Sono attese per oggi le dimissioni ufficiali di Theresa May da leader del partito conservatore britannico e dall'incarico di prima ministra, a due settimane dall'annuncio in cui, con rammarico, aveva riconosciuto di non essere riuscita a portare a termine la Brexit dopo numerosi sforzi e sconfitte. Salita al potere poco dopo il referendum con cui il Regno Unito ha espresso la volontà di uscire dall'Unione europea, per tre anni May ha cercato di redigere un piano con cui abbandonare la comunità europea, andando tuttavia incontro per tre volte alla bocciatura in Parlamento. La ormai ex prima ministra rimarrà comunque in carica fino a quando il suo partito non avrà designato un nuovo capo che, ottenuta la fiducia del Parlamento, diventerà anche automaticamente il nuovo primo ministro del Paese. Da questa sera si darà ufficialmente il via alle primarie con cui i conservatori sceglieranno il nuovo leader. Nel mese di giugno, i parlamentari tories andranno al voto eliminando di volta in volta il candidato che riceverà meno consensi: quando ne saranno rimasti solo due, tutti gli iscritti al partito (decine di migliaia di persone) saranno chiamati ad esprimere una preferenza. Il procedimento dovrebbe arrivare ad una conclusione entro la metà di luglio. Ma vediamo chi sono i candidati favoriti alla successione di Theresa May, che puntano quindi sia al titolo di leader conservatore che a quello di primo ministro.

Boris Johnson

Al primo posto, tra le figure che potrebbero prendere il posto di May, troviamo Boris Johnson, ex sindaco di Londra e convinto euroscettico. Johnson è uno degli artefici della vittoria al referendum del 2016 e ha anche ricoperto la carica di ministro degli Esteri, proprio sotto il governo di Theresa May. Si è dimesso lo scorso luglio in protesta all'accordo di uscita dall'Ue e da allora difende la posizione della hard Brexit. Non sarà un divorzio pacifico, con Johnson al comando. È molto popolare fra i cittadini, ma non gode della stessa reputazione fra gli altri parlamentari: tuttavia, molti ritengono che sia l'unica figura in grado di tenere testa all'avanzata del Brexit Party di Nigel Farage.

Michael Gove

Ministro dell'Ambiente, per tre volte ha dato fiducia al piano di Theresa May: ciò gli potrebbe costare la fiducia degli euroscettici, anche se al tempo stesso canalizzerebbe i consensi dei parlamentari che optano per una Brexit più moderata. Gove cerca anche l'appoggio di parte dei laburisti e ha annunciato che, in caso di vittoria, concederà 3 milioni di passaporti britannici ai cittadini comunitari residenti nel regno Unito. È il principale avversario di Johnson: alle dimissioni di David Cameron ha sostenuto l'ex sindaco di Londra alla successione, ma ritirò il suo endorsment la mattina dell'annuncio ufficiale delle candidature. Al primo round del voto, arrivò terzo dietro Theresa May e Andrea Leadsome.

Jeremy Hunt

Ministro degli Esteri attuale, in passato è stato anche ministro della Sanità. Ex europeista, ha offerto il proprio sostegno a Theresa May nel 2016, per poi avvicinarsi alle fila degli euroscettici appoggiando la Brexit in segno di protesta contro l'atteggiamento di Bruxelles nelle trattative.

Dominic Raab

L'ex ministro della Brexit si trova ora ad essere lo sfidante numero uno di Boris Johnson dal fronte euroscettico. Dimessosi dall'incarico per i contrasti con May, Raab ha definito l'accordo in modo negativo sia per l'economia che per la democrazia britannica. Nonostante sia figlio di un rifugiato, è uno dei profili di spicco della nuova generazione di conservatori.

Andrea Leadsome

Poche settimane fa ha lasciato l'incarico di ministra dei Rapporti con il Parlamento, per gli aperti contrasti con May. Anche lei sostiene una Brexit senza compromessi ed è un'ammiratrice di Margaret Thatcher, la Lady di Ferro. Durante la campagna in previsione del referendum, sono diventati famosi i suoi discorsi che difendevano con forza l'abbandono dell'Unione europea da parte del Regno Unito.

Sajid Javid

Influente politico conservatore e ministro dell'Interno, sarebbe il primo musulmano a ricoprire la carica di primo ministro. Anch'egli è un sostenitore della linea dura inaugurata da Thatcher.