Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha le idee chiare: per abbassare le tasse non si può ricorrere a un maggior deficit. L’unica soluzione è trovare “coperture strutturali”. In un’intervista al Sole 24 Ore, il titolare del dicastero di via XX Settembre spiega la sua posizione: “Anche l'anno scorso si sono dette in estate le stesse cose ma il 3% non è mai stato davvero in discussione. Bisogna ridiscutere le politiche europee, ma è un tema che riguarda il futuro. E in ogni caso per finanziare riforme fiscali strutturali servono coperture altrettanto strutturali, il deficit può coprire solo investimenti o esigenze temporanee”.

L’idea di sforare il tetto del 3% non sembra quindi essere in discussione, nonostante le previsioni di primavera della Commissione europea non facciano ben sperare sulla situazione dell’economia italiana. Per Tria, comunque, non bisogna “drammatizzare il confronto” né con le istituzioni europee né quello aperto all’interno del governo tra i due alleati nelle ultime settimane. Il ministro torna poi sulla sua affermazione, secondo cui le previsioni dell’Ue sono più politiche che economiche: “Intendevo semplicemente dire che che le stime della commissione sono ‘a politiche invariate' e quindi previsioni sulle politiche perché non considerano impegni che però sono già inseriti nella legislazione italiana e nel Def, e che confermo”.

La discussione con Bruxelles va comunque portata avanti, secondo il ministro dell’Economia: “Certo, c’è l’intenzione di ridiscutere non l'Europa, ma le regole che hanno guidato fin qui la sua politica economica. Ma quando faremo la prossima legge di bilancio non sarà nemmeno ancora insediata la nuova Commissione, quindi gli impegni attuali sono quelli che ho detto. Anche perché è bene evitare di determinare sconcerto nei mercati”. Ma sul deficit rimane una certezza, per Tria: “Non ci sono margini. Una famiglia si indebita per comprare casa, non per pagare l'affitto. Tradotto in termini di finanza pubblica, significa che spese strutturali non possono essere finanziate a debito” e, di conseguenza, “una riforma fiscale non si può realizzare a deficit”.

Tra gli impegni citati dal ministro dell’Economia che la Commissione non avrebbe considerato ci sono i 23,1 miliardi di aumento dell’Iva, che secondo Tria sono sostituibili con tagli di spesa equivalenti e i 18 miliardi di privatizzazione. Obiettivo non facile da raggiungere, per questo il ministro tiene in considerazione l’ipotesi che il target prefissato non venga raggiunto: in quel caso “bisognerà pensare a qualche altra misura per lo stesso scopo”. In ogni caso, garantisce Tria, non ci sarà una richiesta di manovra correttiva: “La decisione sarà in autunno”.