7 Gennaio 2022
12:21

“Spiava per l’Italia”: l’oppositore politico Metin Gurcan rischia 20 anni di reclusione in Turchia

L’analista militare e oppositore politico Metin Gürcan rischia 20 anni di reclusione in Turchia con l’accusa di spionaggio per conto di Paesi esteri come Italia e Spagna. L’uomo è stato arrestato il 26 novembre.
A cura di Gabriella Mazzeo

Metin Gürcan è accusato di spionaggio politico e militare in Turchia per alcuni Paesi esteri. Tra le nazioni che avrebbero comprato le informazioni, anche l'Italia. L'analista militare, ex ufficiale dell'esercito turco e membro fondatore del nuovo partito Deva, di opposizione al governo, è stato rinviato a giudizio da un tribunale di Ankara con l'accusa di spionaggio politico e militare. Rischia fino a 20 anni di carcere. Gürcan avrebbe fatto a lungo parte dell'esercito e del contingente che ha combattuto con la Nato in Afghanistan, lo stesso nucleo del tentativo golpista del 2016. Allora però, lui aveva già dismesso l'uniforme. Dopo il tentato colpo di Stato, ha contribuito alla nascita di Deva, piccolo partito fondato insieme a un ex ministro di Erdogan.

Secondo quanto riporta Reuters, il 45enne sarebbe stato spiato per oltre un anno fino all'arresto il 26 novembre scorso. Sul suo profilo twitter ha denunciato perquisizioni in casa da parte delle forze dell'ordine per portare via dispositivi elettronici ed eventuali incartamenti. Secondo il governo nazionale, Gürcan avrebbe consegnato dossier riservati all'Italia e alla Spagna. La procura di Ankara avrebbe a sostegno dell'accusa video e foto. Alcune telecamere lo riprendono più volte all'interno di un parcheggio sotterraneo del centro commerciale locale 365 AVM.

Qui avrebbe incontrato un funzionario della nostra ambasciata all'interno di un'auto. Dopo 30 minuti scende dal veicolo con una busta contenente denaro. A novembre del 2020 e poi a gennaio e febbraio dello scorso ano ha incontrato un dipendente dell'ambasciata spagnola. Da lui avrebbe ricevuto uno stipendio mensile di 400 euro. L'analista 45enne forniva, secondo l'accusa, informazioni anche sulla Siria, l'Iraq, Aghanistan e l'Ucraina. Gürcan però si è difeso, spiegando di aver solo mostrato delle analisi preparate con l'utilizzo di fonti aperte. Report militari e geo-strategici, insomma, preparati con informazioni rese pubbliche. Resta al suo fianco anche Ali Babacan, ex ministro di Erdogan. Gli avvocati di Deva, ha fatto sapere, gli forniranno supporto fino alla fine. "Gürcan è stato incriminato per ragioni politiche – ha dichiarato Babacan -. Vogliono mettere a tacere un esponente dell'opposizione. Questa è una manovra di Erdogan per distogliere l'attenzione dalla crisi economica in atto".

Nonostate la Turchia collabori formalmente con Italia e Spagna, continua ad avere mire espansionistiche per impossessarsi di giacimenti sottomarini di idrocarburi in tutto il Maghreb. L'analista, dal canto suo, non ha mai negato la retribuzione per quelle analisi redatte per Spagna e Italia. Ha però respinto l'accusa di aver condiviso informazioni riservate o coperte da segreto di Stato. Durante l'interrogatorio ha ribadito di aver sempre saputo di avere a che fare con agenti stranieri. Gürcan è uno stimato analista strategico-militare che collabora con riviste e siti come Al Monitor, Turkish Studies, Small Wars Journal, Dynamics of Asymmetric Conflict, Perceptions.

La crisi economica in Turchia

La crisi della lira nel Paese, oltre a essere una conseguenza del periodo di depressione economica globale, è nutrita dalle decisioni del presidente Recep Tayyp Erdogan, che ha ordinato alla banca centrale di tagliare ripetutamente i tassi di interesse nonostante l'aumento dell'inflazione. La lira ha avuto quindi un calo del 50%. Lo riporta un articolo del Financial Times di Laura Pitel e Ayla Jean Yackley. Secondo Erdogan, una moneta meno forte può aiutare la Turchia a godere del boom delle esportazioni, degli investimenti e della creazione di posti di lavoro.

Secondo l'opposizione, la politica monetaria del governo è un esperimento sulla pelle della popolazione. Lo conferma anche Durmus Yilmaz, ex governatore della banca centrale. Erdogan vorrebbe imitare il modello della Cina, che aveva svalutato la sua moneta negli anni '80 e '90 con una "visione industriale" che, secondo gli esperti, il leader turco non ha. A beneficiare del crollo della moneta, solo le società che hanno introiti in valuta estera e costi del personale espressi in lire come le compagnie aeree quotate in borsa e le case automobilistiche.

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