La storia di KCL, ragazzo di 16 anni con una memoria superiore al 99,9% delle persone
In Polonia c'è un ragazzo di soli 16 anni con una memoria autobiografica eccezionale, superiore a quella di oltre il 99,9 percento della popolazione. Gli scienziati, che hanno descritto il suo caso in uno studio pubblicato sulla rivista Cortex, per proteggerne la privacy hanno deciso di chiamarlo KCL. Il giovane si accorse da solo di avere una capacità mnemonica sorprendente, tanto da ricordare persino eventi risalenti ai primi mesi di vita (confermati dai genitori). Fu proprio lui a contattare un ricercatore per farsi analizzare. La storia di KCL ricorda in parte quella di un ragazzo siciliano di 15 anni dotato di un'analoga “super memoria”, noto per essere il più giovane caso di ipertimesia mai documentato dai ricercatori, sottoposto ai primi test a soli 13 anni dopo la richiesta di una consulenza da parte della madre.
In letteratura scientifica sono note pochissime persone al mondo con ipertimesia, o memoria autobiografica altamente superiore (HSAM), una condizione che, come spiegato dal poliambulatorio Santagostino, è caratterizzata dalla “capacità di ricordare con estrema precisione la gran parte degli eventi accaduti nella propria esistenza”. In parole semplici, un ipertimesiaco è una persona in grado di riportare alla mente i minimi dettagli di una specifica data. Per fare un esempio, alla domanda "cosa facevi alle 16:20 del 3 aprile 2023?", nella stragrande maggioranza dei casi saprebbe rispondere solo chi in quel giorno ha vissuto un evento particolare, come un anniversario, una laurea o un matrimonio. Un ipertimesiaco, d'altro canto, potrebbe ricordare alla perfezione i dettagli di una qualunque giornata: cosa stava facendo, cosa vedeva fuori dalla finestra e magari cosa aveva mangiato o quale canzone aveva ascoltato. È una sorta di “superpotere” sul quale i neuroscienziati stanno cercando di fare luce, anche grazie allo studio di casi precoci come quello del giovane siciliano e di KCL.
A descrivere il caso del ragazzo polacco – il primo nel suo Paese – è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Laboratorio di Psicologia e Neurocognizione dell'Università di Grenoble (Francia), che hanno collaborato con colleghi del Laboratorio di Ricerca Applicata sulla Memoria dell'Istituto di Psicologia dell'Università Jagellonica (Polonia) e del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali e dell'Educazione dell'Università di Perugia. Allo studio ha partecipato il professor Valerio Santangelo dell'ateneo umbro, che aveva seguito anche il caso del ragazzo italiano. I ricercatori coordinati da Krystian Barzykowski e Chris J. A. Moulin si sono interessati al caso di KCL quando, durante un consulto, affermò di avere ricordi vividi dei primi mesi e anni di vita; di poter riportare alla mente numerosi dettagli del proprio passato; di recuperare ricordi legati a odori, emozioni e ad altri stimoli; e di trascorrere fino a 7 ore al giorno a pensare agli eventi vissuti.
KCL mostrava tutti i segni caratteristici di una memoria autobiografica altamente superiore, per questo il professor Moulin e i colleghi lo hanno sottoposto a svariati test per confermare la condizione. In quello sulle date pubbliche, ad esempio, ha ottenuto risultati superiori del 99,5 percento rispetto ai soggetti del gruppo di controllo, con esiti analoghi anche nei test sulle date casuali e sugli eventi autobiografici. KCL soddisfaceva tutti i criteri per essere considerato ipertimesiaco.
Durante le analisi, i ricercatori si sono concentrati soprattutto sui cosiddetti “Involuntary Autobiographical Memories” (IAM), ricordi autobiografici che emergono spontaneamente, senza che sia necessario scandagliare la mente per recuperarli. Basta un odore, una canzone o qualche altro stimolo per farli riaffiorare. È interessante notare che, nei test per valutare i pensieri spontanei, KCL non ne manifestava più degli altri, né aveva più fantasie o pensieri rivolti al futuro. Ma, a differenza degli altri, la maggior parte dei suoi pensieri spontanei era legata a ricordi autobiografici: l'87 percento contro il 39 percento degli altri partecipanti. Gli scienziati ritengono che l'accessibilità ai propri ricordi personali, più che una “super memoria”, sia alla base dell'HSAM. KCL, infatti, non mostrava una memoria di lavoro migliore, né livelli superiori alla media di attenzione, concentrazione, intelligenza generale o altre funzioni cognitive, ma era un vero e proprio campione dei ricordi autobiografici (sebbene i suoi ricordi non fossero più intensi o emozionanti rispetto a quelli degli altri). La differenza sta tutta nella facilità con cui questi ricordi del passato tornano alla mente.
Nei test di interocezione, basati ad esempio sulla percezione del battito cardiaco e di altri stati interni, KCL ha ottenuto punteggi molto elevati; secondo i ricercatori, l'ipertimesia è associata in qualche modo alla capacità di cogliere più stimoli dall'ambiente, in grado di imprimere ricordi nel nostro “hard disk”. In sostanza, secondo gli esperti è presente un abbassamento della soglia che permette ai ricordi di fissarsi e riaffiorare. "Le prove che si accumulano suggeriscono che non sono dei ‘supereroi' cognitivi", scrivono gli autori dello studio riferendosi agli ipertimesiaci. "Al contrario – aggiungono – sembrano ampiamente paragonabili alla popolazione generale in ambiti come l'apprendimento di informazioni quotidiane o la memorizzazione di numeri. Ciò che li distingue è il modo in cui ricordano e accedono agli eventi autobiografici: informazioni su ciò che hanno vissuto, a cui hanno assistito e che hanno sperimentato". Per gli esperti, la peculiarità dell'HSAM risiederebbe nel modo in cui si accede ai ricordi autobiografici, laddove accessibilità e dinamiche di recupero rappresentano i "meccanismi chiave alla base di una memoria autobiografica eccezionale". I dettagli della ricerca "Highly superior autobiographical memory (HSAM) in a 16-year-old male: Investigating involuntary autobiographical memory with questionnaire and laboratory methods" sono stati pubblicati su Cortex.