Per 6 anni non ricorda neppure il proprio nome, poi trova un nuovo lavoro e recupera la memoria
Da un giorno all’altro, un uomo di 40 anni, aveva smesso di sapere chi fosse. Non ricordava più il proprio nome, non riconosceva le strade dove era cresciuto e non distingueva neppure i suoi familiari. Un suo amico lo aveva trovato mentre vagava per la città, confuso e disorientato, e lo aveva riportato a casa. Ma anche dopo avergli insegnato come si chiamava ed essere riuscito a fargli riconoscere il suo nome, l’uomo non era capace di ricordarlo da solo.
Era nato a Sapporo, in Giappone, e aveva un fratello e una sorella più grandi di lui. Cresciuto in una famiglia tradizionalista con un’educazione rigida, era una persona introversa e gentile. Qualche anno prima di perdere la memoria, gestiva una libreria, poi fallita. In seguito aveva frequentato una scuola di formazione professionale per acquisire le competenze necessarie per un nuovo lavoro, ma non aveva trovato un’occupazione. Improvvisamente, l’ultimo giorno del corso, l’uomo ha perso ogni ricordo della propria vita. Due settimane dopo, ancora profondamente confuso, si era presentato con la sua famiglia al reparto di psichiatria dell’Ospedale Universitario di Hokkaido.
La perdita improvvisa della memoria
In ospedale, l’uomo è stato sottoposto a una valutazione neurologica e neurocognitiva, e gli è stata diagnosticata un’amnesia dissociativa generalizzata, una condizione caratterizzata dalla perdita improvvisa della memoria episodica e autobiografica in assenza di danni neurologici significativi. Gli esami avevano però evidenziato una riduzione del flusso sanguigno in sede temporale mediale destra, un’area del cervello coinvolta nella gestione della memoria, mentre sul piano psichiatrico era emerso un lieve episodio depressivo.
L’uomo era stato quindi trattato con farmaci SSRI e analoghi delle benzodiazepine ma, dopo quattro mesi di ricovero, nonostante l’amnesia fosse ancora presente, era stato dimesso dall’ospedale. Non potendo contare sul supporto della sua famiglia, a causa del difficile rapporto con il padre, si era trasferito in una struttura residenziale, recandosi regolarmente in ospedale per i controlli. Aveva iniziato anche a seguire un programma di terapia occupazionale riabilitativa e, qualche mese dopo, aveva trovato lavoro in un piccolo ufficio gestito da assistenti all’impiego.
Il nuovo lavoro che cambia tutto
Sei anni dopo, senza l’aiuto di nessuno, l’uomo ha deciso di cercare un altro lavoro, meno impegnativo. E, poco dopo, ha accettato un nuovo impego, che prevedeva mansioni semplici per poche ore al giorno.
“Due settimane dopo aver iniziato questo nuovo lavoro, ricordava ogni dettaglio della sua vita” spiegano i medici dell’Ospedale di Hokkaido nel rapporto pubblicato su BMJ Case Reports. “Ricordava di aver desiderato morire al termine del corso professionale e di aver assunto una dose eccessiva di farmaci l’ultimo giorno di scuola. Ha raccontano che al risveglio aveva perso completamente la memoria della sua storia personale e degli eventi della sua vita”.
Una settimana dopo la guarigione spontanea dall’amnesia, una nuova valutazione neurologica ha mostrato che la riduzione del flusso sanguigno nell’area del cervello coinvolta nella memoria si era risolta.
Secondo i medici, il forte stress legato alla perdita del lavoro sarebbe stato determinante nella perdita di memoria. “Lo stress derivante dal fallimento e dall’incapacità di trovare un impiego è stato così intenso da indurre un'amnesia generalizzata, mentre la guarigione è risultata correlata all’occupazione” hanno precisato gli specialisti. “È possibile che il nuovo impiego stabile abbia fornito un sollievo dallo stress, sufficiente ad attenuare la soppressone della memoria”.