Andrea, la collezione di schede telefoniche: “Per una sola offerti 3.500 euro. Ho un prototipo del Vaticano”

1976, la SIP lancia la prima scheda telefonica in Italia. Altri tempi. La SIP era la Società Italiana per l’Esercizio Telefonico che nel 1994 sarebbe diventata Telecom Italia. Le schede telefoniche sono passate nelle mani di generazioni di utenti fino all’inizio degli anni 2000. Servivano per le chiamate dai telefoni pubblici. Ogni tessera aveva un credito, si inseriva nel supporto del telefono pubblico e si cominciava a consumare il credito durante la telefonata. Finito il credito, finiva anche lo scopo della tessera. Da qui il collezionismo. Le schede telefoniche venivano emesse in serie, con soggetti, illustrazioni e marchi di qualsiasi tipo. Cercando negli archivi digitali troviamo serie di schede dedicate agli antichi mestieri, ai teatri d’opera in Italia, ai calciatori, ai fumetti, ai quadri o agli animali del territorio.
Poi sono arrivati i cellulari, poi gli smartphone e alla fine le cabine telefoniche sono rimaste giusto un ricordo per chi ha avuto un passato analogico. Eppure i collezionisti reggono ancora. In Italia lo scambio e la ricerca di carte è attivo tra gruppi e forum. Uno dei principali è il Worldwide Phonecards Collectors Club, una community che cerca di allargare il collezionismo e gli scambi di schede telefoniche anche fuori dall’Italia. Sono loro che ci hanno messo in contatto con Andrea Franzoni, classe 1989. Un collezionista di schede telefoniche specializzato soprattutto nei prototipi e negli errori di stampa: quelle schede che vengono fatte come prove prima di entrare in commercio.
Su Fanpage stiamo pubblicando storie di collezionisti. Trovate anche Intervista a Mr Sim, l’uomo con il 333 3333333: “Ho la collezione, anche 000 00 00. Vale quanto un Picasso” e Luca, collezionista di vecchi telefonini: “Ne ho 5.000, tutti con i tasti. Il più prezioso è un Olivetti”. Se avete una collezione di cui volete parlare scrivete pure a segnalazioni@fanpage.it o cliccate qui.
Quante schede telefoniche hai in casa?
Oltre 12.000, solo italiane. È stata la mia prima collezione, se parliamo davvero di collezioni. Prima avevo fatto qualche raccolta ma niente di che. Sai, come quando all’asilo ti piacciono i Power Ranger e inizi a raccogliere. Ma la quantità non conta. Se vuoi andare a peso, oggi con 100 euro ne compri anche 2.000.
Tu sei dell’89, quindi hai fatto in tempo anche ad usare le schede.
Sì, la situazione più classica era la gita di classe. Non essendoci i cellulari mia mamma mi comprava la scheda telefonica per chiamare casa. Non che lo facessi sempre, certo. Le usava molto anche lei, quando era pendolare. Nei giorni in cui c’erano dei ritardi le usava per telefonare a casa e dirci che il treno era soppresso. Vivevamo ad Assago, appena fuori Milano.
Dove hai recuperato le tue schede?
Un po’ dappertutto. Al mare presidiavo le cabine telefoniche per cercare le tessere usate. C’erano i cestini pieni di schede telefoniche e io facevo sempre il giro per prenderne un po’. C’era poi un edicolante vicino casa che aveva aperto un commercio sottobanco di schede. Quando le vendeva diceva ai suoi clienti di riportarle indietro, magari pagandole qualcosa. E poi rivendeva tutte le tessere usate a un prezzo fisso. Mi sembra che vendesse a 500 lire quelle da 5.000 lire e a 1.000 lire quelle da 10.000 lire.

