabriella Motta, che oltre ad avvistare cetacei su un'altra imbarcazione utilizzata per il whale watching in Liguria – la Rodi Jet – spiega ai presenti il comportamento e le curiosità sugli animali che si incontrano durante le uscite.
Gli impatti con le imbarcazioni, un fenomeno mortale anche per i cetacei, sono solo una delle tante minacce create dall'essere umano con cui le tartarughe marine hanno continuamente a che fare. Fra esse figurano le famigerate reti fantasma in grado di annegarle ai singoli detriti che possono intrappolarle e deformane il corpo. Un caso emblematico è quello degli anelli per le confezioni di birra e altre bevande, una trappola micidiale per questi rettili marini, come mostrano alcune tristissime fotografie che circolano su internet. Ma la minaccia principale è rappresentata dalla plastica, che tartarughe e cetacei possono scambiare per prede e ingerire in grandi quantità, come mostra anche la seguente foto di Gabriella Motta (fortunatamente l'equipaggio si è accorto del pericolosissimo "pasto" ed è intervenuto immediatamente per rimuoverlo).
La plastica può ostruire l'apparato digerente degli animali condannandoli a una morte lenta e atroce causata dalla fame. Spesso capodogli e tartarughe marine spiaggiati vengono trovati con quantità spaventose di plastica nei loro corpi.