Il caldo in un solo anno ha fatto 700.000 morti, il triplo di quelli delle atomiche sul Giappone

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Caldo estremo e siccità, Credit: iStock
È stato pubblicato il Lancet Countdown on Health and Climate Change 2026, il più autorevole rapporto che collega il cambiamento climatico agli effetti sulla salute. I ricercatori hanno osservato un drammatico aumento dei morti per il caldo rispetto a 10 anni fa. Nel 2023 hanno perso la vita oltre 700.000 persone.

Mercoledì 28 ottobre è stato pubblicato il Lancet Countdown on Health and Climate Change 2026, il documento più autorevole dedicato all'analisi della relazione tra cambiamento climatico e salute. Il rapporto analizza dieci anni di dati a partire dall'Accordo di Parigi sul Clima siglato nel 2015, volto proprio a contenere l'aumento delle temperature medie entro i 2 °C rispetto all'epoca preindustriale, col traguardo più virtuoso fissato a 1,5 °C (ormai considerato irraggiungibile dagli esperti).

Nonostante i progressi significativi in termini di investimenti sulle energie pulite, decisioni politiche e iniziative di adattamento dei sistemi sanitari, il rapporto evidenzia una drammatica accelerazione nel numero di morti causati dal caldo estremo. Secondo il documento, infatti, il numero medio annuo di decessi dovuti al caldo è aumentato di circa il 36 percento negli anni seguenti all'Accordo di Parigi, con circa 3 milioni di vittime in soli sette anni. L'anno più drammatico in assoluto è stato il 2023, caratterizzato da un'estate infernale; quell'anno il caldo ha ucciso oltre 700.000 persone, circa il triplo di quelle uccise dalle bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 (si parla di decessi nell'arco di alcuni mesi per le radiazioni e non tutte immediate). Secondo gli autori dello studio, circa il 70 percento delle vittime per il caldo nel 2023 può essere attribuito all'aumento delle temperature prodotto dalle attività umane. In sostanza, le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti ha provocato la morte di circa mezzo milione di persone in un solo anno. Nel rapporto sono stati evidenziati anche peggioramento della siccità, aumento del numero di persone colpite dai fenomeni atmosferici estremi e danni economici ingenti legati alle ondate di calore.

A mettere a punto il Lancet Countdown on Health and Climate Change 2026 è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Istituto per la Salute Globale dello University College London di Londra, che hanno collaborato con colleghi provenienti da oltre 70 centri di ricerca e istituzioni di 30 Paesi. Fra essi il Centro per la salute e l'ambiente globale dell'Università di Washington, il Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici di Lecce, il Centro di supercalcolo di Barcellona e moltissimi altri. I 150 esperti, coordinati dalla professoressa Marina Romanello dell'ateneo britannico, hanno lavorato a stretto contatto con l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per mettere a punto il nuovo lavoro. È interessante notare che, rispetto al rapporto precedente, i ricercatori hanno integrato nuovi indicatori per determinare l'impatto della crisi climatica sulla salute, portando a 54 il numero complessivo. Ciò rende il nuovo rapporto pubblicato su The Lancet il più approfondito, completo e autorevole in assoluto a mostrare la correlazione tra riscaldamento globale ed effetti sulla salute.

Come indicato, il dato più inquietante è quello relativo alla mortalità, con un aumento medio dei decessi dovuti al caldo di circa il 36 percento negli anni successivi all'Accordo di Parigi sul Clima, rispetto al decennio precedente. L'anno peggiore, come indicato, è stato il 2023 con 710.000 vittime, il 70 percento delle quali legate al riscaldamento globale di origine antropica. In questo contesto di ondate di calore mortali, i ricercatori ritengono il solo impatto del Super El Nino attualmente in corso, che raggiungerà il picco alla fine dell'anno, possa comportare mezzo milione di morti in più. L'inquietante dato del 2023 nel prossimo futuro potrebbe essere spazzato via.

Oltre agli effetti sulla salute, il caldo anomalo si associa a un gran numero di problematiche, fra le quali una delle più significative è la siccità; gli autori del rapporto indicano che 2025 la siccità estrema ha colpito almeno per un mese quasi il 52 percento delle terre emerse del nostro pianeta; rispetto a dieci anni fa, la frequenza dei periodi di siccità è inoltre aumentato di uno spaventoso 704 percento. Da non sottovalutare anche gli effetti sulla produttività e le perdite economiche: nel 2025 il caldo anomalo ha fatto perdere oltre 570 miliardi di ore lavorative, il secondo dato più alto di sempre secondo l'autorevole rapporto, con un aumento del 35 percento rispetto alla media 2006-2015

Alla luce di queste conseguenze così significative, gli autori dell'analisi sottolineano la necessità di rendere il cambiamento climatico una vera e propria emergenza sanitaria globale. È un messaggio che dovrebbe essere accolto alla Conferenza Onu sul Clima (COP 31) che si svolgerà ad Antalya, in Turchia, tra lunedì 9 e venerdì 20 novembre. Il problema principale risiede nel fatto che gli impatti sulla salute stanno accelerando in modo drammatico, molto più delle azioni virtuose per contrastare la crisi climatica, che pur ci sono. La professoressa Romanello e colleghi sottolineano ad esempio che i sistemi sanitari stanno dando forti segnali di miglioramento per contrastarla, pur in presenza di significative disparità. Del resto, poco meno di 50 Stati membri dell'OMS hanno messo a punto dal 2020 ad oggi una valutazione della vulnerabilità sanitaria in relazione al cambiamento climatico, ma sono passati da 14 a 56 (in soli 10 anni) quelli che oggi hanno sviluppato un piano nazionale contro la crisi climatica. Circa il 70 percento dei Paesi dell'OMS ha comunque dichiarato nel 2025 di disporre di elevata capacità di gestire emergenze sanitarie, comprese quelle legate alle ondate di calore mortali.

Per quanto concerne la decarbonizzazione, fondamentale per ridurre l'impatto del riscaldamento globale sulla salute, i ricercatori hanno osservato che i decessi legati all'uso di combustibili fossili solidi nelle abitazioni (legna, carbone etc etc) sono passati da 2,4 milioni nel 2016 a 2,0 milioni nel 2023, un segnale molto positivo osservato nei 65 Paesi messi sotto la lente. Nel 2025, inoltre, sono stati investiti sulle fonti rinnovabili ben 2.100 miliardi di dollari (sensibilmente superiori a quelli destinati ai combustibili fossili). Non c'è da stupirsi che l'energia solare abbia appena sorpassato il nucleare come fonte produttiva di elettricità a livello globale. Anche la ricerca scientifica sulla salute colpita dalla crisi climatica sta ricevendo molti più finanziamenti, aumentati di quasi sette volte tra 2016 e 2024 (da 42 a 316 milioni di dollari). Sono aumentati anche gli articoli sui giornali che collegano il riscaldamento globale all'impatto sanitario.

Alla luce dei dati emersi, gli autori del rapporto evidenziano sei priorità: il riconoscimento del cambiamento climatico come un'emergenza sanitaria globale; la necessità di integrare salute e clima nelle politiche internazionali; la riduzione delle emissioni di CO2 e altri gas climalteranti; valutare le politiche climatiche in termini di benefici sulla salute; creare una piattaforma condivisa sui dati che collegano il clima alla salute; e aumentare i finanziamenti per tutelare la salute innanzi ai rischi determinati dall'aumento delle temperature. L'imminente COP31 in Turchia potrebbe essere il palcoscenico migliore dove dare una risposta concreta alle richieste degli esperti.

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