Il pianeta è già destinato ad aumentare la temperatura di 1,5°C e ora possiamo solo limitare i danni

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Secondo quanto l’ultimo rapporto dell’United Nations Environment Programme, senza tagli drastici alle emissioni entro il 2030 il pianeta potrebbe raggiungere un aumento di temperature di 2,8 °C entro il 2100.

Il mondo è destinato a mancare l'obiettivo minimo di tenere il riscaldamento globale sotto l'1,5 °C fissato dagli Accordi di Parigi e ora la priorità è limitare i danni, contenendo l'aumento delle temperature e riducendo il più possibile il tempo trascorso oltre quel limite, per poi provare a tornare sotto la soglia entro la fine del secolo. È sostanzialmente questo il messaggio del nuovo report Emissions Gap Report 2026: The Point of Return pubblicato oggi, mercoledì 21 ottobre, dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP).

Secondo i ricercatori, anche negli scenari più rosei il riscaldamento sembra destinato a raggiungere un picco compreso tra 1,7 e 1,8 °C entro la metà di questo secolo, prima di tornare a 1,5 °C o meno per la fine del 2100. Questo obiettivo  minimo è ancora possibile, ma tutt'altro che garantito. Occorre fin da subito invertire la rotta. Secondo le politiche climatiche attuali, il pianeta è infatti destinati a raggiungere i 2,8 °C entro il 2100. Un aumento che provocherebbe conseguenze dirette sulla vita di tutti noi, con fortissimi impatti sull'agricoltura, il consumo di riserve idriche, la salute pubblica e i flussi migratori, visto che alcune aree del mondo diventeranno sempre meno abitabili. Su Fanpage.it a inizio settembre avevamo riportato uno studio che mostrava come nei prossimi decenni quasi il 40% delle terre emerse sia destinato a diventare una landa arida e deserta. Lo lasciamo qui per chi vorrà approfondire.

Il rapporto arriva in vista della COP31, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre 2026. Il vertice sarà un'occasione per tradurre gli impegni in misure concrete e verificabili.

Limitare i danni: cosa deve cambiare per l'UNEP

Per contenere il superamento della soglia di 1,5 °C, le emissioni globali di gas serra dovrebbero diminuire del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040, rispetto ai livelli del 2025. Una traiettoria molto più ambiziosa di quella prevista dagli attuali contributi climatici nazionali, che promettono tagli nettamente inferiori. Ogni ulteriore anno di ritardo restringerebbe sempre più il margine d'azione. Mantenendo le emissioni di CO₂ ai livelli attuali per altri cinque anni, il picco di riscaldamento aumenterebbe di circa 0,1 °C.

In questo processo, la sempre discussa transizione ecologica deve ovviamente giocare un ruolo chiave. Stando al rapporto, i Paesi più industrializzati dovrebbero triplicare la capacità globale di produzione elettrica da fonti rinnovabili, migliorare l'efficienza energetica di ogni settore produttivo e accelerare l'uscita dai combustibili fossili. Secondo il rapporto, la produzione elettrica da carbone dovrebbe diminuire di almeno il 75% entro il 2035, fino alla sua sostanziale eliminazione globale entro il 2040. Un obiettivo non facile da raggiungere, soprattutto perché gli USA di Trump, che in teoria dovrebbero guidare il cambiamento, non solo si sono smarcati dagli Accordi di Parigi, ma hanno anche abolito i limiti alle emissioni di gas serra prodotte dalle centrali elettriche alimentate a carbone e gas naturale.

Nonostante ciò, il rapporto rileva comunque dei segnali incoraggianti: dal 2015 le rinnovabili sono cresciute più rapidamente del previsto e alcune politiche climatiche hanno già prodotto riduzioni misurabili delle emissioni. Il problema è estendere questi risultati a tutti i Paesi e settori economici. Contenere il picco previsto dagli studiosi sarebbe pertanto fondamentale per limitare gli impatti su ecosistemi e società, dalle ondate di calore agli incendi, dalle alluvioni ai rischi di cambiamenti irreversibili. Tornare sotto la soglia richiederebbe anche la rimozione permanente dall'atmosfera di circa 320 gigatonnellate di CO₂ nel corso del secolo. Per questo, sottolinea l'UNEP, le tecnologie di rimozione del carbonio non possono sostituire tagli immediati e profondi alle emissioni.

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