Il Partito Democratico ha chiesto al Presidente del Consiglio di porre la questione di fiducia sull’approvazione alla Camera dei deputati del Rosatellum bis, la nuova legge elettorale frutto di una intesa fra la maggioranza e parte delle opposizioni. Il governo ha dato l'ok con un consiglio di ministri convocato nella tarda mattinata. La decisione del Pd di chiedere la questione di fiducia al governo era stata confermata all’Ansa dal capogruppo democratico Rosato, spiegando: “Dopo la riunione di maggioranza ho telefonato al premier Paolo Gentiloni riferendo che la valutazione della maggioranza sarebbe che è opportuna la fiducia perché il testo è frutto di un faticoso equilibrio tra maggioranza e opposizione e sottoporlo ai voti segreti metterebbe in difficoltà il complesso del testo”.

I voti sugli emendamenti, circa 200 quelli presentati dai deputati, cominceranno oggi pomeriggio, anche se è chiaro che la discussione rischia di avere luogo in un clima infuocato. Immediata è stata infatti la replica delle opposizioni alla richiesta del PD. Per Danilo Toninelli, del MoVimento 5 Stelle, si tratterebbe di un atto eversivo e incostituzionale, che Gentiloni dovrebbe impedire a ogni costo. Durissimo anche Civati, di Possibile: “La fiducia che si dice il governo porrà sul Rosatellum è una vergogna, un atto indegno. Per la seconda volta nella legislatura un governo vuole blindare una legge elettorale, vietando il dibattito in Parlamento. Gentiloni con il Rosatellum è pronto a fare come Renzi con l’Italicum: mettere la fiducia su una legge elettorale con evidenti profili di incostituzionalità”. Roberto Speranza, di Mdp, chiosa: “Siamo oltre i limiti della democrazia, si toglie la sovranità ai cittadini, privando di sovranità il Parlamento”. Anche per Marco Meloni, del Partito Democratico, "le parole di Rosato sono sconcertanti, non si può porre la fiducia a pochi mesi dal termine della legislatura".

Silvio Berlusconi ha fatto sapere che Forza Italia sarà "leale" sul Rosatellum bis e darà il suo appoggio sul voto finale, ma non sulla fiducia al governo. "Capiamo questa esigenza – spiega in una nota riferendosi alla questione di fiducia – ma, da forza politica di opposizione, abbiamo deciso di non partecipare ai voti che riguarderanno le fiducie chieste dall'esecutivo". "Non è la legge che sognavamo – argomenta ancora il leader di Fi – ma dato lo scenario attuale riteniamo che questo compromesso sia il miglior risultato possibile. E proprio perché questo sistema scontenta un po' tutti, pensiamo che questa volta si possa arrivare al traguardo".  "Diremo sì, invece, e lo faremo con convinzione, in modo compatto e leale, al voto finale", conclude.

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Ricordiamo che sono tre i precedenti di fiducia posta sulla legge elettorale in epoca repubblicana: la cosiddetta legge truffa del 1953, l'elezione diretta dei Sindaci nel 1990 e, recentemente, la scelta di blindare i passaggi parlamentari dell'Italicum, poi dichiarato in parte incostituzionale.