Cambiamenti climatici

Gas serra ai massimi storici: “Gli effetti sul clima si sentiranno per secoli”

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Le nuove concentrazioni record di anidride carbonica, metano e protossido di azoto nell’atmosfera intensificano l’effetto serra e aggravano il riscaldamento globale.

L’anidride carbonica (CO₂) e altri principali gas serra hanno raggiunto livelli senza precedenti nell’atmosfera, rafforzando il riscaldamento globale sul lungo periodo. Lo rileva l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) nel bollettino annuale sui gas serra pubblicato oggi, 27 ottobre 2026, a pochi giorni dalla 31esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP31).

I dati mostrano che la concentrazione media globale di CO2 ha raggiunto 426,9 parti per milione (ppm) nel 2025, ovvero il 153% in più rispetto al livello di riferimento preindustriale. Anche le concentrazioni di metano (CH4) e protossido di azoto (N2O), rispettivamente il secondo e il terzo gas serra a lunga permanenza atmosferica per contributo al riscaldamento globale legato alle attività umane, hanno raggiunto nuovi livelli record.

“Un altro anno, un altro nuovo record. I gas serra stanno intrappolando una quantità di calore senza precedenti nell'atmosfera, fornendo energia per fenomeni meteorologici più estremi e i relativi rischi per le nostre economie e società” ha affermato il vicesegretario generale dell'OMM, Ko Barrett. “Gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi mai registrati e questa tendenza è destinata a continuare. La CO2 ha una vita molto lunga e quindi influenzerà il clima globale non solo per anni, ma per decenni e persino per secoli”.

Il problema della CO2: tasso di crescita triplicato dagli anni Sessanta

L’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera rappresenta un problema non solo in relazione ai livelli raggiunti, ma anche per la velocità con cui viene rilasciata. Secondo l’OMM, il tasso annuo di crescita è triplicato rispetto agli anni Sessanta, passando da una media di 0,8 ppm all’anno a 2,4 ppm all’anno nel decennio 2011-2020.

Un’accelerazione che riflette lo squilibrio tra la CO2 emessa dalle attività umane e quella assorbita dagli oceani e dagli ecosistemi: allo stato attuale, circa la metà della CO2 rilasciata ogni anno rimane nell’atmosfera, trattenendo parte dell’energia termica che verrebbe dispersa nello spazio. La misura di questo effetto complessivo sul bilancio energetico del pianeta, nota come forzante radiativa, segna un aumento 56% dal 1990 al 2025, con la CO₂ che rappresenta circa l'81% di questo incremento.

Nuovi record anche per metano e protossido di azoto

Nel 2025, la concentrazione globale di metano ha raggiunto 1.948 parti per miliardo (ppb), pari al 267% del livello preindustriale del 1750.  IL 65% di queste emissioni proviene da attività umane, tra cui allevamento, risicoltura, estrazione e uso di combustibili fossili, discariche e combustione di biomassa; il restante 35% deriva da fonti naturali.

Anche il protossido di azoto ha raggiunto un nuovo record, con una concentrazione media di 339,1 ppb, il 126% in più rispetto al 1750. Questo gas proviene sia da processi naturali sia da attività umane, in particolare dall'impiego di fertilizzanti azotati in agricoltura, dalla combustione di biomassa e da alcuni processi industriali.

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