“Togli l’hijab entro 8 giorni o ti licenzio”: la denuncia delle dipendenti allontanate dal lavoro in Francia

Si può essere licenziate perché si indossa l'hijab? – Il velo islamico che copre i capelli lasciando visibile il volto – In Francia sì: il gruppo francese di catering e pulizie Elior Group è finito recentemente al centro di un'inchiesta per aver licenziato dipendenti che indossavano l'hijab e per aver compiuto contro di loro attività discriminatorie e provvedimenti disciplinari.
Un'inchiesta pubblicata sul magazine francese Mediapart svela che le donne erano state assunte quando già indossavano il velo per poi trovarsi di fronte a un ultimatum: toglierlo o essere licenziate per grave inadempienza. L'azienda si è difesa parlando solo di "pochi casi isolati".
Assunte con l'hijab, poi obbligate a toglierlo.
Tutto inizia una mattina di febbraio 2025, quando una giovane dipendente riceve dalla sua responsabile una lettera scritta. Il testo spiega che l'azienda Elior era "costantemente impegnata a rispettare il principio di laicità" e specificava che "l'uso visibile di simboli religiosi non è consentito nello svolgimento delle mansioni professionali ". L'eccezione a questo principio cardine della cultura francese – e aziendale – era proprio la dipendente con il suo hijab. La comunicazione scritta prende atto della situazione, ma sono le parole della responsabile a palesare quella che la dipendente ha interpretato come una minaccia: "Mi ha dato otto giorni per togliermi il velo", senza specificare in quali conseguenze sarebbe incorsa.
Poche settimane dopo si è svolto il colloquio pre-licenziamento tra la giovane, le risorse umane e un avvocato. Il motivo sarebbero le "gravi inadempienze contrattuali" relative all'esposizione dei simboli religiosi.
Il caso però non è isolato. Anche altre dipendenti hanno denunciato il medesimo trattamento: assunzione mentre indossano il velo, e solo successivamente viene fatto notare loro che non possono indossarlo, critica seguita dalla richiesta di toglierlo, pena il licenziamento. Circostanza che puntualmente si verifica.
"Sono stata assunta con il velo, non era un problema e inizialmente non mi ha danneggiata", ha dichiarato un'ex dipendente che aveva lavorato per mesi per l'azienda ottenendo prima un contratto a tempo determinato e poi l'indeterminato. In tutto questo lasso di tempo non si verificano problemi, ed è solo a partire dal 2022 che le cose iniziano a cambiare.
In quella data la Elior Group, controllata della multinazionale francese Derichebourg, adotta una nuova politica aziendale secondo cui "non è consentito esibire in modo visibile le proprie convinzioni religiose, filosofiche o politiche sul luogo di lavoro".
L'azienda: "Rispetto del principio di neutralità"
La disposizione interna resta a lungo lettera morta fino a quando le risorse umane non iniziano a contattare singolarmente le dipendenti per chiedere loro di smettere di indossare il velo, dando un ultimatum di pochi giorni per farlo. Nell'aprile 2026 il testo interno viene arricchito di alcuni paragrafi: "Poiché i locali aziendali sono privati e non possono essere regolati dal principio di laicità, viene stabilito un principio di neutralità" e "i dipendenti a contatto con i clienti dell'azienda […] non possono indossare simboli religiosi, politici o filosofici".
Elior ha quindi invitato i dipendenti a leggere la nuova politica aziendale relativa al "principio di neutralità". Quello di laicità prescrive che lo Stato non favorisce nessuna religione e limita l’espressione religiosa negli spazi pubblici istituzionali. I locali delle aziende interessate infatti sono privati, e in questi casi il Ministero del Lavoro francese riconosce che "il datore di lavoro può alle condizioni stabilite dalla legge, introdurre determinate restrizioni, tra cui la neutralità, nei regolamenti interni".
L'avvocata: "Possibile discriminazione indiretta"
L'avvocata specializzata Clara Gandin ha però messo in dubbio la proporzionalità dei licenziamenti, sottolineando che l'azienda rischia di violare la legge in materia di discriminazione, "qualora venisse accertato che il provvedimento ha preso di mira esclusivamente le donne che indossano il velo".
In questo caso si tratterebbe di discriminazione indiretta, in quanto la misura appare neutrale ma solo in superficie, nell'applicazione pratica "comporta uno svantaggio per un gruppo di persone con le stesse caratteristiche " .
I casi italiani: "Non puoi fare questo lavoro se indossi il velo"
In Italia questi caso si verificano in maniera decisamente sporadica, per via della diversità delle leggi e del substrato culturale. Nel nostro paese spesso la discriminazione viene messa in atto ben prima dell'assunzione, e le donne che indossano il velo non sono così presenti nella sfera pubblica da creare un caso analogo a quello osservato in Francia. Tuttavia, anche qui si sono verificati diversi episodi.
Uno dei più noti è avvenuto a Milano nel 2016. Quando una società di selezione del personale negò a una giovane la possibilità di candidarsi per un posto di lavoro da hostess, poiché non era disposta a lavorare senza l'hijab. La Corte d’Appello, in contrasto con il giudizio del primo giudice, ha accolto il suo ricorso, riconoscendole anche il risarcimento del danno non patrimoniale.
Nel 2018, in una delle aule del Tar di Bologna appare un cartello che recita che chiunque entri debba farlo a capo scoperto. Alla giovane praticante avvocata che stava per entrare quel giorno viene quindi chiesto di toglierselo, oppure di andare via.