Abbiamo visto una balena col ‘piercing’ alle Azzorre: lo squalo taglia biscotti principale indiziato. Le foto

Tra i diversi esemplari di balenottera boreale (Balaenoptera borealis) che abbiamo recentemente incontrato alle Azzorre, nel cuore dell'Oceano Atlantico, ce n'era uno con una caratteristica davvero curiosa e interessante. La pinna dorsale della balena, alta e falcata, aveva infatti un evidente foro nella parte posteriore, in basso. La ferita, come mostrano le nostre fotografie che trovate nell'articolo, risultava ben rimarginata, pertanto non era sicuramente recente. Inoltre il buco era perfettamente circolare, apparendo come una sorta di bizzarro piercing per cetacei.

Dato che da circa venti anni seguiamo la migrazione primaverile delle balene nell'Oceano Atlantico ed è la prima volta che ne avvistiamo una con questo segno particolare, abbiamo chiesto a Enrico Villa – il responsabile della ricerca scientifica di CW Azores – se in passato avessero documentato altri casi analoghi. Il ricercatore ci ha detto che nel loro database, ad oggi, risulta soltanto una balenottera azzurra (Balaenoptera musculus) con un buco simile sulla pinna dorsale.

Incuriositi da questo avvistamento, abbiamo indagato a fondo sulle potenziali cause, immaginando il possibile coinvolgimento di ectoparassiti, predatori o magari interazioni con oggetti e altre attività di origine antropica. Abbiamo scoperto che le balenottere boreali sono spesso vittime di uno squalo dal nome curioso, conosciuto in inglese come “cookiecutter” o “cookie-cutter”, ovvero lo squalo “taglia biscotti”. Questa specie di pesce cartilagineo, il cui nome scientifico è Isistius brasiliensis, in italiano è nota come squalo tagliatore, squalo sigaro e, in modo non dissimile dalla terminologia anglosassone, come squalo “stampo di biscotti”.
Il nome così curioso è legato al fatto che questo animale è in grado di lasciare cicatrici bianche perfettamente circolari sulle specie aggredite, fra le quali mammiferi marini come appunto i grandi cetacei, grossi pesci e persino persone (attacca persino i cavi sottomarini). Il taglia biscotti è uno squalo di piccole dimensioni, la cui lunghezza massima supera di poco i 50 centimetri. Vive principalmente attorno alle isole tropicali e durante le ore diurne si trova a profondità di circa 3 chilometri. Durante il crepuscolo serale, tuttavia, risale in superficie e vi resta fino all'alba: è proprio nelle ore notturne che può aggredire più agevolmente le balene.

Lo squalo taglia biscotti è un ectoparassita predatore che si comporta in modo simile a una lampreda, sebbene la sua tecnica è decisamente più potente. Quando intercetta una potenziale vittima, la raggiunge e si attacca ad essa grazie alle labbra a ventosa, poi, con un movimento rotatorio del corpo, stacca un abbondante pezzo di carne grazie alla sua dentatura specializzata. Non uccide i grandi animali, ma è noto che può divorare attivamente calamari e piccoli pesci.

È dunque verosimile immaginare che la nostra balenottera boreale, in passato, abbia avuto un incontro ravvicinato con uno di questi squali, che per qualche ragione invece di puntare al “bersaglio grosso” si è attaccato alla pinna dorsale, lasciando il buco che abbiamo fotografato. L'attacco potrebbe essere avvenuto nei mesi freddi, quando le balenottere boreali sono più abbondanti nelle acque tropicali.

A confermarci che questa è la probabile dinamica dietro l'origine del foro anche la biologa marina Gabriella Motta, che studia i cetacei del Santuario Pelagos, nel cuore del Mar Ligure. “È possibile. È uno squalo che attacca soprattutto i fianchi, ma per una ferita così circolare è difficile pensare ad altro”, ha affermato la ricercatrice a Fanpage.it, aggiungendo che andrebbero fatte delle misurazioni della pinna dorsale della balena e del buco per capire effettivamente se le proporzioni siano compatibili. La balenottera boreale nuotava placidamente assieme ad altri due esemplari della sua specie nelle acque tra l'isola di Faial e quella di Pico.

Si esclude invece che il foro possa essere stato provocato da un tag applicato dagli scienziati sulla pinna dorsale, dato che questa tecnica più invasiva viene talvolta utilizzata per i piccoli odontoceti (cetacei con i denti), come delfini di varie specie. Sulle balenottere, in genere, vengono “sparati” tag con ventose che si staccano dopo qualche tempo, mentre per i piccoli cetacei gregari, talvolta vengono utilizzati anche sistemi che perforano la pinna dorsale. La procedura viene utilizzata affinché i tag per la raccolta dati resistano anche allo sfregamento e altre interazioni di queste specie altamente sociali.