Batterio mangiacarne nello Stretto di Messina: notizia vera, ma arriva con 21 anni di ritardo

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Circola la notizia che il batterio mangiacarne sia stato trovato nelle acque attorno allo Stretto di Messina. È vero, ma non si tratta di una scoperta recente. Il dato arriva da uno studio pubblicato per la prima volta nel 2005.

Negli ultimi giorni si è sviluppata una discreta attenzione sul batterio mangiacarne dopo il caso di due morti in Florida. È un batterio a cui la classificazione scientifica ha attribuito il più oscuro nome di Vibrio vulnificus. È pericoloso per l’uomo, come ha confermato Matteo Bassetti: “Le infezioni legate al Vibrio vulnificus sono molto pericolose: hanno una letalità del 20%”. L’unica tara che bisogna fare su questo dato è che questo 20% si riferisce solo alle infezioni certificate: è possibile che quelle più leggere non siano inserite nel computo dei dati perché non ospedalizzate. Il batterio può causare infezioni della pelle, che provocano gonfiore, rossori, vesciche e necrosi. Non solo. Questi sintomi riguardano il contatto diretto attraverso ferite o tessuti. Nel caso in cui il batterio venga ingerito invece può provocare diarrea, nausea e vomito.

Insomma, non è una fake news. Anzi. L’interesse attorno al Vibrio vulnificus si è attivato dopo una serie di casi negli Stati Uniti: in Florida si sono registrate 2 morti dall’inizio dell’anno, in Louisiana invece 5. Non solo. Negli ultimi anni le segnalazioni sui decessi collegati al Vibrio vulnificus sono in crescita. Secondo le analisi di CBS News negli ultimi 10 anni la Louisiana registra in media 7 casi di Vibrio vulnificus all’anno con un morto. Nel 2025, sempre in questo Stato, sono stati registrati 26 casi di contaminazione e 2 morti. Non solo. Questo batterio si trova nelle acque salmastre, quelle dove le acque dolci si mischiano con quelle salate. Tendenzialmente in zone calde. Il cambiamento climatico lo sta portando sempre più a Nord: tanto che questa estate è stato trovato nelle acque costiere di Long Island, vicino a New York. Certo, guardando i dati del passato ci sono stati anni in cui il numero di morti è stato molto più alto. Nel 2024 in Florida ci sono state 19 vittime.

La ricerca da cui è partito tutto: è uno studio del 2005

Se ora cercate informazioni sul Vibrio vulnificus potreste trovare anche una notizia: “Trovato nello Stretto di Messina”, o varianti che in ogni caso collocano il Vibrio vulnificus anche nel Mar Mediterraneo. Questa informazione non è del tutto falsa, ma va contestuallizata. La presenza del Vibrio vulnificus è certificata nel Mar Mediterraneo da almeno 21 anni e cioè da quando è stato pubblicato lo studio Detection and differentiation of Vibrio vulnificus in seawater and plankton of a coastal zone of the Mediterranean Sea. È un paper del 2005, firmato dalle ricercatrici Teresa Maugeri, Maria Carbone, Maria Fera e Concetta Guagliandolo.

La ricerca è stata fatta nei laboratori dell'Università di Messina: dimostra che si può trovare il Vibrio vulnificus nelle acque del Mar Mediterraneo, nello specifico vicino allo Stretto di Messina, ma allo stesso tempo ridimensiona la sua incidenza: “Questi risultati confermano la bassa incidenza di V. vulnificus nelle acque costiere del Mediterraneo. L'isolamento di forme coltivabili è limitato ai mesi più caldi”. Nello specifico lo studio ha analizzato la presenza del batterio in tre forme: libera, associata al plancton di piccole dimensioni o associata al plancton di grandi dimensioni. Le analisi delle forme associate al plancton dimostrerebbero il ruolo del plancton per la diffusione del batterio.

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