Spagna, chirurgo accusato di aver stuprato paziente sotto anestesia: “Trovato sperma nei campioni vaginali”

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immagine di repertorio
Nuovi elementi nell’inchiesta sul chirurgo plastico arrestato lo scorso dicembre Murcia per il presunto stupro di una paziente anestetizzata. Come riferisce El País, sono state trovate tracce di sperma nei campioni vaginali e anali della donna. Ora si attende il confronto del Dna con quello del medico.

Potrebbe esserci una nuova svolta nell'inchiesta sul chirurgo plastico detenuto in Spagna con l'accusa di aver aggredito sessualmente una paziente mentre era anestetizzata. A quasi otto mesi dall'arresto, gli accertamenti avrebbero infatti fatto emergere tracce di sperma nei campioni prelevati dalla donna dopo l'intervento. Ora bisognerà stabilire a chi appartengano quei reperti biologici e se siano compatibili con il DNA del medico.

A riportare gli ultimi sviluppi è El País, secondo cui l'Istituto nazionale di tossicologia di Madrid ha rilevato la presenza di sperma umano in campioni vaginali e anali della paziente, oltre che nel lavaggio vaginale eseguito dopo l'operazione. I risultati dovranno essere confrontati con il profilo genetico del chirurgo, che si trova attualmente in carcere preventivo.

La vicenda era iniziata il 4 dicembre 2025 in una clinica privata di Murcia. La donna si trovava in sala operatoria per un intervento di chirurgia mammaria ed era già sedata quando due infermiere avrebbero notato movimenti anomali da parte del medico. Le due operatrici avevano quindi utilizzato i loro telefoni per registrare quanto stava accadendo e avevano subito informato la direzione della struttura, facendo partire la segnalazione alla polizia. Il chirurgo, che aveva affittato il blocco operatorio per eseguire l'intervento a una propria paziente, non faceva parte del personale dell'ospedale.

La paziente, sotto anestesia durante l'intervento, non avrebbe avuto ricordi diretti di quanto accaduto. La denuncia si è quindi basata soprattutto sulle testimonianze delle infermiere e sulle immagini registrate quel giorno.

Tracce di sperma nei campioni della paziente: cosa è emerso dalle analisi

Il ritrovamento delle tracce biologiche rappresenta uno degli elementi più delicati emersi finora nell'indagine, ma non equivale ancora a una prova definitiva contro il medico. Sarà infatti necessario verificare attraverso il confronto genetico se il materiale biologico appartenga effettivamente al chirurgo.

Un secondo accertamento, citato sempre da El País, avrebbe inoltre individuato materiale biologico compatibile con il profilo genetico del medico su alcuni indumenti utilizzati durante l'intervento e su una fascia postoperatoria della paziente. In questo caso, però, non sarebbe stata accertata in maniera conclusiva la presenza di sperma.

Gli esami tossicologici hanno inoltre rilevato nella donna diverse sostanze, tra cui fentanyl, morfina, lidocaina e atropina. Gli stessi esperti hanno però precisato che la loro presenza può essere spiegata dai farmaci utilizzati durante l'anestesia e dal normale trattamento medico legato all'operazione e, quindi, non costituisce di per sé un elemento che dimostri una somministrazione illecita.

Nel frattempo il chirurgo continua a negare le accuse. La difesa sostiene che quanto osservato dalle infermiere possa essere stato interpretato in modo errato e ha contestato la ricostruzione dell'aggressione. Il medico resta però in carcere: nei giorni scorsi la giudice ha respinto per la seconda volta la richiesta di scarcerazione, ritenendo ancora presenti elementi sufficienti a giustificare la custodia cautelare e un concreto rischio che l'indagato possa sottrarsi alla giustizia.

Altre pazienti accusano il chirurgo di violenza sessuale

Nel frattempo l'inchiesta si è allargata. Già nei primi mesi del 2026 erano emersi altri due possibili episodi. Una infermiera che aveva lavorato per anni con il chirurgo aveva raccontato alla polizia di aver notato comportamenti anomali durante due interventi, uno del 17 luglio e l'altro del 3 dicembre 2025, alla vigilia del caso che ha portato all'arresto.

Le due pazienti coinvolte in quelle operazioni avevano successivamente riferito di aver avuto problemi nella zona genitale dopo gli interventi, con dolore, gonfiore e altri disturbi. Gli elementi erano stati inseriti negli atti dell'indagine e avevano portato gli investigatori a verificare la possibile esistenza di altre vittime.

Ad aprile è poi arrivata una terza denuncia. Una nuova paziente, dopo aver appreso delle accuse già emerse, si è rivolta alla giustizia sostenendo di aver vissuto una situazione simile durante un intervento eseguito in una struttura sanitaria di Murcia. Anche in questo caso è stata aperta un'indagine e il giudice ha disposto un nuovo ingresso in carcere preventivo per il chirurgo.

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