"Everything will be ok", ovvero "Andrà tutto bene". Recita così la scritta sulla maglietta indossata da Kyal Sin, soprannominata Angel e uccisa mercoledì in Myanmar durante una delle tante manifestazioni che stanno invadendo le strade del paese in queste settimane. La giovane attivista è stata centrata alla testa da un proiettile esploso ad altezza uomo dalla polizia che presidiava il corteo a Mandalay. Le ultime immagini pubblicate sui social mostrano Kyal Sin mentre tenta di fuggire agli agenti insieme a un gruppo di compagni: poco dopo un video la mostra mentre cade sotto i colpi esplosi dalla polizia.

Kyal Sin
in foto: Kyal Sin

La morte di Kyal Sin si somma a quella di altri 37 manifestanti uccisi durante lo stesso corteo portando così a 54 i morti dal golpe avvenuto nel paese il primo febbraio scorso. Le manifestazioni si susseguono senza sosta nelle diverse città per chiedere il rilascio di Aung San Suu Kyi, in carcere dal colpo di Stato. Intanto l'Alto Commissario Onu per i Diritti umani, Michelle Bachelet, ha lanciato un appello alle forze di sicurezza affinché venga fermata quanto prima "la feroce repressione di manifestanti pacifici". Ieri nella capitale amministrativa Yangon e in diversi altri centri la polizia ha nuovamente disperso i dimostranti a fucilate. A Yangon un centinaio di poliziotti hanno disertato, entrando nel movimento di disobbedienza civile. Per oggi è prevista una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul Myanmar.

Ieri si sono tenuti i funerali di "Angel" ormai diventata simbolo della protesta birmana: nella città di Mandalay migliaia di persone hanno seguito il corteo funebre guidato da un camion coperto di fiori con uno striscione con la scritta "eroe". La 19enne era consapevole dei rischi che correva nello scendere in piazza per manifestare contro il regime e per questo aveva deciso di scrivere i dettagli del suo gruppo sanguigno su Facebook, chiedendo inoltre che i suoi organi fossero donati nel caso fosse morta. "È sempre stata altruista. Aveva aperto una fontana per farci sciacquare gli occhi arrossati dai lacrimogeni, poi aveva gridato buttatevi a terra! quando hanno iniziato a spararci addosso – ha raccontato alla stampa Myat Thu, che era con lei mercoledì sera – non siamo in guerra, non c'è alcun motivo per sparare contro il popolo".