Autismo, nei denti dei bambini rilevate numerose sostanze tossiche: “Alcune migrano dai biberon”

Immagine
Una bambina con i denti da latte. Credit: iStock
Ricercatori americani hanno rilevato nei denti dei bambini autistici concentrazioni elevate di sostanze tossiche, fra le quali interferenti endocrini e composti in grado di alterare lo sviluppo neurologico. Diverse di queste sostanze possono migrare da prodotti di uso comune come i biberon.

I ricercatori hanno scoperto molteplici sostanze tossiche nei denti da latte dei bambini affetti da autismo o, più correttamente, da disturbi dello spettro autistico. Diversi di questi composti chimici sono ampiamente utilizzati in profumi, conservanti alimentari, contenitori per il cibo, biberon, tubature dell'acqua, prodotti per la pelle e molto altro ancora. Alcune delle sostanze trovate in concentrazioni più elevate sono considerate interferenti endocrini e in grado di alterare lo sviluppo; possono passare ai bimbi sia dalla madre (durante la gestazione) sia nei primi anni di vita, ad esempio attraverso l'uso dei biberon.

Gli autori dello studio sottolineano che non è stato trovato alcun rapporto di causa-effetto tra autismo e queste sostanze, ma che esse sono state rilevate in concentrazioni più elevate nei bambini affetti da autismo rispetto a quelli con sviluppo tipico. Ciò indica un percorso di ricerca da approfondire, tenendo presente che la causa dei disturbi dello spettro autistico non è ancora chiara; gli esperti ritengono infatti che possa dipendere da una combinazione di fattori genetici e ambientali. «Anche esposizioni moderate a pesticidi e plastificanti sono state associate a neurotossicità e caratteristiche autistiche», evidenziano nell'abstract della ricerca.

A identificare le sostanze tossiche nei denti da latte dei bambini con autismo è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati della Scuola di Sanità Pubblica Kate Marmion e del Centro di Scienze della Salute dell'Università del Texas a San Antonio, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica della Temple University's College of Public Health e del Dipartimento di Salute Ambientale e del Lavoro della Texas A&M University. I ricercatori, coordinati dai professori Lynne P. Heilbrun e David Gimeno Ruiz de Porras, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto un interessante studio pilota sui denti di 38 bambini, dei quali 22 con diagnosi di autismo e 16 senza autismo (gruppo di controllo). I ricercatori hanno analizzato i denti da latte dei piccoli (donati dalle famiglie) con una sofisticata tecnica di laboratorio chiamata cromatografia gassosa bidimensionale accoppiata alla spettrometria di massa a tempo di volo (GC×GC-TOFMS), in grado di rilevare con grande precisione i composti chimici presenti.

Gli autori dello studio si sono concentrati sui denti perché rappresentano una sorta di archivio delle sostanze alle quali sono stati esposti i piccoli, dal quarto mese di gravidanza della madre, quando iniziano a formarsi i denti, fino ai primi anni di vita. I denti sono completamente sviluppati all'età di 3 anni e cadono tra i 5 e i 12 anni. Dalle analisi di laboratorio sono state identificate centinaia di sostanze chimiche in ciascun dente; tuttavia, gli studiosi si sono concentrati su 60 di esse, presenti in oltre la metà dei partecipanti. Fra queste, il 95 percento (57 su 60) era presente in concentrazioni più elevate nei bambini con autismo rispetto ai bimbi del gruppo di controllo; di queste, 19 presentavano differenze statisticamente significative. Alcuni composti erano presenti in concentrazioni sensibilmente superiori, come il benzil benzoato, utilizzato nei prodotti per la cura della persona, come conservante alimentare e nei trattamenti di alcune patologie: in questo caso i livelli erano oltre sette volte superiori nei bimbi con autismo.

Oltre la metà dei composti rilevati era già nota ai ricercatori come tossica per lo sviluppo neurologico o come interferente endocrino, mentre il 35 percento non disponeva di dati relativi alla tossicità per lo sviluppo. Oltre al benzil benzoato, le sostanze maggiormente associate all'autismo erano diversi esteri organofosforici (OPE), usati come additivi, plastificanti e ritardanti di fiamma, e il caprolattame, impiegato nella produzione del nylon e di altre plastiche. Gli autori spiegano che queste sostanze possono essere rilevate in contenitori per il cibo, biberon, ciucci, prodotti per la pelle, arredi per interni, materiali a contatto con gli alimenti, tubature in PEX e molto altro ancora. La professoressa Heilbrun e colleghi hanno evidenziato che ben 5 dei 9 composti trovati a livelli più elevati nei bimbi con autismo possono migrare dai biberon.

I ricercatori sottolineano che l'industria chimica produce costantemente un'enorme quantità di nuove sostanze che vengono immesse sul mercato, pertanto manca il tempo materiale per testarle tutte approfonditamente. Sebbene si tratti di uno studio pilota con un numero limitato di partecipanti che, lo ribadiamo, non indica alcun rapporto di causa-effetto tra la presenza di queste sostanze e lo sviluppo dell'autismo, gli autori evidenziano l'importanza di approfondire le associazioni emerse dall'indagine. "I denti registrano l'esposizione cumulativa nel corso di lunghi periodi di tempo, mentre i campioni di sangue o di urina mostrano solo un intervallo di tempo specifico", ha affermato la professoressa Heilbrun in un comunicato stampa. Gli esperti sottolineano l'importanza di questo tipo di analisi, che può far emergere specifici composti potenzialmente problematici associati all'esposizione cronica.

In un recente aggiornamento del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) è stato indicato che il modo di camminare, ovvero l'andatura, può essere un segnale di autismo, mentre gli scienziati dell'Università dell'Indiana hanno determinato che il movimento degli occhi può essere un metodo di diagnosi precoce e rapido. I dettagli della nuova ricerca "A pilot autism case-control study of pesticides and plasticizers in shed baby teeth" sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Neurotoxicology and Teratology.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views