Aveva capito il potenziale.
Non fino in fondo. Rivendeva tutto a prezzo fisso, senza considerare la rarità. Io conoscevo i valori reali delle tessere e quindi sono riuscito a fare qualche buon affare.
Quando hai iniziato la tua collezione?
Nel 1998. Ero in ospedale con mia mamma. Dentro l’ospedale c’era una cabina telefonica. Un infermiere si era avvicinato per chiedermi una tessera telefonica che avevo finito di usare. In cambio me ne ha regalato un bel mazzetto. Per me all’epoca darne una e riceverne 20 era una figata. Ho scoperto negli anni che quelle 20 erano un po’ troppo rovinate per avere valore. Tra mercatini, cabine telefoniche e campeggi estivi ho iniziato a collezionarle o rivenderle ai miei compagni. Poi è diventato un affare di famiglia. I miei erano appassionati di mercatini dell’antiquariato. E io non ho mai smesso di farlo. Ho continuato sempre a collezionare tutte le schede. A Milano sono sempre andato ai mercatini dell’usato, il più famoso è quello di Piazza Affari a Cordusio.
È la tua unica collezione?
Purtroppo sono cascato nei Pokémon. Visto che io giravo nei mercatini avevo iniziato a capire il valore collezionistico delle carte. Ai miei amici importava solo che il Pokémon fosse forte. Riuscivo a scambiare Pokémon rari con Pokémon forti in battaglia. Quando i prezzi delle carte si sono alzati, ho venduto tutto per investirli in schede telefoniche.
Quali sono i tuoi pezzi più rari?
Ho una scheda test del Vaticano, tiratura 5 copie. Il Vaticano non emetteva molte schede, di conseguenza faceva pochi test. E di questa scheda in particolare esistono solo 5 test al mondo. Quattro appartenevano alla stessa persona che ne ha vendute tre. Uno invece è arrivato a una persona che ho incontrato nel 2009. Per questa tessera l’offerta più alta è stata di 1.800 euro. Siamo in cinque ad averle: ognuno ha una tessera. Poi mi è arrivata un’offerta da 3.500 euro per una scheda con Piero della Francesca emessa nel taglio da 5.000 lire. È un errore. Il valore di questa tessera doveva essere 10.000 lire. Ho ricostruito la storia: ne sono state stampate 45 e teoricamente tutte sono state mandate al macero. Se ne conoscono solo 2 pezzi.
Come mai venivano fatti questi test?
Mah, alla fine prima di entrare in commercio una tessera doveva essere testata in tutte le sue componenti, dalla banda magnetica alla resistenza della carta. Potevano essere stampate anche migliaia di copie ma teoricamente poi bisognava distruggerle tutte. Da qui nasce il mercato dei prototipi. Venivano recuperate dai dipendenti, da chi lavorava nelle fabbriche e poi portate sul mercato del collezionismo. Non è un materiale molto tracciato. E infatti non tutti collezionano i prototipi: magari hai una carta che è sempre stata rarissima poi un giorno spunta fuori un lotto dello stesso prototipo e salta tutto il lavoro. Ho anche lavorato insieme ad altri collezionisti per scrivere un catalogo completo di tutti i prototipi noti sul mercato.
Hai qualche pezzo che ti manca e vorresti prendere?
Qualsiasi cosa che non ho in collezione mi fa venire la bava alla bocca.

Qual è stata la contrattazione più lunga?
Ho una contrattazione attiva dal 2021, ho fatto sei tentativi di contrattazione per avere una scheda di test. Ho un Excel con tutte le persone che hanno contribuito con almeno una scheda alla mia collezione. Voglio ricordare da chi è composta.
Ci sono persone a cui sei particolarmente legato?
Ho vissuto in un periodo in cui in questo mondo c’erano tanti anziani che volevano condividere informazioni con i giovani collezionisti. È successo prima delle community di Facebook. Erano persone che spesso avevano lavorato con le aziende che producevano tessere. Oppure avevano agganci, con i corrieri, con quelli del macero. Ultimamente è un po’ diverso. Chi ottiene un’informazione la tiene per sè. C’è un uomo, in particolare, che mi aveva preso sotto la sua ala. Aveva un’ottima collezione di prototipi che sono riuscito a ritirare. Tutti i pezzi che arrivano da quella collezione per me hanno anche un valore affettivo.
